domenica 15 dicembre 2013

NON TI POTO AMARE - UNA POESIA DI PEPPINO MEREU LETTA DA PAOLO CONGEDO


venerdì 13 dicembre 2013

bintichime sunt testimognos de sa gherra

 BINTICHIME TESTIMOGNOS DE GHERRA
 CONTANT, OE, COMMENTE ABBANDONADU
ANT FAMILIARES, SA DOMO, SA TERRA
PO AER ADDANE SU CORO TRUNCADU

MILIONES IN RUSSIA, GRECIA, INGLATERRA
IN GERMANIA CANTOS ND'ANT INTERRADU
 CIVILES MORTOS, GIOVANOS IN CUNTIERRA
 DE BINT'ANNOS MANC'UNU NDAT TORRADU

 INI S'ISTEPA RUSSA IN SU FRITU
A GUADALAJARA, IN S'ALTOPIANU
DE GRECIA E ALBANIA, IN SA CONTRADA,

SUNT MURTOS  CUN D'UNA FUSILADA:
 NOSI DDU CONTAT GRAZIANO CANU
IN CUSTU FILMI, A ISSE SU  MERITU

TONARA 13 DE NADALE DE 2013

GABRIELE CASULA

lunedì 2 dicembre 2013

L'archivio parrocchiale di Tonara - di Michela Zucca






domenica 1 dicembre 2013

Tiu Pè . Una contrada, un casato, una poesia - di Nino Mura (Tiu Pepp'Antoni, storia del casato dei Sau a Tonara, Lorenzo Zucca,Gli antenati di Peppino Mereu.)







Tiu Pè. Una contrada, un casato, una poesia

 

