venerdì 20 febbraio 2026

Il Respiro dell’Acqua a Tonara: Il Fascino Eterno della Fontana Pitzirimasa

Esistono luoghi dove il tempo non scorre, ma gocciola, proprio come l’acqua fresca che sgorga dalle rocce della Barbagia. Nel cuore di Tonara, borgo celebre per i suoi torroni e le sue tradizioni millenarie, si trova un gioiello di pietra e poesia: la Fonte Pitzirimasa (o Sa Funtana de Pitzirimasa).

Un connubio tra Pietra e Arte

Le immagini ci restituiscono l’anima di questa fonte, incastonata tra pareti di scisto e murature a secco che parlano di maestranze locali e di un profondo rispetto per il territorio. Caratterizzata da una struttura in trachite, la fontana è impreziosita dalle sculture dell’artista belviese Tonino Loi, che intorno all'anno 2000 ha saputo infondere nuova linfa a questo sito storico.

Protetta da una solida tettoia in travi di legno di castagno, che richiama lo stile architettonico delle antiche dimore del centro storico di Tonara, la fonte invita il viandante a una sosta rigenerante.

La Leggenda e la Poesia di Peppino Mereu

Ma Pitzirimasa non è solo acqua e pietra; è letteratura. Come ricorda la targa del percorso storico-artistico, sulla pietra trachitica sono incisi i versi della celebre poesia "A Tonara" di Peppino Mereu.

Il poeta, considerato il "Baudelaire sardo" per la sua anima tormentata e la profondità dei suoi versi, ha reso questa fontana immortale. La leggenda sottesa ai suoi versi racconta di un legame viscerale con la natura del luogo: l’acqua di Pitzirimasa non è solo un elemento fisico, ma un canto della terra. Mereu cantava la bellezza aspra e purissima di Tonara, e la fonte diventa il simbolo di una purezza che resiste al passare dei secoli, una tappa obbligatoria per chiunque voglia comprendere l'essenza dell'anima barbaricina.

Un Viaggio nel Torrente

La fonte sorge lungo l’omonimo torrente Pitzirimasa, che nasce nelle vette sopra la località Su Sessene, a ridosso della maestosa Conca Giuanni Fais (1.499 m). Il torrente ha scavato nei secoli la roccia di scisto, creando pozze d'acqua cristallina e culminando, poco sotto la SS 295, in una cascata suggestiva con un balzo di 15 metri.

Anticamente, questo flusso d'acqua non solo dissetava, ma alimentava diversi mulini e scorreva tra le rovine del villaggio medievale di Idda inter Errios.

Perché visitarla oggi?

Visitare la Fontana Pitzirimasa significa fare un tuffo nella storia:

 * Per l'acqua: Scistosa e povera di sali minerali, è considerata di ottima qualità.

 * Per l'arte: Le incisioni e le sculture la rendono un museo a cielo aperto.

 * Per il silenzio: Interrotto solo dal fragore della cascata vicina e dal mormorio del torrente.

Se passate per Tonara, non fermatevi solo ad assaggiare il suo dolce torrone. Cercate la strada per Pitzirimasa, bevete l'acqua che ha ispirato Mereu e lasciate che la leggenda di questo luogo vi sussurri la sua storia.



La Voce di Peppino Mereu: Un Inno alla Frescura

Per comprendere appieno l'importanza di Pitzirimasa, bisogna leggere i versi che Mereu le ha dedicato. In A Tonara, il poeta descrive la fuga dai "caldi dell'estate" cagliaritana per rifugiarsi nel vigore del borgo:

> Ite fest'ite briu!

> Ses dae sa bassura imbidiada;

> sos caldos de s'istìu

> Cagliari fuit, un'iscampagnada

> si faghet a su riu

> Pitzirimasa, inue sa cascada

> dulchement'in sos graves

> crastos, falat cun murmuros suaves.

