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venerdì 17 luglio 2026

Tra Stelle e Poesia: La Notte Magica a Pedras Artas sotto il Muggianeddu

Di Alusac Eleirbag

Ci sono sere in cui la Sardegna non si limita a ospitarti, ma ti avvolge in un abbracciofatto di storie, vento e cieli infiniti. È esattamente quello che ho provato ieri sera quando mi sono recato nella suggestiva località di Pedras Artas, un anfiteatro naturale adagiato sotto le imponenti sagome della montagna del Muggianeddu e di Osoli.

L'occasione era speciale: un evento straordinario organizzato con cura dalla ProLoco di Tonara, che è riuscito a richiamare oltre 150 persone, tutte unite dal desiderio di condividere una serata di cultura e socialità sotto le stelle.

Il ricordo di s’Alasi e l'inizio della serata

L'atmosfera si è fatta subito intima e toccante fin dalle prime battute. La Presidente della ProLoco, Alessandra, ha preso la parola per un caloroso saluto di benvenuto, dedicando un momento di profonda commozione al ricordo del Presidente dell’associazione S’ALASI, recentemente scomparso. Un tributo doveroso a chi tanto ha dato per questo territorio, applaudito calorosamente da tutti i presenti.

Subito dopo, mentre i colori del tramonto lasciavano spazio al blu della sera, la scena è passata a un vero e proprio luminare degli astri: il mitico Professor Bussu di Ollolai. Con la sua parlantina magnetica, l'ironia tagliente e una sapienza d'altri tempi, ci ha guidati in un viaggio astronomico indimenticabile, mescolando la scienza ufficiale alle più antiche credenze della tradizione sarda.


Galileo, Venere e i presagi della Luna


"Guardate lassù. Non posso ancora usare il puntatore perché non è notte fonda, ma guardate quella bellissima falce di luna..."


Così ha esordito il Professore, invitandoci a osservare la Luna che, in quel momento, sembrava danzare vicinissima a un luminosissimo pianeta: Venere.

Il Prof. Bussu ci ha subito spiegato, con i modi tipici del sardo più autentico, i detti della nostra cultura legati alle fasi lunari:

 "Apponente luna crescente": la gobba a ponente indica la luna che cresce.

 Nelle espressioni tradizionali, corru Assusu identifica la luna calante, mentre corru azosso è la luna crescente.

Ci ha poi ricordato come un tempo i nostri vecchi guardassero al cielo con timore e rispetto. Quando c'era un particolare "mescolamento" in cielo, si diceva che sarebbe capitata cosa mala: o la morte di una partoriente o un fatto di sangue (o mori partorza o ochiden zente). Storie di un'epoca segnata da una forte mortalità infantile e dalla mala sanità; una realtà dura che il Professore, con una riflessione amara, ha paragonato alle difficoltà sanitarie odierne e ai tempi non troppo lontani della pandemia da Covid.

Il viaggio è poi continuato nel 1609, quando Galileo Galilei, dalla sua Padova (dove insegnava per conto della Repubblica di Venezia), puntò per la prima volta il cannocchiale verso Venere. Scoprendo che anche Venere aveva le fasi (un quarto, mezza, tre quarti, piena), Galileo trovò la prova schiacciante per credere fermamente nella rivoluzione copernicana, una certezza che per poco non gli costò la vita di fronte all'Inquisizione.

Nel frattempo, tra un aneddoto e l'altro, il Professore ci ha invitati a goderci la cena, mentre le prime note del musicista introducevano una serata ricca di miti e rimembranze della nostra amata Sardegna.

Il Grande Triangolo Estivo e i segreti del cielo.

Il cielo, nonostante un velo di nebbiolina passeggera, ha iniziato a ripulirsi, mostrandoci le sue meraviglie geometriche grazie all'uso del puntatore:

 Il Grande e il Piccolo Carro: Chiamati in sardo sette carros il Professore ci ha spiegato che il nome "Carro" appartiene alla civiltà contadina (periodo Neolitico, con l'invenzione della ruota), mentre nel Paleolitico, quando gli uomini erano cacciatori e raccoglitori, questa costellazione era nota a tutti come Orsa Maggiore.