Tiu Pè
Una contrada, un casato, una poesia
   Tiu sta per signore e per Peppe. Erano questi i monosillabi che volavano di bocca in bocca tra le comunità della Barbagia e del Marghine quando Pepp’Antoni, l’abile rivenditore di torroni e frutta secca, esponeva la sua mercanzia nella sua umile bancarella durante le sagre paesane. Nell’elenco dei centri urbani visitati dal nostro operatore rientravano Alà dei Sardi, Birore, Bitti, Bolotana, Bonorva, Bortigali, Bultei, Burgos, Dorgali, Esporlatu, Galtellì, Gavoi, Fonni, Illorai, Irgoli, Lei, Lodine, Lula, Macomer, Mamoiada, Olzai, Oniferi, Orani, Orgosolo, Orune, Ovodda, Sarule, Sedilo, Silanus, Siniscola, Tiana e Teti. La sua presenza come espositore dolciario, era costantemente onorata anche a Tonara, suo paese natale, durante i festeggiamenti di Sant’Antonio, San Gabriele, San Sebastiano e San Giacomo. Riuscire a vendere maggiori quantità di prodotto a parità di tempo a disposizione o pari produzione in una minore durata era una dote che molti gli riconoscevano. Il concetto fisico di potenza, riferito all’elemento macchina ed espresso in formula dalle grandezze del lavoro e del tempo, cede il testimone al termine astratto di efficienza nel momento in cui entrano in gioco gli apporti determinanti della diplomazia, dell’abilità discorsiva e della infinita dose di pazienza dell’elemento umano. E Pepp’Antoni, nella contrattazione, sapeva centellinare al meglio le sue migliori energie.
   Era nato l’otto giugno del 1921. Aveva vissuto la sua adolescenza in Maria Abrà, contrada del rione di Toneri oggi orfana del segmento urbano che dalla fontanella pubblica conduce in discesa quasi sul sagrato della vecchia parrocchiale di Santa Anastasia. Purtroppo di questa ultima appendice, denominata Maria Abrà di basso, sono rimasti soltanto pochi ruderi. Una sessantina di anni addietro era ancora possibile aggirarsi attorno ai muri perimetrali delle vecchie costruzioni con lo stesso rituale di chi visita le affioranti macerie di Largo Argentina a Roma. Oggi provvidenziali recinzioni in cemento armato sembrano preservare le antiche vestigia dall’incuria dell’uomo. (1)
  Di cognome faceva Sau. E’ questo un casato non saldamente radicato a Tonara. I registri parrocchiali di fine Cinquecento e di inizio Seicento, purtroppo privi di molte certificazioni, segnalano la presenza di un solo rappresentante (2). Non so da dove provenga il ceppo originario. Oggi è un cognome che nell’abitato va per la maggiore. C’è anche chi ha calcato per diverse volte il manto erboso di Coverciano! E non è cosa da poco.
   Volgendo il discorso al presente possiamo affermare che il nostro Pepp’Antoni resta uno dei pochi ad aver dimorato nel corso della sua vita in tutte le frazioni tonaresi. Forse l’unico. Questo l’ordine delle varie tappe: Toneri, che lo ha accolto dalla nascita sino alla prima giovinezza, Teliseri, Arasulè e Su Pranu.
   Secondo di quattro figli, più grande di lui Tziccheddu e più piccoli Peppina e Nanneddu, si ritrova giovanissimo con la casacca militare a difendere il patrio suolo per il periodo di un settennio di cui quattro anni nei reparti del Reggimento Piemonte Reale di Cavalleria e tre in quelli della Divisione Paracadutisti Nembo.
   A ventisette anni, già maritato per procura con Giovanna Sanna durante il periodo bellico, si ritrova a Tonara, senza arte ne parte, ad affrontare un futuro denso di incognite. La via dell’emigrazione in Belgio non si rivela per niente favorevole alle sue aspettative. La dura legge della miniera non fa per lui. E’ sufficiente un solo mese di lavoro nelle viscere della terra per rendersi conto dell’impossibilità di poter sbarcare il lunario su percorsi irti di mille difficoltà. Egli sa bene che la posta in gioco per la sopravvivenza e la salute è molto elevata.
   Al rientro in patria, o meglio in paese, rimedia qualche giornata lavorativa come prestatore d’opera nell’attività del legname. Verso la fine degli anni quaranta comincia a pensare di mettersi in proprio nella produzione e nello smercio del torrone. Dopo qualche periodo di tirocinio con tiu Pauleddu Loche, un valido commerciante di Toneri, è già dietro la sua bancarella di operatore dolciario. Rivende ciò che la moglie prepara con il miele e la frutta secca. E’ quindi a tutti gli effetti un rivenditore ambulante del rinomato dolce ma non un produttore. Ammetterà di non essere mai riuscito, forse per non avervi neanche provato, a confezionarne una sola scatola. In questo primo dopoguerra, lo smercio è così limitato che i guadagni ottenuti consentono a mala pena il sostentamento.
   Dalla frazione di Teliseri, dove aveva trovato alloggio in casa della suocera, effettua con la famiglia il secondo cambio di domicilio. Si sistema in Arasulè, la frazione più alta dell’abitato, nell’abitazione datagli in affitto da Signora Margherita. Si tratta di una costruzione incassata tra le contrade di Carigheri, Su Montigu e Su Forreddu. La caratteristica principale di questo stabile è data dalla presenza di un fontanile perenne che sgorga da una stanza del pianterreno. Gli inquilini possono servirsene per i loro usi senza pagare dazio alcuno. Mi riferisce Italo, figlio di Pepp’Antoni, che i suoi genitori consentivano anche ai vicini di casa l’utilizzo di detta acqua per il bucato. Un altro aspetto singolare di questa dimora veniva offerto dalla insolita strettoia che immetteva all’abitazione. A Tonara le rientranze senza via di uscita sono chiamate erriles.
   Prima di stabilirsi definitivamente nel nuovo rione di Su Pranu, la famiglia di tiu Pè esegue diversi traslochi, anzi tanti, come tiene a precisare il figlio. Sono rare le contrade del rione superiore esenti dall’affitto periodico del nostro operatore. Vi è anche un rientro a Teliseri in casa della suocera, ma non a Toneri, la sua prima residenza.
   Della sua attività lavorativa, nella quale si disimpegna con pieno merito, facendo affidamento alle sue doti di abile conversatore e di paziente interlocutore, abbiamo già detto. Resta ora da riferire della sua produzione culturale in versi, forte di un tracciato di ottave, sonetti e mutos che supera il centinaio di composizioni.
   Il nostro Pepp’Antoni fa parte degnamente della folta letteratura minore che ruota attorno all’impronta superba di Peppino Mereu. E il fascino mereiano va ad interessare nel tempo un numero sempre più folto di seguaci oltreché di sostenitori. Il cliché è sempre il solito con quartine e terzine che, nel gioco degli abbinamenti ritmici, rispettano in pieno la conduzione dei temi quali l’amore per la Sardegna e per il paese natio, i torti subiti, le ingiustizie e le sofferenze umane. Rientrano nel rituale anche le informazioni per gli amici più cari.
   Forte dell’eredità propinata dal cantore dal talento indiscusso, il nostro tiu Pè si cimenta con grande entusiasmo nel percorso della poesia ben sapendo che dall’abbraccio con gli endecasillabi non potrà che trarre un giusto appagamento per lo spirito. D’altronde, riuscire ad esprimersi in versi, rappresenta un valido mezzo per mitigare e lenire le fatiche quotidiane. E’ un aiuto per risolvere al meglio i problemi della vita.
   Non sapeva Pepp’Antoni che Lorenzo Zucca, un altro grande del passato noto come tiu Larentzu di Ilalà, era originario di Catzolaghedu, una contrada del rione di Toneri prossima a Maria Abrà (3). Lo avesse saputo quando era in vita si sarebbe certamente inorgoglito ma come purtroppo accade le ricerche sui documenti parrocchiali sono state condotte con molto ritardo. Ricordiamo che il decesso di P. Sau avviene in Villamar il 16 aprile del 1983. Sarebbe andato ulteriormente fiero se di pari modo fosse venuto a conoscenza che una trisavola di Peppino Mereu, Maddalena Sau, portava il suo stesso cognome (4).
   L’abilità nell’impostare i componimenti poetici, la capacità di assecondare la metrica ai vari passaggi musicali, il giusto assemblaggio di tutte le componenti attinenti alla forma ed al contenuto dei temi trattati sono sempre presenti nella sua opera. Apprezzabili le capacità di sintesi espresse in molti dei suoi componimenti.
   Ecco come ci presenta Teliseri, il piccolo rione tonarese che lo ha accolto a braccia aperte per un certo periodo della sua vita.
                  Teliseri
   E tue Teliseri ite mi nasa,
ca ses poveru e tristu unu rione,
me in sas concas de Pitzirimasa,
donzi notte ti cantat su mazzone.
   Si est annada ona ‘e cariasa,
ti ballas e ti cantas che puzone,
ma si ti falat un’annada mala,
tue moris che puzone fertu a s’ala.
   E’ una parentesi musicale che vale un dessert, un bocconcino, un aperitivo da gustare in qualsiasi momento. Vale soprattutto come dedica, non come profezia da scongiurare per un rione già colpito a morte da tempo.
   E questo è Pepp’Antoni. Ma la mia presentazione non può arrogarsi il merito di soddisfare appieno quelle che sono le attese dei lettori, né tantomeno tentare di quantificare i calorosi apprezzamenti per la sua opera postuma. Prosit.

