martedì 25 agosto 2026

​Il confine invisibile della longevità: cos’è davvero la Blue Zone sarda. Il caso Tonara e le terre di mezzo



Quando si parla di centenari e di elisir di lunga vita, l’immaginario collettivo corre subito alla Sardegna. Si pensa a una terra quasi magica, sospesa nel tempo, dove l'aria di montagna e uno stile di vita genuino regalano decenni in più a chiunque ci nasca. Tuttavia, dal punto di vista scientifico, la risposta è molto più precisa e circoscritta: non tutta la Sardegna è "Blue Zone", e la storia di come sono stati tracciati questi confini merita di essere raccontata.

Il termine Blue Zone è nato nei primi anni Duemila da un’idea del demografo belga Michel Poulain e del medico sardo Gianni Pes. Nel corso dei loro studi sulla demografia dell'isola, i due ricercatori iniziarono a segnare sulla mappa con un pennarello blu i comuni che registravano un tasso eccezionalmente alto di persone ultra-centenarie. Quando il perimetro fu completato, il cerchio blu racchiudeva un’area molto specifica, situata tra l'Ogliastra e la Barbagia. La Blue Zone originaria comprende 14 comuni: Arzana, Baunei, Fonni, Gavoi, Lodine, Mamoiada, Oliena, Ollolai, Orgosolo, Ovodda, Seulo, Talana, Urzulei e Villagrande Strisailis.

Ciò che rende unica questa micro-regione non è solo l'elevato numero di centenari, ma un dato demografico straordinario e quasi irripetibile a livello globale: il rapporto tra uomini e donne centenarie è quasi pari. Nel resto del mondo, per ogni uomo che raggiunge i cent'anni ci sono in media da quattro a cinque donne. Nella Blue Zone sarda, gli uomini vivono a lungo quanto le donne.

Come si spiega questo fenomeno? La scienza individua quattro pilastri fondamentali:

1. Il movimento naturale costante: La pastorizia e la conformazione dei paesi arroccati sui pendii hanno imposto per generazioni un'attività fisica quotidiana a bassa intensità ma continua, senza gli sbalzi o i traumi dello sport moderno.

2. L'alimentazione della tradizione: Una dieta sobria, basata su prodotti a filiera cortissima: legumi, verdure di stagione, pane di grano duro, formaggi ovini e caprini ricchi di acidi grassi essenziali e un consumo moderato di vino Cannonau locale, noto per l'alta concentrazione di polifenoli.

3. Il ruolo dell'anziano nella comunità: Nelle aree montane della Sardegna, l'anziano non viene isolato, ma rimane il perno della famiglia e della vita sociale. Questo senso di appartenenza e utilità riduce lo stress e previene il decadimento cognitivo.

4. Un patrimonio genetico tutelato dall'isolamento: Il secolare isolamento geografico di questi paesi ha conservato specifiche varianti genetiche che proteggono da malattie cardiovascolari e metaboliche.

Il caso Tonara e le terre di mezzo

Ed è qui che nasce una riflessione affascinante. Se si osserva la mappa, comuni come Tonara, Belvì, Atzara, Sorgono o Desulo si trovano a un soffio da questo cerchio blu. Condividono la stessa aria, la stessa geografia scoscesa, gli stessi ingredienti alimentari e la medesima struttura sociale. Eppure, nella rigorosa classificazione iniziale, non comparivano.

Significa che a Tonara non si vive a lungo? Tutt'altro. La rigorosità scientifica richiede soglie statistiche precise, ma la cultura della longevità non si arresta con un cartello stradale. Tonara e il territorio del Mandrolisai rappresentano un laboratorio vivente straordinario, dove gli stessi fattori di protezione biologica e sociale sono presenti e visibili ogni giorno nella vita dei loro grandi anziani.

Per comprendere davvero come la longevità si diffonda nella Sardegna centrale, occorre superare la rigidità della prima mappa e osservare come la ricerca stia ridisegnando questi confini.



domenica 23 agosto 2026

Bastava chiudere gli occhi per vedere Guccini: la notte magica di Tonara

di Alusac Eleirbag

Una bella intuizione che ha ripagato oltre ogni aspettativa. L'idea vincente è stata degli Amici di Guccini di Tonara, e in particolare di Maria Pina e Maria Gabriella, che hanno scommesso sul talento di “Dietro a Frasi Canzoni” con due artisti e attori arrivati da Ghilarza. Una scelta che ha pagato enormemente in termini di affluenza, coinvolgimento e qualità artistica


— portando in paese un livello di spettacolo e di calore che a Tonara non si vedeva da tempo.