Traduzione e Significato

In questi versi, Mereu esclama: "Che festa, che brio!". Tonara è invidiata dalle pianure assolate (sa bassura); chi scappa dal calore di Cagliari trova ristoro in un'escursione al rivo di Pitzirimasa. Qui, la cascata scende "dolcemente tra le pesanti rocce" (sos graves crastos), con un mormorio soave che placa l'anima.

 


domenica 8 febbraio 2026

Santa Maria della Neve: Silenzi di Pietra alle Pendici del Gennargentu


Di alusac eleirbag

Santa Maria della Neve non è solo una meta per i fedeli, ma un punto di riferimento per chiunque cerchi una connessione autentica con la natura selvaggia della Barbagia. È una chiesa che non urla, ma sussurra; non ostenta ricchezze, ma offre rifugio.


Ci sono luoghi che non si limitano a ospitarti, ma sembrano volerti proteggere. Durante la mia risalita verso le vette del Gennargentu, sul versante che abbraccia Aritzo, mi sono imbattuto in un piccolo santuario che pare nascere direttamente dalla terra: la chiesa di Santa Maria della Neve.

L’ho trovata così, sotto un cielo carico di nuvole che sembrava voler toccare il tetto, immersa in quell'atmosfera sospesa che solo l'alta montagna sa regalare.

Un'architettura che parla di Sardegna

La prima cosa che ti colpisce è la materia. Non c'è cemento che stoni, solo la pietra locale disposta con una maestria antica, quasi fosse un mosaico naturale di sfumature grigie, brune e ocra.

Le foto che ho scattato mostrano i dettagli che rendono questo luogo unico:

 * Il gioco dei mattoni: Le finestre ad arco e il campanile a vela sono rifiniti con mattoni rossi disposti a raggiera, un contrasto caldo che rompe la severità della pietra.

 * Il ferro battuto: Le grate delle finestre non sono semplici protezioni; osservandole bene, il disegno circolare rivela una croce stilizzata, un dettaglio di un'eleganza umile e potente.

 * Il campanile: Piccolo, essenziale, con la sua campana pronta a sfidare il vento del Gennargentu per richiamare i pastori e i viandanti.

Il cancello verso l'anima della montagna

L'ingresso è segnato da un cancello in legno grezzo, quasi rudimentale, che reca la scritta "Santa Maria de su Nie". Varcare quella soglia significa entrare in una dimensione di pace assoluta. Il porticato laterale, con le sue panche in legno massiccio, invita a sedersi anche solo per un istante, per ascoltare il respiro del bosco e il ticchettio della pioggia sulla pietra.

Perché visitarla?

In un mondo che corre sempre troppo veloce, fermarsi qui, alle pendici del Gennargentu, è un regalo che dobbiamo fare a noi stessi

IN PALESTINA CUSSA LIBERTADE - Poesia di Giovanni Mura


DI GIOVANNI MURA

IN PALESTINA CUSSA LIBERTADE  

          