Nota 1
Maria Abrà
   Come termina Pratza manna, dal lato est, è già Maria Abrà. E’ questa una contrada che si sviluppa in costante pendenza sino alla fontanella pubblica posta su uno dei tanti crocicchi della via Crucis per poi procedere su un budello di strada tortuoso ma pianeggiante che porta alla piazzetta di Vincenzo Cocco. E’strano il percorso di questo lembo di vicinato che, per poterlo visitare interamente, senza mai indietreggiare, bisogna effettuare un giro ad anello intorno al quartiere denominato Barigau, riportarsi presso la fontanella citata e poi continuare sino a Maria Abrà di basso, sottofrazione disabitata da più di un secolo. Nel 1829 era rappresentata da 11 famiglie per un totale di 35 anime. La parte dislocata invece lungo il tratto più elevato comprendeva 104 anime distribuite in 25 gruppi familiari.
   Passando all’aspetto tabellare abbiamo, secondo il censimento eseguito nel 1829dal viceparroco tonarese Domenico Martini, la seguente lettura:
Maria Abrà (tratto superiore) Famiglie 25 Anime 104
Maria Abrà (tratto inferiore) Famiglie 11 Anime 35
Totali 36 139

   A partire dagli 840 metri del punto di partenza sino ai 790 del punto di arrivo, non distante quest’ultimo più di un centinaio di metri dal sagrato della ex parrocchia di Santa Anastasia, il dislivello è notevole ed il percorso disegnato dalle case che si affiancano e si fronteggiano sul lungo strada assomiglia alla lettera alfa. Tra i due tratti discendenti c’è lo spazio ad anello che comprende le entità urbane di Senti Cocco (Vincenzo Cocco) e Barigau.
   L’abitazione di Pepp’Antoni gravitava sul tratto pianeggiante, proprio di fronte al segmento viario che abbiamo descritto come strettoia, un budello che poco si concedeva agli spazi panoramici di cui godevano molti altri quartieri. Ma forse qualche apertura sul fondovalle verso mezzogiorno dalla adiacente contrada di Cartutzè e la pacificante inquadratura offerta dalla vicinissima sottofrazione di Murù, quasi un presepio ancorato sul costone della montagna, erano sufficienti a calmierare i vuoti d’immagine proposti dalle immediate adiacenze della sua abitazione.

Nota 2
Il casato dei Sau
   I primi registri parrocchiali tonaresi fanno riferimento ad atti di nascita, di cresima, di matrimonio e di morte che rimandano alla fine del Cinquecento (1584-1599) e all’inizio del Seicento (1600-1617). Mancano i registri della popolazione, i cosiddetti status animarum. Tutti i libri citati, peraltro largamente incompleti, sono riuniti in un unico faldone e trovano idonea collocazione presso l’archivio storico diocesano di Oristano. Non sarebbe male se si provvedesse ad un opportuno restauro.
   I certificati di battesimo del trentennio in esame, 111 per il primo periodo e 518 per il secondo, segnalano la presenza di un solo rappresentante dei Sau. Si tratta di una madre di famiglia di nome Antonia che il 12 settembre del 1598 dà alla luce una bambina di nome Maria Angela. Il padre della battezzata si chiama Antoni Pira. La signora Sau è citata anche il 20 maggio 1601 in occasione della nascita di Caterina Pira, una seconda figlia.
   Il cognome relativo alle nostre ricerche latita anche dall’elenco dei padrini.
   Tra i cresimati del 1603 e del 1611, rispettivamente nel numero di 99 e 188, non è segnalato alcun caso della nostra casata la quale è assente anche dagli estremi anagrafici delle genitrici e dei padrini.
   Le 68 certificazioni matrimoniali di fine secolo e le 128 del periodo successivo non fanno mai cenno alcuno al cognome Sau né tra i contraenti né tra i testimoni.
   Nell’elenco dei decessi avvenuti tra la fine e l’inizio del secolo, 73 nella prima parentesi e 148 nella seconda, il casato in esame non compare mai.
   Prima di procedere alla ricerca dei Sau nel tempo ci concediamo una piccola riflessione sul titolo di parrocchiale assegnato nel tempo alle chiese di Santa Anastasia prima e di San Gabriele dopo.
   La data esatta del cambio del testimone non ci è nota ma l’anno sì. E’ il 1616. Ecco quanto riferiscono le seguenti documentazioni di cui la prima tratta di un decesso e la seconda di un matrimonio.
Decesso di Basilio Serra (31 marzo 1616)
   Vui (oggi) @ als ultim de mars ayn 1616 Basile de Serra es passat desta p(rese)nt ala millor avent pres tots los Sacraments y fet son ultim testament.
   Enterrat dins (dentro) la parrochial iglesia de S(an)ta Anastasia. Ministre Salvador Dejana Curat &
Matrimonio Garau-Deias (15 settembre 1616)
   Antiogu Garau j Maria Devias tots dos (tutti e due) fadrins (scapoli) dela predita V(il)a an pres benedissio en la parrochial jglesia de Sant Gabriel j avent fet primarement las solitas munissions conforme la orde (il rito) dela santa mare iglesia essent per testes Llorent Pisti major de v(il)a Quitanu Garau Juanoto Virdis.
   Julia Toddj mi(ni)stre & (Officiante Giuliano Todde)
   Il decreto che stabilisce il cambio della guardia tra i due luoghi di culto sarà stato emesso certamente nel lasso di tempo che decorre dal 31 marzo 1616 al 15 settembre dello stesso anno. Non può essere stato altrimenti.
   E riprendiamo il discorso sul noto ceppo rifacendoci sempre ai citati Quinque Libri parrocchiali.
   Spigolando tra le certificazioni di metà Seicento si viene a conoscenza del singolare ritrovamento di una trovatella. Incaricato di battezzare la creatura, è il sacerdote Salvatore Deiana. Nell’atto di nascita si riferisce che il neonato, del quale no se sap ni para ni mara (non si conoscono i genitori), è stato trovato llengat (avvolto in fasce) en la p(rese)nt vila. Foren p(adrin)s Perdu Arbis y Melenciana Sau.
   Il 28 gennaio 1655 muore Antonia Sau. E’ molto probabile che si tratti della madre di Maria Angela e Caterina Pira. La tumulazione del cadavere avviene all’interno della chiesa di Santa Maria nel rione di Arasulè.
   Il 26 gennaio del 1676 muore Francesco Sau. Non sono segnalati né l’età né il luogo di sepoltura.
   Dal registro dei cresimati nell’anno 1743 rileviamo che dei 651 partecipanti alla cerimonia e residenti nella frazione di Arasulè, dei quali 338 appena confermati e 313 in qualità di genitori, solamente 15 sono citati con il cognome Sau. Di questo sparuto numero, distribuito unicamente fra le contrade di Arasulè, fa parte anche Maddalena Sau, una prozia di Peppino Mereu, ma di ciò tratteremo ampiamente nel paragrafo dedicato agli avi del poeta tonarese. Qui ci limitiamo a riportare la seguente documentazione che fa capo alla coppia Mereu-Sau ed ai loro figli.
Famiglia n°93 di Arasulè
Juan M(ari)a h(ij)o de Seb(asti)an Mereu y Magdalena Sau. P(adrino) Seb(asti)an Pruneddu.
Juan h(ij)o de Seb(asti)an Mereu y Magdalena Sau. P(adrino) Fran(cis)co Deyana.
   La distribuzione dei confermati e dei loro familiari nei vari rioni di appartenenza può essere espressa dalla seguente tabella a doppia entrata:
Arasulè Toneri Teliseri Ilalà Totali
Cresimati 338 222 71 36 667
Genitori 313 232 56 33 634
Totali 651 454 127 69 1301