Bastava chiudere gli occhi: la voce che ha stregato la piazza

Oltre alla grande presenza scenica e alla cura nei racconti, a lasciare tutti a bocca aperta è stata la straordinaria somiglianza vocale del cantante di Ghilarza. Una timbrica calda, profonda, incredibilmente vicina a quella del Maestrone di Pavana: ad eccezione della famosa "R moscia", la resa è stata così fedele che bastava chiudere gli occhi per sentirsi davvero a un concerto di Guccini. L'illusione era tale che qualcuno dal pubblico, trasportato dall'emozione, si è persino lasciato andare chiamandolo direttamente “bravo Francesco!”.

Un viaggio nella discografia: tra incomprensioni e perle nascoste

Il concerto è stato un percorso dentro l'anima del cantautore emiliano, a partire da quei brani che raramente si ascoltano dal vivo, ma che la piazza ha acclamato a gran voce.

 L'album "involontario" (Stanze di vita quotidiana, 1974): I musicisti hanno raccontato la genesi travagliata di questo disco. Tra il 1972 e il 1976 — gli anni d'oro dei suoi capolavori più famosi — la casa discografica spinse Guccini a pubblicare un album che lui non voleva fare e di cui non aveva pronta la stesura. Nonostante l'odio del Maestrone per quel disco, il pubblico stasera ha riscoperto la bellezza intima di quei brani dedicati alla quotidianità.

 I brani storici dedicati al pubblico: Spazio ai brani scritti più di 40 anni fa, incredibilmente profetici sul futuro e sull'Appennino Tosco-Emiliano, che riflettono l'attaccamento viscerale alle tradizioni e alla propria terra — un sentimento che unisce l'Emilia di Guccini alla Sardegna di stasera. Come è stato sottolineato sul palco: "Sentire queste parole oggi, nell'era dell'intelligenza artificiale, fa capire quanto Guccini avesse già visto il futuro."

 Il viaggio americano e le storie in musica: Spazio poi ai brani storici come quello ambientato in America (terra non amatissima da Guccini, visitata solo per amore) e ai riferimenti a Metropolis (1988), tra giganti, nani e viaggiatori. Canzoni apparentemente d'amore o di strada che nascondono significati filosofici profondi.

"Grazie a babbo, perché mi hai insegnato a non smettere mai di cercare, di chiedere, di domandare."

(La dedica citata sul palco, simbolo del costante cercare che caratterizza la poetica gucciniana).

Il nastro del 1982 e la sorpresa sul palco

Il momento più toccante e sorprendente della serata è arrivato quando si è riavvolto il nastro della storia. Un testimone d'eccezione, arrivato da Mamoiada, ha ricordato la storica data del 2 giugno 1982, quando da ventenne si presentò a Tonara armato di registratore:

"Avevo vent'anni. Sono venuto da Mamoiada a Tonara e mi sono piazzato proprio sotto il palco per registrare tutto il concerto. Conservo ancora la cassetta originale e la foto scattata quel giorno."


Tra i sorrisi del pubblico, è stato fatto ascoltare un estratto audio dell'epoca con la voce originale di Guccini. Ma la vera sorpresa della serata è stata veder salire sul palco proprio l'appassionato di Mamoiada: unendosi ai musicisti di Ghilarza, ha regalato un'interpretazione grintosa e appassionata.

Il clou della serata: le richieste del pubblico scatenano la piazza

Il momento culminante della notte è arrivato quando la band ha ceduto all'entusiasmo della piazza, eseguendo a grande richiesta i capolavori più amati e ruggenti del repertorio di Guccini:

1. L'Avvelenata: Un'esplosione di energia liberatoria cantata a squarciagola da tutti i presenti.

2. Cirano: Il grido d'orgoglio e di coerenza morale che ha fatto vibrare l'intera piazza.

3. Eskimo: La malinconia e il ricordo degli anni della gioventù che hanno emozionato generazioni diverse.

4. La Locomotiva: Il grandioso finale cantato in coppia, una vera e propria marcia corale che ha chiuso la serata tra applausi scroscianti e commozione.