 La Stella Polare (isteddu puntatore) Collegando le ultime stelle del Grande Carro siamo arrivati alla Stella Polare. Ma il Prof ci ha stupiti con la teoria di Ipparco sulla precessione degli equinozi: la Stella Polare sta già impercettibilmente perdendo la sua centralità. Tra circa 24.000 anni il Nord sarà indicato da un'altra stella splendida: Vega.

 Il Triangolo Estivo: Abbiamo ammirato le tre stelle che formano questo maestoso triangolo stagionale:

1. Vega (nella costellazione della Lira, legata al mito del musicista Orfeo).

2. Deneb (la stella principale del Cigno, che nella tradizione sarda chiamiamo la Croce di San Costantino Magno).

3. Altair (della costellazione dell'Aquila, il cui nome deriva dall'arabo).

Volgendo lo sguardo a Ovest e a Sud, abbiamo poi scorto lo Scorpione con la sua stella gigante e rossastra, Antares (anti-Ares, la rivale di Marte per via del suo colore rosso sangue che ricorda la guerra), e infine la costellazione di Bootes (il Bovaro, Su zeraccu massaiu), con la brillantissima stella Arturo esattamente perpendicolare sopra le nostre teste.

Venere, il pianeta dei Poeti

Prima di lasciare nuovamente spazio alla musica, il Professore ci ha regalato un'ultima perla su Venere, definendolo il pianeta più celebrato dai poeti. Ha citato Dante Alighieri ("Lo bel pianeta che d’amar conforta / faceva tutto rider l’oriente..."), ma ha voluto omaggiare soprattutto un poeta "vicino di casa", il grande poeta montanaro di Desulo (Antioco Casula, noto Montanaru), che ricordava come Venere sia la prima a sorgere la sera e l'ultima a spegnersi la mattina, abbagliata dal sole.

Un pianeta meraviglioso da vedere, ma infernale e inabitabile nella realtà: con i suoi oltre 470°C capaci di fondere i metalli e la sua rotazione retrograda, dove il sole sorge a Ovest e tramonta a Est.

Spunta la Luna...

La serata a Pedras Artas si è conclusa così, in un perfetto equilibrio tra il silenzio sacro della montagna e la melodia del pianista che, mentre la Luna e Venere si avviavano al tramonto, ha fatto risuonare le sue note nell'aria fresca della notte di Tonara.

Un'esperienza che ci portiamo nel cuore di Tonara.


domenica 21 giugno 2026

La Pianta Digitale: Una Bellezza Segreta da Tonara a Ghenulu

Di Alusac Eleirbag



Oggi voglio portarvi in un viaggio nel cuore della mia Sardegna, proprio qui nella campagna di Tonara, a Ghenulu. In questo angolo di paradiso, tra colline e boschi, cresce una pianta che mi affascina profondamente ogni volta che la vedo. È una pianta speciale, una di quelle che ti fermano nel cammino, la "digitale."

Le foto che vedete mostrano la sua straordinaria eleganza. È una pianta alta e slanciata, che si erge fiera tra l'erba. I suoi fiori a forma di campanula, di un rosa-viola vibrante, sono disposti a spirale lungo un lungo stelo, creando un contrasto meraviglioso con il verde intenso delle sue foglie. Vederla fiorita è davvero uno spettacolo.

Un Dono della Natura dalle Proprietà Curative.

Oltre alla sua innegabile bellezza, la digitale possiede importanti proprietà curative. Nel corso della storia, è stata ampiamente utilizzata nella medicina tradizionale per trattare diverse condizioni, in particolare quelle legate al cuore. È un potente tonico cardiaco, capace di rafforzare il battito del cuore e migliorarne l'efficienza. I suoi principi attivi, i glicosidi cardiaci, sono ancora oggi utilizzati nella produzione di farmaci per il trattamento dello scompenso cardiaco.

Tuttavia, è importante ricordare che la digitale è anche una pianta estremamente potente e può essere tossica se non utilizzata correttamente. Le sue proprietà medicinali richiedono un uso attento e sotto stretto controllo medico. Mai, e sottolineo mai, tentare di usarla in modo autonomo!

