Camminare per le strade di Aritzo è un’esperienza che ti riporta indietro nel tempo, tra il profumo di castagne e l’aria frizzante di montagna. Ma c’è un angolo, in particolare, che ha catturato la mia attenzione e mi ha costretto a fermarmi: il Castello Arangino.
Mentre passeggiavo, mi sono imbattuto in questa imponente struttura che sembra uscita da un romanzo cavalleresco, pur essendo un gioiello del primo Novecento. È un edificio privato, costruito nel 1917 dal Cavalier Vincenzo Arangino, una figura di spicco della Sardegna dell'epoca che volle donare al borgo un tocco di eleganza neomedievale.
Un tuffo nel Neomedievale
Ciò che colpisce immediatamente è lo stile architettonico, tipico di quel periodo a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Osservando le foto che ho scattato, noterete:
* Il contrasto cromatico tra la pietra scura e le finiture in mattone rosso.
* Il balcone angolare con le sue mensole decorate, una vera chicca che domina la via.
* L'ingresso al numero 119, protetto da un maestoso cancello in ferro battuto dove spicca lo scudetto rosso e bianco, custode della storia di questa famiglia.
Quella notte da Re nel 1929
Ma la vera magia si percepisce pensando a chi ha calpestato quei pavimenti. Pensate che nel 1929, Aritzo divenne per breve tempo il centro del mondo nobiliare: il castello ospitò infatti il Principe Umberto II di Savoia insieme alla sua promessa sposa, Maria José del Belgio.
Erano i mesi del loro fidanzamento ufficiale e posso quasi immaginare il fermento di quei giorni: il castello illuminato a festa, il rigido protocollo reale che si mescolava all'ospitalità barbaricina, e i futuri sovrani d'Italia che ammiravano il panorama sardo da quel balcone. In quel momento, il Castello Arangino non era solo una dimora signorile, ma un vero e proprio palazzo reale temporaneo.
Tra Leggende e Silenzi
Come ogni castello che si rispetti, il fascino è alimentato dal mistero. Si racconta che la costruzione fu possibile grazie a un tesoro nascosto: una donna della famiglia lo avrebbe trovato in una vecchia cassa panca, usata come legnaia durante un inverno gelido. Quel tesoro non solo costruì le mura, ma finanziò una stagione di splendore che purtroppo si interruppe bruscamente nel 1954, quando la famiglia Arangino si estinse in seguito a eventi tragici.
Oggi, ammirare il Castello Arangino significa rendere omaggio a una storia fatta di ambizione, nobiltà e leggenda. Se passate da Aritzo, non limitatevi a guardare le vette: cercate questo portone.