   Preciso che le famiglie in elenco nel libro delle cresime di detto anno sono 313, di cui 153 fanno capo ad Arasulè, 115 a Toneri, 28 a Teliseri e 17 ad Ilalà. E’ da ritenersi del tutto casuale la coincidenza del numero dei genitori di Arasulè con il totale delle famiglie dell’intero abitato.
   Due sole tracce del casato sotto esame tra i cognomi dei padrini. I casi rilevati, che rispondono ai nomi di Pietro e Maria Sau, rientrano tuttavia nella categoria dei genitori già rilevati e conteggiati.
   Fra i 967 residenti direttamente interessati alla cerimonia delle confermazioni avvenute nel 1759, i Sau segnalati sono 14, di cui 13 con dimora in Arasulè ed 1 in Teliseri.
   L’unica presenza in quest’ultima frazione è confermata dalla seguente documentazione:
Fam. n°13 di Teliseri
M(ari)a Josepha Dessogiu h(ij)a de Joseph Sogiu y An(tio)ga Sau. P(adrino) el V(enera)ble Joseph Deligia de Tonara.
M(ari)a Antonia h(ij)a de Joseph Sogiu y An(tio)ga Sau. P(adrino) el V(enera)ble Juan An(tio)go Garau de Tonara.
   Le 263 famiglie citate nel registro sono distribuite nel territorio secondo quest’ordine: 132 ad Arasulè, 93, a Toneri, 19 a Teliseri e 19 ad Ilalà.
   Per avere dei quadri più attendibili sulle esatte presenze dei Sau a Tonara bisogna portarsi al 1775. Da tale anno in poi si ha la possibilità di prendere visione dei registri di popolazione sino al 1856. Per i miei studi mi sono servito degli status animarum o estados de las almas delle seguenti annate: 1775-1798-1811-1829-1845 e 1856. Essi trovano giusta collocazione presso l’archivio storico parrocchiale di Tonara e quello diocesano di Oristano. Ho segnato in grassetto il 1829 perché il registro di popolazione di tale anno tiene conto tanto della distribuzione delle persone all’interno delle loro famiglie quanto dell’appartenenza alle contrade dei diversi rioni. I diversi quadri, compreso quello della parentela, assicurano una buona lettura del panorama umano e di quello territoriale. Può darsi che le istruzioni per il giusto assemblaggio delle varie poste in gioco siano state impartite da Monsignor Tore, già vicario ad Oristano e successivamente presule ad Ales e Cagliari.
   Per una migliore esposizione delle presenze facenti capo al casato in questione presentiamo la seguente tabella:
   Presenze dei Sau nei vari rioni
Anni
Arasulè
Toneri
Teliseri
Ilalà
Totale
presenze
Abitanti
tonaresi
1775
36
0
2
0
38
2043
1798
46
0
2
0
48
2374
1811
59
4
2
0
65
2421
1829
61
9
0
0
70
2348
1845
81
13
0
0
94
2509
1856
99
17
0
0
116
2350