Un Tesoro da Ammirare con Rispetto

Per me, la digitale rappresenta la forza e la delicatezza della natura. È una pianta che va ammirata con rispetto, sia per la sua bellezza che per le sue proprietà. Mi ritengo fortunato di averla qui, nella mia campagna, un piccolo segreto da condividere con chi sa apprezzare le meraviglie della nostra terra.


sabato 8 novembre 2025

9- Le "Giarrettiere": Un Mestiere di Altri Tempi - Arregodos de sa guerra e de Russia e de sa Vida - Benigno Casula



Ricordo di  aver visto queste donne, le "giarrettiere", che facevano la sabbia, un'immagine che viene richiamata anche in una poesia di Peppino Mereu. Il loro lavoro si svolgeva a bordo strada, vicino a grandi cumuli di pietre.

 

Queste donne, spesso giovani ragazze, si sedevano a terra e usavano una pietra piatta come base. Su di essa poggiavano le pietre più grandi, che venivano frantumate in pezzi più piccoli. Con l'aiuto di una forcella di legno, le tenevano ferme mentre le colpivano con una mazza. A volte lavoravano in coppia, una accanto all'altra, e mentre picchiavano, cantavano canzoni o "stornelli" per rendere il lavoro meno pesante.

Il loro lavoro veniva pagato "a cottimo", un tanto per ogni mucchietto di sabbia completato. Quando la sabbia era pronta, un "cantoniere" passava a spargerla sulle strade per la manutenzione.

Questo mestiere, fatto di fatica e manualità, scomparve quando a Tonara iniziarono a funzionare i frantoi meccanici, che resero il processo di produzione della sabbia più rapido ed efficiente.

 

 


giovedì 30 ottobre 2025

 Le castagne: L'Oro Marrone del Gennargentu.

Di Alusac Eleirbag

Con l'arrivo di ottobre, sento il richiamo della montagna. Stamattina ho lasciato il paese per salire a "Ispadula", un punto panoramico di Tonara che veglia sulla sottostante area di "Granedda". È qui che si trova la mia campagna, l'eredità di famiglia, un angolo di storia di Tonara.

Appena entro nel mio appezzamento recintato, l'aria si fa fresca e profuma di terra umida e corteccia antica. Ho trascorso le ultime settimane a pulire e preparare il sottobosco, un lavoro essenziale per facilitare la raccolta delle castagne mature che iniziano già a cadere. Questo terreno, delimitato da muretti a secco e da siepi, non serviva solo alla castanicoltura; era una vera e propria risorsa polifunzionale, usata per rinchiudere il bestiame – le pecore che ancora negli anni sessanta avevamo in famiglia – e in passato alloggiava anche i cavalli.

Mi fermo un istante ad ammirare il mio tesoro: gli alberi sono maestosi, la maggior parte sono esemplari maturi, hanno settanta, forse ottant'anni. Sono testimoni silenti di un tempo in cui la montagna viveva al ritmo dell'albero del pane.



La Visione di Nonno Pitracca

E proprio guardando queste vecchie cortecce mi viene in mente mio nonno. Tutti lo conoscevano con il soprannome di "Pitracca". Ed è per merito suo se questi alberi sono ancora qui.

Ricordo quando
mi raccontava che negli anni Sessanta, la Regione Sardegna aveva implementato la forestazione, piantando massicciamente i pini per destinarli alla cartiera di Arbatax, una forestazione che per noi era "improduttiva", perché sostituiva il cibo col legname. Nonno Pitracca si oppose con tutte le sue forze. Fece una battaglia per la sua terra, una battaglia contro il modello che voleva cancellare la "Civiltà del Castagno". E per fortuna, ce la fece: quell’area, il nostro castagneto, rimase integro. Per questo motivo, oggi la nostra produzione, insieme a quella dei vicini di Desulo, Belvì e Aritzo, si basa ancora sui nostri ecotipi locali del Castanea sativa 
, i frutti più adatti ai nostri terreni e climi.

Nel mio campo, conservo gelosamente le varietà che hanno fatto la storia di Tonara, come la "Sa ‘e Mariantonia Zedde" e la "Sa ‘e Gina". Tra tutte, ne curo una in modo particolare: la "sa ona a corte"— letteralmente "pronta per cucinare". Sono le prime che raccogliamo, perfette da arrostire o lessare.