Se avessero assecondato ogni singola richiesta arrivata dal pubblico, lo spettacolo sarebbe durato tranquillamente oltre le quattro ore!

Lo spirito del Live: zero effetti, solo musica pura

Un punto d'onore rimarcato con forza dagli attori di Ghilarza è stata la scelta stilistica della serata:

 Un Live Puro 100%: Nessun effetto speciale, nessuna pedaliera sofisticata. Soltanto voce, strumenti acustici e presenza scenica. Esattamente come faceva Guccini sul palco: un'esibizione nuda, autentica e genuina.

 Ironia e complicità: Non sono mancati i siparietti divertenti tra i musicisti per una chitarra scordata ("Era scordata da almeno sei canzoni, ma non te ne sei accorto") e le battute sulle canzoni più irriverenti.

Un arrivederci in musica

La serata si è chiusa tra gli applausi, le canzoni dedicate ai mesi dell'anno e il ricordo delle persone care. L'iniziativa promossa da Maria Pina, Maria Gabriella e dagli Amici di Guccini ha dimostrato che le parole del Maestrone non invecchiano: continuano a viaggiare e a unire interi paesi della Sardegna sotto la stessa passione.


​Via Belvedere in festa: a Tonara la tradizione del vicinato riaccende il cuore del rione Su Pranu



di Alusac Eleirbag


TONARA – Il 22 agosto scorso Via Belvedere, nel cuore di Tonara, si è trasformata ancora una volta nel teatro di una straordinaria festa di vicinato. Un appuntamento annuale che va ben oltre la semplice convivialità: un vero e proprio rito comunita


rio, interamente autofinanziato e organizzato dagli abitanti della storica via, chiusa al traffico per l'occasione per fare spazio a tavolate, musica e ricordi.

Quest’anno la risposta della comunità è stata eccezionale: dalle ore 20:00, quasi 200 persone si sono ritrovate attorno alla stessa tavola. La bellezza di questa iniziativa risiede nella sua capacità di riannodare i fili del tempo, accogliendo non solo i residenti attuali, ma anche tutti coloro che in passato hanno vissuto in Via Belvedere e che mantengono un legame indissolubile con questo rione.

Un’edizione caratterizzata da una proposta gastronomica originale e di altissimo livello: una cena interamente a base di pesce fresco. Gamberoni, spigole e muggini sono stati cucinati sapientemente da pescatori giunti appositamente da Cabras, mentre la gestione dell’accoglienza e il servizio sono stati curati con impeccabile spirito di squadra dagli stessi abitanti.


Ad allietare la serata è stata una colonna sonora autentica e viscerale. Le note dell'organetto di Pera hanno aperto le danze, mentre i canti a Mutos interpretati da Giovanni, Maria e Mario hanno rievocato la storia del rione, celebrando i valori fondamentali della solidarietà vicinale e del mutuo soccorso. A coronare la festa, la straordinaria esibizione di un virtuoso chitarrista ogliastrino – invitato da alcuni membri del comitato organizzatore – che ha incantato i presenti con un raffinato repertorio dedicato ai brani d'epoca del primo De André e di Francesco De Gregori.

Una notte di agosto che ha dimostrato ancora una volta come il senso di appartenenza e la voglia di stare insieme possano trasformare una semplice strada nel luogo più caldo e accogliente del paese


martedì 18 agosto 2026

​Francesco Guccini in Sardegna a Tonara: una fotografia riporta alla memoria una serata indimenticabile del concerto del 2 giugno 1982.

di Alusac Eleirbag

Una fotografia inattesa, arrivata da un lettore, riporta alla memoria la presenza di Francesco Guccini a Tonara e quelle serate in cui la musica sembrava diventare parte della vita del paese.

Qualche giorno fa, dopo aver pubblicato sul blog un articolo dedicato alla presenza di Francesco Guccini a Tonara, ho ricevuto da un lettore alcune  fotografie che meritano di essere condivisa.

La prima è una vecchia fotografia, tecnicamente tutt’altro che perfetta: presenta evidenti segni del tempo e molto rumore, ma proprio per questo possiede qualcosa che spesso le immagini moderne, nitide e perfette, non riescono più a restituire.