   Nel 1829, la frazione di Arasulè è rappresentata dai Sau nelle seguenti contrade: Santa Maria-Su Montigu-Su Forreddu- Funtana Idda-Muraghedi (sic)-S’Arcu (l’odierna Istraccu)-Su Zurru-Lasina-Sa Caladorgia (l’odierna via XX settembre). Il cognome in oggetto non compare nei quartieri di Carighedi (sic) e Su Fossu.
   Nella frazione di Toneri, il casato citato è presente, sempre in tale anno, in Maria Prà, Pratza de is Zuccas e Catzolaghedu.
   A fine ottocento il cognome in oggetto è molto gettonato nelle varie contrade del paese ed in particolare in quelle di Arasulè. A conferma di ciò presentiamo un quadro anagrafico degli studenti, appartenenti a detto ceppo, in età scolare nell’annata scolastica 1887/1888. Dei 124 studenti iscritti, di cui 74 maschi e 50 femmine, ben 14 sono rappresentati dal casato in questione. Questi i loro estremi:
Nome
Cognome
materno
Professione
paterna
Estremi
genitore
Anno
nascita
Via
Antonio Flores Contadino Tomaso Sau 1880 Eleonora 102
Antonio Sau Guardia carcere Giovanni Sau 1875 Spano 34
Antonio Flores Carrettiere Giuseppe Sau 1880 Santa Chiara 3
Caterina n. s. Contadino Antonio Sau 1874 La Costa 20
Giovanni Floris Contadino Tomaso  Sau 1878 Manno 10
Giuseppe Zedde Porcaro Francesco Sau 1879 Baille 2
Maria Rosa n. s. Viandante Antonio Sau 1881 Eleonora 59
Michele Todde Negoziante Giuseppe  Sau 1879 Funtanedda 7
Pietro n. s. Esattore Giovanni  Sau 1881 Eleonora 47
Sebastiana n. s. Contadino Antonio Sau n. s. La Costa 20
Sebastiano Todde Negoziante Giuseppe Sau 1880 Funtanedda12
Sebastiano Pala Proprietario Cosimo Sau 1876 n. s.
Stefano Deiana Porcaro Sebastiano Sau 1882 n.s.
Antonio Patta Contadino Giuseppe Sau 1880 Santa Chiara 10
Nota 3
Lorenzo Zucca
   Il vice parroco tonarese Domenico Martini, incaricato di censire la popolazione del rione di Toneri per l’anno 1829, così ci rappresenta la situazione familiare di Lorenzo Zucca della contrada di Catzolaghedu:
Antonio Zuca, marito, di anni 57
Rosa Carneri, moglie, di anni 49
Angela Zuca, figlia, di anni 16
Sebastiano Zuca, figlio, di anni 14
Lorenzo Zuca, figlio, di anni 11
Raimondo Zuca, figlio, di anni 4

   Nel 1845 Lorenzo Zucca è censito nella frazione di Ilalà. Questa la composizione familiare:
Lorenzo Zucca, marito, di anni 26
Francesca Cabras Carta, moglie, di anni 20
Antonio Zucca, figlio, anni 1
Francesca Rosa Carta, suocera (vedova), di anni 50.
   Dallo status animarum di Ilalà dell’anno 1856 rileviamo questa nuova situazione:
Lorenzo Zucca, marito, di anni 35
Francesca Cabras Carta, moglie, di anni 35 (sic) (Età un po’ ballerina!)
Antonio Zucca, figlio, anni 6 (sic) (Età sin troppo ballerina!)
Rosa Zucca, figlia, di anni 1

   Non so in quale anno sia avvenuto il decesso di Lorenzo Zucca, al riguardo bisognerebbe attivare le ricerche presso gli archivi della parrocchia e del Comune di Tonara, ma reputo improbabile un legame di amicizia tra lo Zucca ed il Mereu. Ricordiamo che Peppino M., nascendo nel 1872, potrà essere in grado di esprimere il suo pensiero poetico non prima del compimento dei 15 anni. A tale data, Lorenzo Zucca, ammessa la sua sopravvivenza, avrebbe un età avanzata, intorno ai 70 anni.
P.S. E’ bene sapere, ai fini di ulteriori indagini, che i registri parrocchiali dei decessi relativi al periodo 1848-1874 non rispondono all’appello degli studiosi. Le ricerche sono infruttuose tanto a Tonara quanto nell’archivio storico diocesano di Oristano.
   Nei registri dei defunti datati 1874-1879 non è segnalato il decesso del cantore di Ilalà. Bisognerebbe controllare le registrazioni dei periodi successivi e, in caso di insuccesso, tentare per altre vie non escluse quelle che indirizzano ad uno studio più attento dei Quinque libri.



Nota 4
Gli antenati di Peppino Mereu
   Inseguendo a ritroso nel tempo i registri di popolazione di Tonara è possibile risalire alle famiglie del trisavolo, del bisnonno, del nonno e del padre di Peppino Mereu.
   Per l’antenato più anziano siamo dovuti ricorrere all’elenco dei confermati del 1743, anno in cui i coniugi Sebastiano Mereu e Maddalena Sau presentano al cospetto dell’arcivescovo Luigi Vico i loro figli Giovanni Maria e Giovanni. Altri figli della coppia sono Diego, sacerdote, e Francesco Giuseppe, futuro notaio. E’ di Giovanni Maria che ci dobbiamo ora occupare.
   Di questo rampollo, nel 1775, abbiamo la seguente situazione familiare:
Giovanni Maria Mereu, vedovo
Rita, figlia di anni 12
Maria, figlia, di anni 2.

   E’ questa la 143° famiglia censita in Arasulè. Nella 141° e nella 144° sono rispettivamente segnalate le presenze del sacerdote e del notaio.
Preciso che il nostro Giovanni Maria, vedovo di Maria Speranza Dearca, convola in seconde nozze con Maria Anna Peddes. Se non si fosse risposato non avremmo oggi sentito riecheggiare all’infinito le note di Nanneddu meu.
   Nello status animarum del 1798 leggiamo per Arasulè la seguente composizione familiare:
Maria Anna Peddes, vedova
Sebastiano Mereu, figlio, di 18 anni
Maddalena Mereu, figlia di 15 anni.