🥣 "Sa Minestra e Castagna cun Fa è Lardu": La Memoria

Il castagno fu la salvezza della nostra montagna. Ed è proprio il ricordo di questa sopravvivenza che mi riporta alla minestra. A Tonara ha un nome preciso, che è una poesia e una ricetta in sé: "Sa Minestra e Castagna cun Fa è Lardu" (la minestra di castagne con fava e lardo).

Questa non è una ricetta da libri, è la memoria liquida della mia famiglia. Le castagne secche sono state il "pane delle campagne" fino al dopoguerra. Ricordo ancora mia mamma che mi raccontava di quando, ragazzina, andava nei boschi con i suoi fratelli per seccare le castagne.

Nel 2006, in occasione di una delle edizioni di Autunno in Barbagia qui a Tonara, provammo a riprodurla. Fu un'emozione potentissima. Presentare un piatto con quel nome — "Sa Minestra e Castagna cun Fa è Lardu" — era presentare la vera storia della "Civiltà del Castagno" che mio nonno Pitracca difese con tenacia.

Spero che il lavoro che stiamo facendo oggi, lottando contro i parassiti e valorizzando i nostri ecotipi come la "Sa ‘e Mariantonia Zedde" e la "Sa ‘e Gina", serva a tramandare non solo il frutto, ma anche i nomi esatti delle nostre tradizioni. Finché potremo cucinare e nominare con orgoglio la "Sa Minestra e Castagna cun Fa è Lardu", la Barbagia non avrà perso la sua anima.

domenica 21 settembre 2025

La vendemmia con Giorgio nelle vigne del MANDROLISAI


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 di Alusac Eleirbag

Siamo arrivati presto io e Antonietta. Giorgio era già sveglio, il mio nipotino, figlio di Sara e Yuri. Ci aspettava nel giardino di casa, e aveva in braccio l'ukulele che gli ho regalato, come se fosse un adulto, anche se non ha ancora compiuto due anni.

Nel giardino, Tonino era già all'opera con suo figlio per preparare "su porceddu", il tipico arrosto sardo. Aveva già acceso il fuoco, una lunga trincea piena di braci e legna di leccio, e stava posizionando i primi pezzi di carne, preparandoli per la cottura.

Accompagnato da Luigi, mi sono incamminato verso il vigneto. I ragazzi stavano già riempiendo le cassette di uva, tagliando i grappoli in modo perfetto e regolare. Le cassette verdi erano sparse tra i filari, alcune già piene di uva nera matura, pronta per essere raccolta. A darci una mano c'erano anche Ester, la mamma di Yuri, le sue sorelle Zelda e Veronica, e poi Alessandro, Pietro e Franco, che si uniscono a noi ogni anno. In lontananza, il sole creava un suggestivo bagliore che sottolineava la splendida giornata. Il vigneto si estendeva su un fianco di una collina, con filari di viti che seguivano il pendio. Il terreno era arido e un po' roccioso, e in lontananza si vedevano colline e montagne, con alberi sparsi, un paesaggio tipico dell'entroterra sardo.

Come ogni anno, discutevamo dei problemi legati alla siccità e alle difficoltà delle aziende agricole. Arrivati a mezzogiorno, con Antonio, il nonno di Yuri, ci siamo fermati per un piccolo spuntino. Poi, finalmente, siamo tornati in paese per gustare le carni cucinate da Tonino e da suo figlio.

È stato allora che ho visto il grande fuoco, con i pezzi di carne montati su spiedi e aste di metallo. Il porceddu, con la cotenna già dorata e croccante in alcuni punti, stava cuocendo a puntino. Non solo abbiamo mangiato il delizioso porceddu, ma abbiamo anche assaggiato un ottimo cinghiale in umido. Il tutto è stato accompagnato da un'abbondanza dei nostri vini caratteristici: il Krabone, Ventuno e Centro. Questi tre vini sono i fiori all'occhiello della cantina "Vigne Centro", il cui nome, appunto, sta a indicare le vigne del centro Sardegna.

