mercoledì 12 agosto 2026

Quando Guccini Ballò il Ballo Sardo: Quel Magico 2 Giugno 1982 a Tonara

Di Alusac Eleirbag


Tutto è nato da una chiacchierata con Nino, ritornando indietro nel tempo con i ricordi e con quella nostalgia bella di chi la storia della musica dal vivo, a Tonara, l'ha fatta con le proprie mani.

Fra i tanti concerti organizzati da quel gruppo capitanato proprio da Nino — la stessa squadra affiatata che aveva esordito portando in paese i Nomadi — ce n'è uno in particolare che strappa ancora oggi un sorriso speciale e un pizzico di commozione. Era il 2 giugno 1982, e sul palco salì un gigante della canzone d'autore: Francesco Guccini.

Un Bottiglione di Nero e tre Ore di Poesia

La cornice dell'evento raccontava già tutto dello spirito genuino e pionieristico di quelle imprese: un palco montato alla buona nel cortile della scuola elementare, sistemato proprio addossato ai muri dell'edificio e a ridosso delle finestre delle aule.

Guccini non era accompagnato dai Nomadi, ma si presentava con la sua sola chitarra e la sua figura imponente, pronto a regalare una serata memorabile. Nino mi ha raccontato la scena con una vividezza incredibile: tra un brano e l'altro, il Maestrone pescava da una cassetta di panini sistemata sul retro del palco, addentava qualcosa e si dissetava con l'immancabile bottiglione di vino nero. L'atmosfera era di festa pura, conviviale e un po' sopra le righe. A un certo punto, tra la sorpresa e l'entusiasmo generale, Guccini si mise persino a ballare un ballo sardo insieme al pubblico.

Quel concerto durò più di tre ore. Per ascoltarlo, nel cortile di quelle scuole elementari, era salita a Tonara mezza Sardegna.

Le Note nel Cortile della Scuola

Nessuno annotò su carta la scaletta esatta di quelle tre ore, ma non è difficile immaginare cosa abbia risuonato nell'aria fresca di quella sera di giugno. Nel 1982 Guccini aveva già inciso le sue opere più iconiche, ed è facile figurarsi il cortile della scuola che cantava a memoria ogni singola parola.

Senza dubbio saranno risuonate le note di La locomotiva, l'inno anarchico che da sempre chiudeva i suoi live, e di Dio è morto, la canzone censurata dalla RAI negli anni '60 ma trasmessa con coraggio da Radio Vaticana. E poi i capolavori tratti da Radici come Il vecchio e il bambino, Incontro e Canzone dei dodici mesi, insieme ai ritratti intimi e graffianti di L'avvelenata, Via Paolo Fabbri 43, Amerigo, Eskimo, Il pensionato e Canzone quasi d'amore.

Non fu un semplice concerto, ma un viaggio immenso attraverso la poesia in musica.

Un Eredità da Custodire

Guardando indietro a quel 2 giugno 1982, si capisce quanto Tonara sia sempre stata un crocevia fondamentale per la musica e per la cultura nell'isola. Ricordare quella sera, ascoltando i racconti di Nino e dei ragazzi di allora, significa riaffermare l'importanza di chi ha avuto il coraggio di sognare in grande, portando i più grandi poeti del nostro tempo tra le nostre montagne. Un patrimonio di ricordi e di passione che ancora oggi continua a far battere il cuore della nostra comunità.


martedì 11 agosto 2026

Tra i vicoli di Berchidda e le pagine di S’Ischiglia: il ricordo del grande Pietro Casu. Il sonetto di Pera Sulis è il ricordo di Angelo Dettori

Di Alusac Eleirbag 


Durante la mia permanenza a Berchidda per seguire il festival Time in Jazz di Paolo Fresu, la casa che ho affittato mi ha regalato una sorpresa inaspettata: un piccolo libretto dell’Associazione "Pietro Casu", intitolato «S’Ischiglia» sonat ancora.

Sfogliandolo, la prima scoperta è stata un sonetto scritto dal celebre poeta tonarese Pera Sulis dedicato proprio a Pietro Casu: un omaggio sincero tra grandi figure della nostra cultura. Ma il vero cuore del volumetto è un prezioso scritto di Angelo Dettori, che traccia un ritratto intenso ed esaustivo di questo gigante della letteratura e teologia sarda.