   A seguito del matrimonio contratto dall’unico figlio maschio con Rosa Todde viene alla luce nel 1828 Giuseppe Mereu. Il registro di popolazione del 1829 fornisce queste indicazioni:
Sebastiano Mereu, marito, di anni 47
Rosa Todde, moglie, di anni 41
Giovanni Maria, figlio, di anni 10
Anna, figlia, di anni 8
Francesca, figlia, di anni 3
Giuseppe, figlio, di anni 0 (primo anno di vita)
Giuseppe Sulis, servo, di anni 26.
Paola Pala Sau, serva, di anni 20.
La contrada interessata è quella di Funtana Idda.
   Dalle nozze di Giuseppe Mereu con Angiolina Zedda nasce nel 1872 il nostro Peppino. Nessun riscontro di detta composizione familiare nel registro di popolazione del 1856. Forse a tale data la coppia non si era ancora formata.
   Dal registro scolastico dell’annata 1887/88 apprendiamo che due figli di Giuseppe, medico condotto della comunità tonarese, frequentano rispettivamente la classe unica maschile e quella femminile. Essi rispondono ai nomi di Ernesto, classe 1876, e di Emilia, classe 1881. Il luogo di nascita di quest’ultima è Cagliari.
   In ultima analisi, gli ascendenti diretti di parte maschile sono il padre Giuseppe, il nonno Sebastiano, il bisnonno Giovanni Maria ed il trisavolo Sebastiano mentre quelli di parte femminile rispondono ai nomi di Angiolina Zedda, madre, Rosa Todde, nonna, Maria Anna Peddes, bisnonna e Maddalena Sau, trisavola.
Nino Mura

Tonara 13 dicembre 2013 0re 16.00 Gli ultimi testimoni sardi - film documento di Graziano Canu

Il film di Graziano Canu è in programma a Tonara, Venerdi 13 dicembre alle ore 16 presso il Teatro Comunale in Viale della regione.
  

lunedì 4 novembre 2013

Il Tonara invincibile sul campo di casa Il Sorso sotto scacco

 TONARA. Il volo del Tonara ha il volto del bomber Tocco, la cui rasoiata a inizio ripresa decide un match difficile. I locali avevano bisogno a tutti i costi dei tre punti per poter proseguire un trend positivo. Gli ospiti dal canto loro non erano giunti in terra barbaricina per fare le comparse.
Alla fine l’hanno spuntata i ragazzi di Marchi, ma il match è stato duro, caratterizzato da una doppia espulsione e da diverse scaramucce tra i giocatori. Segno che l'agonismo ha condizionato molto i calciatori in campo, che tenevano parecchio per la vittoria.
Il match si apre al 10' con una conclusione di Antonio Pili, a lato. Al 18' è Saba a sganciarsi, dribblare un uomo e calciare in porta, sfiorando la traversa. Al 29' ancora il Sorso in avanti con una conclusione radente di Monti, che calcia potente, ma il suo pallone sfiora la traversa.
Al 34' altra conclusione di Sau, palla al lato. Al 39' ancora Saba in avanti, ma il suo colpo di testa, viene neutralizzato dal portiere ospite. Al 44' ammonizione del fantasista Luca Pili, che peserà come un macigno per il prossimo match. Pili era diffidato e salterà la partita.
Nella ripresa il Tonara parte subito forte; dopo un tiro di Luca Pili, deviato in angolo, arriva il goal di Tocco. Il folletto di Villanovatulo confezione il vantaggio locale con una conclusione radente, su cui nulla può il bravo Pintus. Il Tonara preme sull'accelatore e cerca di chiudere la partita. Ci provano lo stesso Luca Pili al 64' e Tocco al 70', senza nulla di fatto.
Le emozioni diminuiscono, ma aumenta il nervosismo. Ne fanno le spese Antonio Pili e Bagnolo, che vengono colti in reciproche scorrettezze dall'arbitro. Il direttore di gara li spedisce anzitempo negli spogliatoi. C'è ancora qualche minuto per vedere una sortita del bomber Calaresu, entrato nel secondo tempo, che conclude forte, ma a lato su un bel passaggio di Curreli.
Sul capovolgimento di fronte ci provano sia Monti, 79' e Saba al 84' del neoentrato Mauro Cacace, Michele Pili neutralizza. E' il sigillo sul match, che si imbruttisce con qualche episodio poco sportivo. Al fischio finale è tripudio sugli spalti. I locali festeggiano una vittoria soffertissima, che da linfa e punti che fanno salire in classifica.
Per i sorsesi, invece, la delusione è tanta. Avrebbero forse meritato il pareggio: ma tra nervosismo e il muro eretto dal Tonara. Claudio e Luca Sau sono stati sontuosi, non sono riusciti a trovare il goal. Buono l'arbitraggio del signor Mocci: il match era davvero insidioso ma l’arbitro ha diretto la gara con grande personalità.
Giovanni Melis

Il TRAILER "GLI ULTIMI TESTIMONI" DI GRAZIANO CANU

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                          SU DVD IL FILM 
                        "GLI ULTIMI TESTIMONI"

                              25 SARDI RACCONTANO LA SECONDA GUERRA MONDIALE



Per info: info@radiobarbagia.it                  www.radiobarbagia.it                       078436165


venerdì 1 novembre 2013

CAGLIARI - I BOMBARDAMENTI DEL 1943 - GLI ULTIMI TESTIMONI SARDI.