La vendemmia del 2025 si è dimostrata meno significativa per la nostra azienda "Vigne Centro" rispetto a quella del 2022, ma promette di dare vita a un vino che rimarrà negli annali di questo rito autunnale nel MANDROLISAI, la regione del centro Sardegna che si estende da Tonara, Sorgono, Meana

domenica 31 agosto 2025

Il castagno secolare di Tonara.


di alusac eleirbag

Il castagno secolare di Tonara.

 l'albero imponente è un castagno secolare situato nella località "Curadore" zona di Tonara in Sardegna. Albero  celebre per la sua grandezza maestosa e l'aspetto antico e contorto.

 

  • Tronco e corteccia: Il tronco è massiccio e nodoso, coperto da profonde scanalature verticali e da uno spesso strato di muschio verde, che suggerisce un ambiente umido. La consistenza rugosa della corteccia è un chiaro segno della sua grande età.

  • Rami: I rami sono spessi e si estendono orizzontalmente, creando un'ampia chioma. Un grande ramo in particolare si protende lontano dal tronco ed è abbastanza largo da permettere a una persona di sedercisi sopra, come si vede nella foto.

  • Fogliame: Le foglie sono di un verde vivace e dense, formando una chioma rigogliosa che filtra la luce del sole.

  • Ambiente: L'albero si trova in un'area boschiva con un sentiero sterrato nelle vicinanze. Il terreno intorno alla base è coperto di foglie cadute e piccole piante. Il bosco circostante è tipico del paesaggio sardo, con altri alberi visibili sullo sfondo.

Questo albero è un magnifico esempio dei "monumenti verdi" che si trovano a Tonara, parte significativa del patrimonio naturale locale. Essi sono una testimonianza delle antiche foreste della regione e spesso sono protetti per il loro valore storico ed ecologico.

lunedì 26 agosto 2024

TONARA - LA FORESTA DI UATZO -

Foresta demaniale Uatzo

La foresta di Uatzo ricade quasi interamente nell’area di tutela prevista dalla Legge Nazionale n. 394, riguardante i Parchi e le aree protette (Parco Naturale del Gennargentu). Inoltre è anche interessata dal D.lgs n. 490 del 1999 - articolo n. 146-, per ciò che riguarda le aree da salvaguardare con altitudine superiore ai 1200 m (Conca Giuanni Fais) e le aree di rispetto (Rio Is Putzos).
La foresta di Uatzo è stata interessata da intensi fenomeni di degrado ambientale causati sia dagli agenti erosivi favoriti dalla natura dei suoli rappresentati da rocce porfiriche e da substrati scistosi che dall’elevata frequenza degli incendi. Le forti pendenze e l'elevata intensità delle precipitazioni hanno determinato l’asportazione degli strati più superficiali del terreno. Tale azione è evidente soprattutto nelle località con bassa copertura vegetale come Bruncu Su Pragnu, Golia Zippiri ed Erillione. I rimboschimenti realizzati in queste aree sono finalizzati al miglioramento della funzione protettiva del suolo.

La foresta di Uatzo è attraversata della linea ferroviaria Mandas – Arbatax percorsa dal "trenino verde" a scopi turistici. Nel lato nord del corpo centrale la strada ferrata si articola seguendo la curva di livello, mostrando una vista panoramica di notevole interesse turistico rivolta verso le vallate scoscese interne al perimetro forestale. Il percorso è particolarmente suggestivo durante il periodo autunnale per via dei cromatismi offerti dal paesaggio caratterizzato da conifere sempreverdi alternate alle piante di roverella ed alla macchia.

La foresta può essere visitata percorrendo per 15 minuti una strada a fondo naturale che si innesta dalla SS 295 sul tratto Belvì – Tonara. Nell’area servizi è possibile ottenere informazioni ed usufruire delle aree di sosta dotate di panche e tavoli, dislocate anche in alcune piazzole poste sul tratto di strada che corre parallelo al Riu Is Putzos, nella parte a valle della foresta. I sentieri che si possono percorrere a piedi sono numerosi e muniti di cartellonistica.