La figura di Don Pietro Casu

Angelo Dettori non offre una fredda critica letteraria, ma un tributo affettuoso a un uomo che è stato al contempo poeta, prosatore, studioso, sacerdote e fervente apostolo di sardità.

Nato a Berchidda nel 1878 e scomparso nel gennaio del 1954, Don Pietro Casu ha dedicato l'intera esistenza al servizio del bene, della verità e della valorizzazione della lingua e della cultura sarda.

Le tappe del suo percorso umano e intellettuale

 L'oratore eccezionale: Parroco di Oschiri prima e della sua Berchidda poi, fu un oratore di rara potenza. Famosa fu la sua orazione in sardo al Congresso Mariano di Cagliari del 1926, che incantò l'intero uditorio davanti alle altissime cariche ecclesiastiche.

 Il pioniere del romanzo sardo: Esordì nella narrativa con Notte Sarda (1910), primo capitolo di una trilogia pensata per raccontare il passato, il presente e il futuro dell'Isola (Aurora Sarda e Meriggio Sardo). I suoi romanzi, tra cui Malgerme e Ghermita al cuore, riscossero uno straordinario successo di critica e pubblico.

 Lo studioso della lingua: Per oltre cinquant'anni esplorò l'isola interrogando anziani, consultando testi e analizzando termini per redigere un monumentale Vocabolario Sardo (rimasto manoscritto e poi destinato alla pubblicazione regionale). La sua fama lo portò a collaborare con illustri glottologi internazionali come Max Leopold Wagner.

 Il traduttore dei classici: Nel 1930 diede alle stampe la sua titanica traduzione della Divina Commedia in sardo-logudorese, dimostrando la straordinaria flessibilità e dignità letteraria della lingua madre, affiancandola alle traduzioni di brani biblici, Leopardi, Foscolo e Victor Hugo.

Il poeta del cuore e della natura

Nonostante la vasta produzione in prosa e la missione sacerdotale, Dettori individua nella poesia l'aspetto più puro e autentico dell'anima di Casu. Famoso per la sua versificazione impeccabile, vinse nel 1950 il primo premio per la poesia sarda al "Premio Grazia Deledda".

Le sue liriche migliori sono quelle prive di oratoria o intenti catechistici: canti trascinanti dedicati alla bellezza della natura, alle fatiche quotidiane (Su massaju, Sa filadora) e ai sentimenti umani più profondi.

Un amore infinito per la Sardegna

Pietro Casu fu un lettore attento e un caloroso sostenitore della rivista S'Ischiglia, da cui pretendeva sempre il massimo rigore letterario. Dettori lo ricorda infine come un uomo modesto, dalla coscienza limpida e guidato da un amore sconfinato per la sua terra. Un amore riassunto in modo emblematico in uno dei suoi versi più celebri: «Casi gloriosa in terra e mare e chelu, / eo ti sonnio, o Sardigna: / cherio milli coros pro t'amare!»

(Così gloriosa in terra, mare e cielo, io ti sogno, o Sardegna: vorrei mille cuori per poterti amare!)




Sonetto di Pera Sulis

Dal Titolo

EST MORTU

Pedru sa die sua hat terminadu 

serenamente comente hat vividu

Pustis de haer tant'ierros bidu, 

su chercu maestosu s'est siccadu



A ue non si torrat est andadu, 

ma cando s'est in vida dispedidu

unu tesoro d'affettos bestidu

nos hat, dignu, in regalu lassadu.



Rejone est si Berchidda est in lamentu, 

ca de sa cara lira armoniosa 

no intendet pius su dulche accentu.



Ed eo, cun cust'anima affannosa, 

depongo lizos de su pensamentu,

lagrimas da-e coro in cussa losa. 



 


lunedì 3 agosto 2026

TUE DE TONARA SES SU PATRONU A Santu Grabiele dae Benigno Casula - 1977 .

TUE DE TONARA SES SU PATRONU


A Santu Grabiele 


Tue de Tonara ses su patronu

e ti festant su tres de austu,

ant'isceltu a tie angelu bonu

ca tue fias santu a nois giustu.

Gabriele unu fizu ap'in donu

e ti ringratzio de totu custu.

Si apo pecadu ti pedo perdonu

e si a bortas so istetiu ingiustu.

