di Alusac Eleirbag.
Mi reco alla presentazione della cosiddetta terza lista. Entro con quel solito retrogusto amaro in bocca per l'unità perduta, ma mi siedo e ascolto. Quando prende la parola Daniela per parlare di ambiente e decoro urbano, mi sintonizzo subito sulla sua lunghezza d'onda. Cita Lewis Mumford: *"Il paese è un’entità fisica, ma è soprattutto un’opera d’arte collettiva"*.
Lì per lì, confesso, una domanda cinica mi solletica la mente: *può un discorso così filosofico ed estetico essere davvero un programma amministrativo?* Può la bellezza tradursi in delibere di giunta, in capitoli di bilancio, in voti da prendere?
E invece sì, può esserlo. Anzi, deve esserlo.
Perché Daniela non ha parlato di semplice estetica da cartolina, ma di dignità civile. Ha ribaltato completamente il concetto: la cura di una piazza non è un lusso superficiale, è lo specchio di come una comunità rispetta se stessa. Se lasciamo che il paese appaia trascurato, stiamo implicitamente dicendo che ci trascuriamo a vicenda. È la famosa teoria sociologica delle "finestre rotte": il degrado chiama degrado, ma – ed è qui la scommessa – il bello chiama altro bello.
Il decoro urbano, allora, diventa un vero e proprio **progetto identitario**. Non si tratta solo di spazzare le strade, ma di ridare a Tonara la consapevolezza del suo valore. E questo concetto si sposa magnificamente con la nostra storia e con la nostra letteratura. Penso a Peppino Mereu, alla sua poesia che è carne e pietra di queste montagne. Mereu non cantava un'identità astratta; cantava i dettagli, la durezza e la meraviglia dei nostri luoghi. Un paese che si specchia nella poesia di Mereu non può permettersi di avere un cimitero monumentale vecchio degradato o barriere architettoniche che negano la dignità del ricordo ai cittadini più fragili.
Riconnettere la pianificazione urbana, l'uso dei materiali e dei colori storici alla nostra tradizione – come ha accennato anche Flavia nel suo intervento – significa fare politica con la "P" maiuscola. Significa curare le ferite dell'isolamento. Quando Daniela propone di ripulire stabilmente le fontane con i cantieri Forestas o di riaprire con pochi soldi il sentiero verso la cascata di Pitzirimasa, non sta solo facendo accoglienza turistica. Sta dicendo ai tonaresi: *"Questo patrimonio è vostro, riappropriatevene"*.
Certo, la mia anima pragmatica mi sussurra subito che la poesia da sola non basta: le fontane e le strade rurali si puliscono con gli accordi operativi e con i soldi, non con le citazioni colte. Ma l'intervento di Daniela dimostra che un programma amministrativo senza una visione culturale profonda è solo un elenco di toppe grigie sull'asfalto. Se la terza lista saprà tradurre questa bellissima "opera d'arte collettiva" in atti amministrativi solidi e quotidiani, allora questa visione smetterà di essere un'utopia e diventerà la pietra angolare della Tonara di domani.