Nella fotografia c’è Guccini, seduto con la sua chitarra acustica, mentre canta.

L’immagine lo riprende a media distanza, leggermente rivolto verso sinistra. Ha la barba scura e folta, i capelli scuri e indossa una semplice maglia a maniche lunghe, jeans e un orologio al polso. È seduto su una sedia di legno e tiene la chitarra tra le mani.

La bocca aperta nel canto e lo sguardo rivolto verso sinistra fanno pensare a un momento preciso della serata: quello in cui il cantautore sta eseguendo una delle sue canzoni davanti al pubblico.

Alle sue spalle si intravedono una finestra con una grata metallica e una parete di mattoni scuri della scuola elementare di allora. In primo piano, invece, ci sono le teste degli spettatori, volutamente fuori fuoco.

È una fotografia che non racconta soltanto Guccini. Racconta anche il pubblico che lo ascoltava.

Una fotografia imperfetta, ma preziosa

La qualità dell’immagine è quella delle fotografie amatoriali di molti anni fa. La luce è scarsa, la definizione è modesta e il rumore dell’immagine è evidente.

Eppure, guardandola, si ha quasi l’impressione di essere tornati lì.

Non c’è la distanza delle fotografie ufficiali, non c’è il palco ripreso professionalmente, non ci sono luci spettacolari. C’è invece il cantautore seduto, la chitarra, il pubblico raccolto davanti a lui.

È proprio questa semplicità a rendere la fotografia particolarmente interessante.

Chi l’ha scattata non sembrava preoccuparsi di realizzare una fotografia destinata a diventare un documento storico. Probabilmente voleva semplicemente conservare il ricordo di quella serata.

Ed è spesso così che nasce la memoria.

Guccini e Tonara

La fotografia acquista un valore ancora maggiore se inserita nella storia del rapporto tra Francesco Guccini e Tonara.

La presenza di Guccini nel paese appartiene ormai alla memoria di diverse generazioni di tonarese e di appassionati della sua musica.

Tonara, paese di montagna, tradizionalmente legato alla musica, alla poesia e alla cultura popolare, rappresentava un ambiente particolarmente adatto ad accogliere un artista come Guccini.

Le sue canzoni parlavano di persone, di luoghi, di ricordi, di partenze e ritorni, di amicizia e solitudine. Erano canzoni capaci di raccontare il mondo senza bisogno di grandi scenografie.

Ed è forse per questo che, ancora oggi, il ricordo di quelle serate conserva una forza particolare.

La chitarra e le canzoni

Guardando la fotografia viene spontaneo chiedersi quale canzone stesse cantando in quel preciso momento.

Forse La locomotiva, con il suo ritmo incalzante e la sua straordinaria forza narrativa.

Forse Incontro, una delle canzoni più intime e malinconiche del repertorio gucciniano.

Oppure Canzone per un’amica, Auschwitz, Cyrano, L’avvelenata o una delle tante altre canzoni che hanno accompagnato la storia musicale italiana.

La fotografia, purtroppo, non ci dà la risposta.

Ma proprio questa incertezza lascia spazio alla memoria di chi quella serata la visse.

Un documento della memoria di Tonara

Le fotografie come questa hanno un valore che va oltre quello puramente fotografico.

Sono piccoli documenti della storia locale.

In esse ritroviamo persone, luoghi, ambienti e momenti che altrimenti rischierebbero di scomparire dalla memoria collettiva.

Questa fotografia ci restituisce Guccini a Tonara non come il grande artista visto attraverso le immagini ufficiali, ma come lo avrebbe visto una persona seduta tra il pubblico: vicino, reale, con la chitarra tra le mani e la voce rivolta alla gente.

È una testimonianza semplice, ma proprio per questo autentica.

la seconda è il  manifesto di allora che annuncia il concerto. Francesco Guccini e il Suo Gruppo.


Un invito ai lettori

La fotografia mi è stata inviata da un lettore dopo la pubblicazione del precedente articolo.

Per questo motivo vorrei rivolgere un invito a chi conserva ancora fotografie, manifesti, programmi, biglietti, ritagli di giornale o altri documenti relativi alla presenza di Francesco Guccini a Tonara.

Potrebbero esserci altre immagini dimenticate negli album di famiglia o nei cassetti di casa.