                1

PARET’UNU FOEDDU ‘E PAGU LIGA

E SINNE FAET PAGU CUNSIDERU

E MANCU ‘EO A ESSER SINCERU

PO CHI OGNI TANTU MI ENIT A MENTE

CA PO SA LIBERTADE FREQUENTE

BONA PARTE ‘E SU MUNNU EST IN BRIGA

                               2

MA SU CHI CONTAT EST SA LIBERTADE

DONNIUNU DDA CRICAT PO DIRITU

SIAT ERRICU O SIAT POBERITU

A UNGAS IN FORA DDA PRETENDEDE

DDA CHERET FINAS CHIE NON DDA TENEDE

DAE PITICU A SA TARDA EDADE

                               3

MANCU A DDA LUMENARE SEUS BRAVOS

E B’EST PO DOGNUNU BENE MANNU

MA CUSTRINTOS A BIVER CUN AFANNU

COMENTE EST CAPITAU AI CUDDOS TRISTOS

CHI MISEROS E IN GRUGHE CHE A CRISTOS

DE NASCHIRE E DE MORRER ISCHIAVOS

                               4

CHIE DE LIBERTADE EST IN POSSESSU

PAGU PENSAT E MEDA SINNE ABUSADA

D’ADA IN SA MANU  E NEMANCU DDA USADA

D’ESSER MERE DE TOTTU ND’EST CUNVINTU

MA S’OMINE CHI AGIT PO ISTINTU

PERDET SA LIBERTADE E S’INTERESSU

                               5

IN PALESTINA CUSSA LIBERTADE

D’ANTA ABOLIA CUN S’IDEA MALA

UNU PIPPIU CUN SA SORRE ‘A PALA

SI FUIT  TRISTU CUN PIANTU IN OGOS

CA EST FINIU SU DISVAGU 'E I GIOGOS

MA NESSUNU NNE TENET PIEDADE


Aritzo: Il Tesoro Nascosto tra le Mura del Castello Arangino

Di alusac Eleirbag 

 
Camminare per le strade di Aritzo è un’esperienza che ti riporta indietro nel tempo, tra il profumo di castagne e l’aria frizzante di montagna. Ma c’è un angolo, in particolare, che ha catturato la mia attenzione e mi ha costretto a fermarmi: il Castello Arangino.
Mentre passeggiavo, mi sono imbattuto in questa imponente struttura che sembra uscita da un romanzo cavalleresco, pur essendo un gioiello del primo Novecento. È un edificio privato, costruito nel 1917 dal Cavalier Vincenzo Arangino, una figura di spicco della Sardegna dell'epoca che volle donare al borgo un tocco di eleganza neomedievale.
Un tuffo nel Neomedievale
Ciò che colpisce immediatamente è lo stile architettonico, tipico di quel periodo a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Osservando le foto che ho scattato, noterete:
 * Il contrasto cromatico tra la pietra scura e le finiture in mattone rosso.
 * Il balcone angolare con le sue mensole decorate, una vera chicca che domina la via.
 * L'ingresso al numero 119, protetto da un maestoso cancello in ferro battuto dove spicca lo scudetto rosso e bianco, custode della storia di questa famiglia.
Quella notte da Re nel 1929
Ma la vera magia si percepisce pensando a chi ha calpestato quei pavimenti. Pensate che nel 1929, Aritzo divenne per breve tempo il centro del mondo nobiliare: il castello ospitò infatti il Principe Umberto II di Savoia insieme alla sua promessa sposa, Maria José del Belgio.
Erano i mesi del loro fidanzamento ufficiale e posso quasi immaginare il fermento di quei giorni: il castello illuminato a festa, il rigido protocollo reale che si mescolava all'ospitalità barbaricina, e i futuri sovrani d'Italia che ammiravano il panorama sardo da quel balcone. In quel momento, il Castello Arangino non era solo una dimora signorile, ma un vero e proprio palazzo reale temporaneo.
Tra Leggende e Silenzi
Come ogni castello che si rispetti, il fascino è alimentato dal mistero. Si racconta che la costruzione fu possibile grazie a un tesoro nascosto: una donna della famiglia lo avrebbe trovato in una vecchia cassa panca, usata come legnaia durante un inverno gelido. Quel tesoro non solo costruì le mura, ma finanziò una stagione di splendore che purtroppo si interruppe bruscamente nel 1954, quando la famiglia Arangino si estinse in seguito a eventi tragici.
Oggi, ammirare il Castello Arangino significa rendere omaggio a una storia fatta di ambizione, nobiltà e leggenda. Se passate da Aritzo, non limitatevi a guardare le vette: cercate questo portone. 

Il Respiro dell’Acqua a Tonara: Il Fascino Eterno della Fontana Pitzirimasa

​ Esistono luoghi dove il tempo non scorre, ma gocciola, proprio come l’acqua fresca che sgorga dalle rocce della Barbagia. Nel cuore di Ton...