Ùmile pecadore m'invoco a tie,

antzis de coro ti cherzo pregare

e tue isculta su meu lamentu,

chi sa vida galu mi pota sorrie(re)

pro custu sigo a m'invocare

cun fide e devotu sentimentu.


domenica 2 agosto 2026

Oe giumpo settant’annos. L’arte di far rimare i settant’anni (e la poesia che abbiamo dimenticato).



Di Alusac Eleirbag



Da’ su chimmantasese in su mundu,

oe giumpo setant’annos de vida;

su tempus passat, semmus in salida

ma cun su coro allegr’e profundu.


Dae s’otantasette cun Antonietta

caminaus impare in su camminu;

Olg’e Sara, fizas ’e opera perfetta,

sunt sa lughe e su frutu prus divinu.


E sos nebodes affortigant s’amore:

Marco de Giacomo e Olga adorada,

Giorgio de Iuri e Sara gioia manna,


chi rezent custos annos de calore.

Gràtzias a sa vida pro tantu amada,

in coro meu aintr’e una capanna


Scrivere un sonetto a tavolino è stata un’impresa. Ho contato e ricontato le sillabe, cercato le rime giuste, limato i versi per far incastrare la mia vita — Antonietta, le mie figlie Olga e Sara, i miei quattro nipoti — in quattordici righe di poesia. Ci ho messo tempo, fatica, pazienza.

Un poeta di professione l’avrebbe fatto in un attimo. Ma il pensiero, mentre combattevo con gli endecasillabi, è andato subito a mio padre Benigno e a mio zio Raffaele. Loro due un sonetto così l’avrebbero scritto al volo, quasi senza pensarci, magari mentre sorseggiavano un bicchiere di vino o riposavano dopo una giornata di lavoro.

Perché per loro sarebbe stato così naturale e per noi è diventato così difficile?

La risposta è semplice e fa anche un po' male: non c'è più allenamento, non c'è più dedizione.

La loro generazione viveva la poesia come un linguaggio quotidiano. Mio padre e mio zio si scrivevano usando i versi; per comunicare, per fare gli auguri, per prendersi in giro o per raccontarsi la vita si mandavano componimenti poetici. La rima per loro non era un esercizio accademico o un compito da svolgere a tavolino, ma un modo spontaneo di pensare e di sentire.

Noi abbiamo perso quella ginnastica del cuore e della mente. Oggi scriviamo messaggi veloci, frasi brevi, abbreviazioni. Abbiamo guadagnato in rapidità, ma abbiamo perso quella meravigliosa capacità di dare ritmo ai sentimenti.

Eppure, arrivato al traguardo dei miei settant’anni, ho voluto sforzarmi. Ho voluto raccogliere quel testimone, anche solo per un giorno. Il mio sonetto in sardo avrà richiesto tempo e qualche correzione di troppo, ma dentro c’è la stessa dedizione che vedevo nei loro occhi. È il mio modo per dire grazie alla vita, alla mia famiglia, e per far fare un piccolo sorriso a chi, da lassù, mi guarda e magari sta già correggendo le mie rime.



sabato 1 agosto 2026

​Tonara riscopre la Scuola Popolare: dai corsi di tessitura alla Biblioteca Comunale-di Michela Zucca

Riceviamo e pubblichiamo.

TONARA – Domenica 26 luglio, in Piazza Berlinguer a Tonara, si è svolto un importante convegno dedicato a una pagina di storia locale quasi dimenticata: la Scuola Popolare tonarese.

A coordinare i lavori è stata Michela Zucca. Sono intervenuti il Sindaco di Tonara Salvatore Urru, il prof. Gianluca Scroccu, il prof. Gianfranco Tore e il docente Luca Tatti. Protagonista della serata Cristina Garau, che ha presentato al pubblico la sua tesi di laurea sull'argomento.

Una storia di riscatto nel dopoguerra

Il tema ci riporta all'Italia del dopoguerra, quando l'analfabetismo era una piaga nazionale, soprattutto nel Mezzogiorno e in Sardegna. Fu in quel contesto che la pedagogista Anna Lorenzetto diede impulso in tutta Italia all'UNLA (Unione Nazionale per la Lotta contro l'Analfabetismo), creando i Centri di Cultura Popolare per alfabetizzare gli adulti che ancora firmavano con una croce.