Provincia: Nuoro
Comune: Tonara
Superficie: 782 ettari 

Aspetti climatici:
La caratterizzazione del clima è desunta dai dati termopluviometrici registrati dalla stazione meteorologica di Desulo (quota 920 m s.l.m.; periodo di osservazione 1922-75; durata del periodo di osservazione 54 e 49 anni). La temperatura media annua è pari a 12,9 °C, mentre la media del mese più freddo (gennaio) è di 4,8 °C; la media del mese più caldo (luglio) è di 22,2 °C. L’escursione termica annua è di 18,6 °C; le massime e le minime assolute, registrate nei mesi di luglio e gennaio sono rispettivamente di 34,3 °C e -3,2 °C. Considerando un gradiente termico medio di - 0,51 °C/100 m, è possibile estrapolare un valore di temperatura media annua per le zone più elevate della foresta: intorno ai 740 m s.l.m. questo valore è stimabile intorno ai 14°C. Le precipitazioni seguono un regime caratterizzato da massimi invernali (dicembre-gennaio) ed autunnali (novembre) per un totale di 1189 mm di pioggia caduta e 104 giorni piovosi l’anno. Secondo la classificazione climatica del Pavari si può supporre che la foresta si trovi nel suo complesso al limite fra le zone fitoclimatiche del Castanetum sottozona.
Aspetti geopedologici:
I substrati litologici sui quali insiste l’area della foresta sono formati da un manto roccioso di scisti e argilloscisti del Paleozoico. Sono più precisamente scisti filladici, arenacei e micascisti, derivanti da sedimenti argillosi e sabbiosi di ambiente marino. L’andamento morfologico del complesso forestale di Uatzo è collinare - montano, con prevalenza di quest’ultimo; tra le cime più importanti si citano: Conca Giuanni Fais (1495 m s.l.m.), Bruncu Istiddì (997 m s.l.m.), S’Arcu Sa Frucca (982 m s.l.m.). Tutti i corsi d’acqua della foresta sono a regime torrentizio con l’esclusione del Rio Is Putzos, principale corso d’acqua che attraversa il complesso forestale. La foresta demaniale in oggetto si estende dai 486 m s.l.m. (Rio Is Putzos) ai 1495 m s.l.m. (Conca Giuanne Fais).
Aspetti vegetazionali:
Il territorio in esame, per i suoi caratteri climatici e lo sviluppo altitudinale, si presenta come una tipica area di transizione tra la vegetazione sempreverde sclerofillica e quella decidua di origine boreale. Alle quote inferiori si insedia in genere la vegetazione sclerofillica, alle quote più elevate sono invece favorite le specie decidue a ciclo estivo. Numerosi incendi in passato hanno contribuito a provocare degradazioni delle formazioni forestali. Queste oggi sono rappresentate nell’orizzonte termofilo da boschi di leccio, con qualche presenza di qualche latifoglia decidua e di specie mesofile, di età e sviluppo diversi. Le leccete più frequenti sono rappresentate da cedui matricinati o cedui invecchiati in conversione all’altofusto e in minor misura da fustaie irregolarmente disetanee. Nell’orizzonte mesofilo vi è la dominanza della roverella con infiltrazione di specie arbustive eliofile (associazione: Oenantho pimpinellodis-Castanetum sativae Arrigoni). Questi boschi di roverella e ancor più quelli di castagno si inseriscono in Sardegna nel contesto più mesofilo del cingolo Quercus-Tilia-Acer, su suoli sempre silicei (acidofili) più profondi e ricchi di riserve idriche. Tra le emergenze botaniche sono da segnalare alle quote elevate, intorno ai 1000 m, soggetti di Sorbus aria, Genista corsica e Juniperus communis.
Aspetti faunistici:
Tra i biotopi di interesse faunistico sono presenti: torrenti, macchia mediterranea, ambienti boschivi circoscritti e ambienti rocciosi. Tra i rapaci è da segnalare l’aquila reale, del Bonelli e il falco pellegrino, che possono essere avvistati nell’intero complesso forestale.
Come si raggiunge:
Si accede alla Foresta dalla S.S. 295, sul tratto tra Belvì e Tonara, all’altezza della stazione di Desulo – Tonara. Si percorre una strada a fondo naturale per circa 2 chilometri prima di entrare nel complesso forestale. Si prosegue per circa 5 chilometri prima di raggiungere il centro servizi.alusac eleirbag

TUE DE TONARA SES SU PATRONU A Santu Grabiele dae Benigno Casula - 1977 .

​ TUE DE TONARA SES SU PATRONU A Santu Grabiele  Tue de Tonara ses su patronu e ti festant su tres de austu, ant'isceltu a tie angelu bo...