Sarebbe interessante raccoglierle e confrontarle, cercando di ricostruire con maggiore precisione quando si svolse quella serata, dove si tenne, chi organizzò l’evento, quali musicisti accompagnavano Guccini e quali canzoni furono eseguite.

La memoria di un paese passa anche attraverso queste piccole testimonianze.

E questa fotografia, arrivata quasi per caso, è un buon motivo per continuare la ricerca.

Se qualcuno riconosce il luogo, ricorda quella serata o possiede altre fotografie di Francesco Guccini a Tonara, può segnalarlo al blog. Ogni testimonianza può contribuire a ricostruire un pezzo della storia musicale e culturale del paese.


mercoledì 12 agosto 2026

Quando Guccini Ballò il Ballo Sardo: Quel Magico 2 Giugno 1982 a Tonara in Sardegna.


Di Alusac Eleirbag


Tutto è nato da una chiacchierata con Nino, ritornando indietro nel tempo con i ricordi e con quella nostalgia bella di chi la storia della musica dal vivo, a Tonara, l'ha fatta con le proprie mani.

Fra i tanti concerti organizzati da quel gruppo capitanato proprio da Nino — la stessa squadra affiatata che aveva esordito portando in paese i Nomadi — ce n'è uno in particolare che strappa ancora oggi un sorriso speciale e un pizzico di commozione. Era il 2 giugno 1982, e sul palco salì un gigante della canzone d'autore: Francesco Guccini.

Un Bottiglione di Nero e tre Ore di Poesia

La cornice dell'evento raccontava già tutto dello spirito genuino e pionieristico di quelle imprese: un palco montato alla buona nel cortile della scuola elementare, sistemato proprio addossato ai muri dell'edificio e a ridosso delle finestre delle aule.

Guccini non era accompagnato dai Nomadi, ma si presentava con la sua sola chitarra e la sua figura imponente, pronto a regalare una serata memorabile. Nino mi ha raccontato la scena con una vividezza incredibile: tra un brano e l'altro, il Maestrone pescava da una cassetta di panini sistemata sul retro del palco, addentava qualcosa e si dissetava con l'immancabile bottiglione di vino nero. L'atmosfera era di festa pura, conviviale e un po' sopra le righe. A un certo punto, tra la sorpresa e l'entusiasmo generale, Guccini si mise persino a ballare un ballo sardo insieme al pubblico una volta sceso dal palco.

Quel concerto durò più di tre ore. Per ascoltarlo, nel cortile di quelle scuole elementari, era salita a Tonara mezza Sardegna.

Le Note nel Cortile della Scuola

Nessuno annotò su carta la scaletta esatta di quelle tre ore, ma non è difficile immaginare cosa abbia risuonato nell'aria fresca di quella sera di giugno. Nel 1982 Guccini aveva già inciso le sue opere più iconiche, ed è facile figurarsi il cortile della scuola che cantava a memoria ogni singola parola.

Senza dubbio saranno risuonate le note di La locomotiva, l'inno anarchico che da sempre chiudeva i suoi live, e di Dio è morto, la canzone censurata dalla RAI negli anni '60 ma trasmessa con coraggio da Radio Vaticana. E poi i capolavori tratti da Radici come Il vecchio e il bambino, Incontro e Canzone dei dodici mesi, insieme ai ritratti intimi e graffianti di L'avvelenata, Via Paolo Fabbri 43, Amerigo, Eskimo, Il pensionato e Canzone quasi d'amore.

Non fu un semplice concerto, ma un viaggio immenso attraverso la poesia in musica.

Un Eredità da Custodire

Guardando indietro a quel 2 giugno 1982, si capisce quanto Tonara sia sempre stata un crocevia fondamentale per la musica e per la cultura nell'isola. Ricordare quella sera, ascoltando i racconti di Nino e dei ragazzi di allora, significa riaffermare l'importanza di chi ha avuto il coraggio di sognare in grande, portando i più grandi poeti del nostro tempo tra le nostre montagne. Un patrimonio di ricordi e di passione che ancora oggi continua a far battere il cuore della nostra comunità.


​Il confine invisibile della longevità: cos’è davvero la Blue Zone sarda. Il caso Tonara e le terre di mezzo

Quando si parla di centenari e di elisir di lunga vita, l’immaginario collettivo corre subito alla Sardegna. Si pensa a una terra quasi mag...