A Tonara i primi documenti risalgono al 1952, grazie all’intuizione del promotore Michelino Pruneddu. Ma come ha ben ricostruito Cristina Garau, non si trattava di semplici corsi di alfabetizzazione: nelle case del paese si tenevano lezioni di tessitura, cucito, falegnameria e meccanica, sostenute anche dagli aiuti americani dell’UNRRA. Accanto al "saper fare", si insegnava l'educazione civica.

Straordinario l'impatto pratico sul territorio: grazie all’impegno di Pruneddu, i tappeti realizzati dalle donne tonaresi venivano venduti fino in Svizzera, generando piccoli introiti per sostenere le attività della scuola.

La nascita della Biblioteca e le visite illustri

Da quei centri nacque un’altra istituzione fondamentale per la comunità. Nel 1956 venne aperto ufficialmente il Centro di Lettura, destinato a diventare l’attuale Biblioteca Comunale. C’era un’autentica ansia di cultura, intesa come strumento di riscatto sociale e opportunità lavorativa.

Un dettaglio illuminante, emerso grazie al prof. Gianfranco Tore, riguarda l’insegnante Giuliano Giuliani: avendo vissuto a Grenoble, tenne persino dei corsi di francese per gli adulti intesi a emigrare in Francia.

Una storia così significativa da attrarre l'attenzione dello scrittore Carlo Levi, autore di Cristo si è fermato a Eboli, che durante il suo viaggio in Sardegna visitò Tonara per ben due volte (nel 1952 e nel 1962), entrando in contatto con la Scuola Popolare e i centri di lettura.

La memoria custodita

Nel 1956 Michelino Pruneddu fu trasferito a Osilo e la direzione del Centro passò a Paolo Sulis. Se oggi è possibile ricostruire questa storia, lo si deve alle figlie di Sulis — Nella, Franca e Stelio — che hanno conservato gelosamente registri e materiali dell'epoca. Un contributo fondamentale è giunto anche dalla ricerca di Cristina Garau, capace di rintracciare quattro donne che frequentarono la scuola, raccogliendo testimonianze emozionanti e persino un piccolo diploma originale.

L'esperienza si concluse nel 1962, ma lasciò un seme profondo che negli anni successivi favorì la nascita della Scuola Media a Tonara e la formazione di intere generazioni di diplomati e laureati.

Un lavoro di rete

L'iniziativa è stata realizzata grazie alla sinergia tra la Pro Loco di Tonara, il Comune di Tonara e la Biblioteca Comunale. Un ringraziamento speciale va ai docenti e professori universitari che hanno condiviso con generosità le proprie competenze, rendendo possibile una giornata di preziosa riscoperta storica.

Una storia di dignità, comunità e visione del futuro che Tonara ha finalmente riabbracciato


Michela Zucca


martedì 28 luglio 2026

IL CAMMINO DI SANTU JACU TRA TONARA E SORGONO


alusac eleirbag


CSJ-11 Tonara → Sorgono

La Tappa 11 è lunga 15 km con 340m di dislivello, ed è una delle più belle, quasi interamente immersa nei boschi, dove è possibile ammirare anche un castagno plurisecolare.

Dalla Vedetta di Serra Longa, si ammira un panorama unico.

  • Deviazione per Santu Jacu: La deviazione per la Chiesa campestre di Santu Jacu, poco prima di Sorgono, è di circa 3,4km andata e ritorno.




- Cammini,CSJ,Tappe CSJ

CSJ-11 Tonara → Sorgono

a. Tonara Casa Porru, b. Sorgono Menhir nel sito archeologico Biru ‘e Concas


Percorso:

Tonara > Sorgono

Distanza:

15 Km

Difficoltà:

Media

Leaflet | Data © OpenStreetMap contributors, Maps © OpenStreetMap contributors, CC-BY-SA, Imagery © Mapbox

Strutture ricettive e attività (Tappa CSJ-11)

Da Franco
Casa Privata DONATIVO

Da Franco

📍 Sorgono
Corso IV Novembre 6
🛏️ 4 posti
B&B

Il Ginepro

📍 Tonara
Via Mons. Tore 22

Quando Guccini Ballò il Ballo Sardo: Quel Magico 2 Giugno 1982 a Tonara

Di Alusac Eleirbag Tutto è nato da una chiacchierata con Nino, ritornando indietro nel tempo con i ricordi e con quella nostalgia bella di ...