"Gli ultimi testimoni", 25 reduci sardi attori protagonisti nel documentario di Graziano Canu. (FONTE:http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=2980)  


Gli ultimi testimoni". Nel titolo del documentario si riassume bene il contenuto: storie di uomini impegnati sui monti della Grecia dell'Albania, lungo le steppe della Russia e il deserto africano. Ma anche il vissuto tragico di Mauthausen, la strage di Cefalonia, i campi della Siberia e quelli sotto il sole d'Africa, i bombardamenti di Cagliari e il dramma degli sfollati.
La passione per la storia, ma soprattutto il desiderio che queste storie, di un'umanità profonda, non andassero disperse, ha portato Graziano Canu, giornalista nuorese della tv privata Videolina a realizzare un film con le testimonianze di 25 reduci sardi della seconda guerra mondiale.
"Testimonianze, a volte anche inedite, da salvare prima che questi uomini, che hanno vissuto la terribile realtà della guerra - dice Canu - non possano più farlo, considerato che sono persone che hanno dai 90 ai 102 anni". Ma ci sono anche i racconti di due donne, una di Desulo e l'altra di Bortigali, che il conflitto mondiale lo hanno vissuto aspettando il rientro dei loro soldati, e combattendo in paese, a loro volta, un'altra guerra, quella per la sopravvivenza. Una ricerca, quella del giornalista-regista, attraverso tutti i paesi dell'isola, durata oltre otto mesi, in compagnia dell'operatore Renzo Gualà per incorniciare racconti spesso drammatici, ma a volte con spunti anche ironici, come nel caso di due sconosciuti che ebbero la sfortuna di finire a Mauthausen e che scoprirono di essere entrambi sardi dal dialetto. "Grazie all'aiuto della presidenza della Giunta regionale e alla Camera di Commercio di Nuoro - annuncia Graziano Canu -

realizzeremo un Dvd che all'inizio del prossimo anno scolastico distribuiremo in tutte le scuole della Sardegna. Questa la mia più grande soddisfazione. Perché, come scrive Mario Rigoni Stern, "anche se ancora pochi di noi sono testimoni, questo

nostro passato non deve restare nell'oblio perché ora i nostri ventri sono sazi e le case calde, perché abbiamo un letto pulito per dormire e i nostri nipoti sorridono compassionevoli se ci vedono raccogliere e portare alla bocca le briciole che rimangono sulla tovaglia o se mettiamo da parte un pezzo di pane rimasto sulla tavola"

giovedì 24 ottobre 2013

PROSSIMANTE IN EDICOLA E IN LIBRERIA "GLI ULTIMI TESTIMONI FILM TESTIMONIANZA DI GRAZIANO CANU

SARDI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE.

 TESTIMONIANZE DI:

BENIGNO CASULA - TONARA

SEBASTIANO GIOI E FRANCESCA MACCIONI  - DESULO
ANTONIO FRAU - OVODDA
AGOSTINO CARAI - OLZAI
GIOVANNI MEREU - DORGALI
PINUCCIO TINTI - CAGLIARI
RICCARDO MONNI - ILBONO - CAGLIARI
NINO SIRIGU - SIURGUS DONIGALA
GIULIANO FARRIS - OROSEI
FRANCESCO ORTU - BOLOTANA
FRANCESCO IGNAZIO FRONTEDDU -OLIENA
GIUSEPPE MEREU - PULA
MODESTO MELIS - GAIRO - CARBONIA
ADOLFO SANNA - ORISTANO
GAETANO ANGIUS - VILLANOVA MONTELEONE
ANTONIO MANCA - OZIERI
BRUNO BAGEDDA - BITTI - NUORO
MARIA CAGGIARI - BORTIGALI
FRANCESCO BIANCHINA - ORISTANO
DANIELE FLORE - SORRADILE
BERNARDINO MANGIA - ORUNE NUORO
GIOVANNI APPEDDU - TEMPIO
LUIGI CANNAS - TULA
ANTONIO LOCHE - TONARA - ITTIRI


CON IL PATROCIONIO DI

PRESIDENZA REGIONE AUTONOMA SARDEGNA
RADIO BARBAGIA
L'UNIONE SARDA

lunedì 21 ottobre 2013

Anche se ancora pochi di noi sono testimoni.............. "gli ultimi testimoni sardi" di Graziano Canu






 Mario Rigoni Stern  "Aspettando l'alba e altri racconti" Einaudi 2004
Anche se ancora pochi di noi sono testimoni, questo nostro passato non deve restare nell'oblio perchè ora i nostri ventri sono sazi e le case calde, perchè abbiamo un letto pulito per dormire e i nostri nipoti sorridono compassionevoli se ci vedono raccogliere e portare alla bocca le briciole che rimangono sulla tovaglia o se mettiamo da parte un pezzo di pane rimasto sulla tavola. .

Mario Rigoni Stern
"Aspettando l'alba e altri racconti" Einaudi 2004

SU DVD IL FILM: GLI ULTIMI TESTIMONI SARDI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE di Graziano Canu

  

                           SU DVD IL FILM 
                         "GLI ULTIMI TESTIMONI"
                              25 SARDI RACCONTANO 
LA                SECONDA GUERRA MONDIALE


per  informazioni:
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lunedì 14 ottobre 2013

PROGETTO DEL MARGINE INTERNO DI TONARA. UN CENTRO PER L'ARTIGIANATO E NUOVE DENSITA'. TESI DI LAUREA DI SARA CASULA.

UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI CAGLIARI, Facoltà di Ingegneria e Architettura.
relatore: Carlo Atzeni
primo correlatore: Silvia Mocci
controrelatore: Antonello Sanna












Le case dei Porru a Tonara di Nino Mura





Le case padronali dei Porru hanno sempre suscitato in me una velata curiosità. La prima, arroccata verso l’alto tra la via Mons. Tore e la via sant’Antonio, consentiva ai vari gruppi familiari che l’abitavano in qualità di affittuari lo sbocco da tutti i lati che, con le loro facciate, imponevano al condominio una definizione geometrica a pianta trapezoidale.

Nella parte inferiore un vecchio portale, nascondendo alla visuale dei rari passanti un pozzo a carrucola d’altri tempi, dava l’accesso ad un ampio cortile sul quale si affacciavano i dirimpettai dei vari appartamenti. L’intero stabile, ormai disabitato da una trentina d’anni, versa in precarie condizioni di staticità. Buona parte del tetto è sprofondata verso l’interno. Resistono alle intemperie i robusti muri maestri e quelli perimetrali. I molti legni penzolanti dai solai sottostanti alle nude capriate sventrate dai vari agenti atmosferici quali pioggia, vento e neve lasciano presagire un ulteriore decadimento dell’immobile.

