sabato 8 marzo 2014

Su carrasegare desulesu

Sa coia antiga

venerdì 7 marzo 2014

Atti pubblici in sardo, c’è la legge

fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2014/03/07/AQ1odW1B-legge_pubblici_sardo.shtml

Atti pubblici in sardo, c’è la legge

Cagliari - Dalla Regione oltre 400 atti ufficiali e comunicazioni scritti in sardo in pochi mesi e inviati a enti pubblici e a privati. Ed in molti hanno deciso di rispondere usando proprio la lingua dell’isola. Un’iniziativa, nata in applicazione della legge, per diffondere e valorizzare la “limba”. Ma anche un modo per attirare l’attenzione contro la mancata ratifica della Carta Europea delle Lingue regionali e minoritarie da parte dell’Italia. Intanto il Comitadu pro sa Limba Sarda con una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al neoeletto presidente della Regione, Francesco Pigliaru, protesta: la proposta di legge elettorale in discussione alla Camera discrimina la minoranza linguistica sarda.
Gli atti in sardo nell’isola sono spediti anche al capoluogo, ad esempio a Cagliari l’oggetto della lettera inviata in municipio è: «Organizatzione actividades...», firmato: «su diretore de su servitziu», Giosepe Corongiu. «In questi anni abbiamo spesso redatto in forma simbolica dei documenti in sardo o bilingue - ha spiegato Giuseppe Corongiu, 48 anni, direttore del Servizio Lingua Sarda della Regione Sardegna - ma negli ultimi mesi si è deciso di redigere in sardo tutta la comunicazione per gli esterni. Sfruttando le norme della legge statale 482/99 che ci consentono di redigere in sardo i documenti pubblici abbiamo da un giorno all’altro introdotto la novità di comunicare con l’esterno usando sempre il sardo. Speriamo che ciò possa servire a sensibilizzare il Parlamento sulla necessità di adeguare la legislazione statale a quella europea». La Francia ha cominciato le operazioni di modifica costituzionale per ratificare la Carta, mentre si aspettano le mosse del Parlamento Italiano.
«Dopo qualche titubanza iniziale - ha spiegato Corongiu - non ci sono state levate di scudi per i nostri documenti in sardo. Anzi, devo dire che finora tutti i destinatari, enti pubblici e privati, hanno capito il contenuto e nessuno ha obiettato alcunchè. Abbiamo registrato anche circa un 20-30% di risposte nella stessa lingua, cosa che non ci aspettavamo. Ciò valga come prova che i soliti luoghi comuni che il sardo non si capisce, o che la lingua ufficiale non sarebbe accettata o che il sardo non è adatto alla comunicazione ufficiale e amministrativa sono solo scuse per non mettere a regime un bilinguismo vero e reale».
Infine la proposta di legge elettorale in discussione alla Camera discrimina la minoranza linguistica sarda. È la denuncia anche del Comitadu pro sa Limba Sarda con una lettera inviata al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al neoeletto presidente della Regione, Francesco Pigliaru. Nel caso non dovessero essere accolte le proposte il Comitadu annuncia ricorsi «in sedi internazionali e in particolare al Consiglio d’Europa per la violazione dell’Accordo-quadro sulla protezione delle nazionalità e della Carta europea delle lingue regionali».
© Riproduzione riservata

Atti pubblici in sardo, c’è la legge

fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2014/03/07/AQ1odW1B-legge_pubblici_sardo.shtml

Atti pubblici in sardo, c’è la legge

Cagliari - Dalla Regione oltre 400 atti ufficiali e comunicazioni scritti in sardo in pochi mesi e inviati a enti pubblici e a privati. Ed in molti hanno deciso di rispondere usando proprio la lingua dell’isola. Un’iniziativa, nata in applicazione della legge, per diffondere e valorizzare la “limba”. Ma anche un modo per attirare l’attenzione contro la mancata ratifica della Carta Europea delle Lingue regionali e minoritarie da parte dell’Italia. Intanto il Comitadu pro sa Limba Sarda con una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al neoeletto presidente della Regione, Francesco Pigliaru, protesta: la proposta di legge elettorale in discussione alla Camera discrimina la minoranza linguistica sarda.
Gli atti in sardo nell’isola sono spediti anche al capoluogo, ad esempio a Cagliari l’oggetto della lettera inviata in municipio è: «Organizatzione actividades...», firmato: «su diretore de su servitziu», Giosepe Corongiu. «In questi anni abbiamo spesso redatto in forma simbolica dei documenti in sardo o bilingue - ha spiegato Giuseppe Corongiu, 48 anni, direttore del Servizio Lingua Sarda della Regione Sardegna - ma negli ultimi mesi si è deciso di redigere in sardo tutta la comunicazione per gli esterni. Sfruttando le norme della legge statale 482/99 che ci consentono di redigere in sardo i documenti pubblici abbiamo da un giorno all’altro introdotto la novità di comunicare con l’esterno usando sempre il sardo. Speriamo che ciò possa servire a sensibilizzare il Parlamento sulla necessità di adeguare la legislazione statale a quella europea». La Francia ha cominciato le operazioni di modifica costituzionale per ratificare la Carta, mentre si aspettano le mosse del Parlamento Italiano.
«Dopo qualche titubanza iniziale - ha spiegato Corongiu - non ci sono state levate di scudi per i nostri documenti in sardo. Anzi, devo dire che finora tutti i destinatari, enti pubblici e privati, hanno capito il contenuto e nessuno ha obiettato alcunchè. Abbiamo registrato anche circa un 20-30% di risposte nella stessa lingua, cosa che non ci aspettavamo. Ciò valga come prova che i soliti luoghi comuni che il sardo non si capisce, o che la lingua ufficiale non sarebbe accettata o che il sardo non è adatto alla comunicazione ufficiale e amministrativa sono solo scuse per non mettere a regime un bilinguismo vero e reale».
Infine la proposta di legge elettorale in discussione alla Camera discrimina la minoranza linguistica sarda. È la denuncia anche del Comitadu pro sa Limba Sarda con una lettera inviata al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al neoeletto presidente della Regione, Francesco Pigliaru. Nel caso non dovessero essere accolte le proposte il Comitadu annuncia ricorsi «in sedi internazionali e in particolare al Consiglio d’Europa per la violazione dell’Accordo-quadro sulla protezione delle nazionalità e della Carta europea delle lingue regionali».
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