Identica sorte sarebbe spettata anche alla casa direttamente posseduta e goduta dai Porru se, a qualche decennio dalla morte dell’ultimo loro rappresentante, non fosse intervenuta la mano provvidenziale dell’amministrazione comunale.

La complessa struttura edilizia, distribuita in diverse postazioni della borgata di Toneri, si identificava con gli spazi relativi all’abitazione, al negozio di mercerie, al tabacchino ed alla stalla per gli animali.

Lo stabile si affacciava nella veste migliore su Pratza manna salvo concedersi, dopo una svolta ad angolo retto, al caratteristico ballatoio che ha sempre unito ciò che la strada ha continuamente diviso.

Abitazione padronale da una parte e alloggi per la servitù da un’altra. La stessa regola valeva per dividere i ristretti spazi carcerari riservati alla detenzione dei maschi e delle fe



mmine. Catene e ferri di detenzione per i malcapitati di turno pendono ancora dalle travi di una di queste anguste prigioni. Appena al disopra di questi sottani risultano ancora ben definiti gli alloggi riservati nell’ottocento ai militari della Benemerita.

Per poter passare in rassegna i vari ambienti, ai quali non era mai consentito accedere agli estranei, ho impiegato parecchio tempo. Quasi in religioso silenzio, approfittando delle brevi ma preziose informazioni della guida museale, ho cercato di far mio quanto in passato, quando abitavo nella casa dei nonni materni in via Asproni, alias Pratza Manna, non era mai appartenuto alla mia morbosa curiosità.

Ho scrutato ogni spazio, ogni angolo, ogni armadio a muro, ogni apertura. Per potermi rendere conto della funzionalità e staticità delle diverse strutture ho compulsato travature, intonaci, legni, solai, capriate, scale. Ho misurato i vari ambienti senza strumenti cercando di memorizzare il tutto mentalmente. Moderatamente alti mi sono sembrati tanto i piani superiori quanto le mansarde del sottotetto ed i magazzini.

Guardando verso le volte era un continuo altalenare di travi lunghe e diritte, tirate su senza risparmio. L’eccezione alla regola era data da una strana asse ricurva verso l’alto con una vistosa gibbosità che serviva e serve tuttora a regolare il passaggio tra due ambienti. Assomigliava tanto al lineamento superiore di un cappello di carabiniere in alta uniforme. Altrove gli architravi erano un po’ più bassi del solito ma in linea di massima il visitatore poteva procedere speditamente ovunque.

Inaspettatamente una porta finestra del secondo piano mi invitava a superare il ballatoio dei miei sogni. Quante volte avevo desiderato di poterlo transitare furtivamente. Già prima di iniziare questa mia visita, al fine di sfruttare al meglio ogni segmento del ponte sospeso sull’acciottolato sottostante, avevo cercato di calcolare doviziosamente i ridotti tempi di percorrenza ma il senso di rivincita sulle voglie di pedaggio, rimaste inappagate a livello infantile, mi rese così euforico da compiere il tragitto in un baleno.

Dappertutto potevo leggere la semplicità che aveva contrassegnato la vita dei Porru. Non un segno di modernità negli arredi, negli strumenti di lavoro e nei rari interventi alle strutture. I marchingegni creati dal contributo dell’energia elettrica quivi compresi radio e televisione, non avevano mai varcato gli ingressi della grande casa padronale. La luce fiocca delle lampadine elettriche era stato il massimo permissibile. La parsimonia faceva parte del DNA degli abitatori che, contrariamente a quelle che erano state le strategie vincenti del loro capostipite, avevano segnato nel tempo una fase di stallo verso l’apertura a qualsiasi tipo di novità. La parsimonia quindi era considerata una carta vincente.

Per noi sapere al giorno d’oggi che macchine fotografiche, cineprese, cellulari violano, nei tempi programmati dalle visite, questi ambienti preservati con molta cura dalle insidie del progresso e della tecnologia, è una vera sorpresa che sa di autentica beffa nei riguardi di chi volutamente aveva preferito rimanere ancorato alle radici del passato.

In questa singolare ispezione, curata a vantaggio di pochissimi e fra i quali mi sono reputato un privilegiato, non ho avvertito particolari segnali di commistione col mondo esterno se non quelli generati dal sordo calpestio sui tavolati e dal continuo sferragliare dei serramenti che aprivano e chiudevano le numerose porte di questi labirinti intercomunicanti.

C’era spazio ancora per la visita al fienile ma bisognava percorrere buona parte di Pratza Manna. Appena varcato l’ingresso mi sono ritrovato ai miei piedi, dopo appena pochi passi, una spessa lastra in vetro cristallizzato che rico

priva, ben sostenuta da solidi supporti in ferro, l’apertura di una fossa della profondità di diversi metri. L’insolita copertura, messa a protezione degli incauti visitatori, rappresentava l’unico vezzo di modernità concesso a questo curioso frigorifero che, in altri tempi, veniva utilizzato per la conservazione di grossi quantitativi di castagne.

Tutt’intorno era una ricca rassegna di strumenti di lavoro del passato. A protezione di tanta privacy un muro di recinzione di modeste proporzioni non impediva ai curiosi di turno di abbandonarsi alla visione di un mare di tetti in continua rincorsa verso il limite estremo del vicinato di Toneri, il rione che lentamente, ma inesorabilmente, sta scomparendo dalla realtà dell’oggi per entrare nell’anonimato dei vasti musei a cielo aperto.