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domenica 21 giugno 2026

​Diario di bordo: Il ritorno al passato e l’alba di una nuova amministrazione a Tonara



Ci sono giorni in cui il tempo sembra piegarsi su se stesso. Oggi è uno di quelli. Mi reco all'insediamento del nuovo consiglio comunale e, non appena varco la soglia dell'aula, vengo travolto da un potentissimo déjà-vu

. Per un attimo ho l'impressione visiva e uditiva di essere stato catapultato indietro nel tempo, dritto in un consiglio comunale degli anni Sessanta.

Fuori, la modernità corre su dinamiche strane: siamo nella città del torrone, di Peppino Mereu il poeta scapigliato, di Vincenzo Cabras l’avvocato che ha dato nome a Sa die de sa Sardigna, che oggi ha una modernità senza regole, senza strisce pedonali con parcheggi smodati dei cittadini ma oggi è anche la festa del Santo e stasera festeggiamo comunque con i fuochi d'artificio, un po' anarchici e un po' magici.

Dentro l'aula, invece, si respira l'atmosfera d'altri tempi. C'è il brusio della gente, i commenti sussurrati dei compaesani, le battute stravaganti e le speculazioni che volano tra i banchi prima del fischio d'inizio: “Io sono curioso di sapere chi saranno gli assessori, ce ne saranno esterni? Chi sarà il vicesindaco?..”. Tonara è così: un paese che ha più politici che abitanti, dove tutti si conno-scono e dove la politica è ancora una questione di sguardi, di presenze e di assenze pesanti. È una lista mista, senza un colore politico preciso, un esperimento interessante. Io faccio finta di non interessarmi, ma la curiosità è troppa. Perché Tonara è un paese importante, e ha bisogno di un’amministrazione all’altezza.

🏛️ Il discorso del Sindaco: Un patto di fiducia e la squadra di governo

Poi il brusio si spegne e la parola passa alle istituzioni. Il discorso del nuovo Sindaco riporta l'aula alla solennità del momento. Definisce questa inaugurazione come una straordinaria testimonianza di civismo e maturità democratica per l'intera comunità. Al di là delle tessere di partito o delle scelte elettorali, c'è un cammino da iniziare basato su concetti chiari: dialogo, condivisione, serietà e concretezza.

Prima di entrare nel vivo della relazione, il Sindaco ci tiene a dare una forte impronta istituzionale alla seduta, rivolgendo un saluto formale e sentito al Segretario comunale e alle autorità militari e civili presenti in aula. È un passaggio non scontato, che sottolinea il rispetto per lo Stato e per chi garantisce la sicurezza nel territorio, sancendo l'inizio di una collaborazione che dovrà essere fitta e costante.

Il Sindaco ringrazia poi la squadra, sottolineando come nessuno abbia esitato a mettersi in gioco per puro amore del paese, e rivolge un pensiero affettuoso ai candidati non eletti (MP e A) che continueranno a lavorare al progetto. Dopo i ringraziamenti alla famiglia per i sacrifici che ogni impegno pubblico comporta, l'appello finale: “La campagna elettorale è conclusa, si abbassano le luci dei riflettori. Ora inizia il lavoro. Sarò il sindaco di tutti, senza distinzione”.

Subito dopo, svelando finalmente i misteri che animavano i sussurri del pubblico, viene ufficializzata la nuova Giunta Comunale:

1. (Vicesindaco): Lavori pubblici, urbanistica, manutenzioni, decoro urbano, politiche agricole e viabilità rurale.

2.Politiche sociali, cultura e pubblica istruzione.

 3. Turismo, sport, spettacoli, rapporti col mondo del volontariato, associazioni e sanità.

 4.Programmazione, bilancio, politiche comunitarie e transizione energetica.

Il Sindaco trattiene le deleghe a personale, ambiente e pianificazione del territorio. Il capogruppo guiderà la Protezione Civile.

⚖️ Le voci dell'opposizione: Numeri e vigilanza

L'atmosfera si face squisitamente politica quando prendono la parola i banchi della minoranza.

MP interviene con grande rispetto istituzionale, ma mette subito in chiaro i numeri della realtà: la maggioranza ha ottenuto 430 voti, ma l'opposizione ne ha raccolti 362. Significa che una fetta enorme della popolazione non ha dato la sua preferenza a questa amministrazione. “Siete legittimati a governare dal risultato elettorale” – dice – “e noi saremo disponibili al confronto leale per il bene comune, ma contrasteremo con fermezza qualsiasi provvedimento che riterremo dannoso”.

Subito dopo, un altro esponente dell'opposizione (un ex sindaco) rincara la dose con l'esperienza di chi conosce bene la macchina amministrativa. Ringrazia il paese per una campagna elettorale leale e civile e promette un'opposizione costruttiva, badando alla sostanza dei provvedimenti più che alla forma: “Vi auguro di fare di più di quello che sono riuscito a fare io con il mio gruppo nei miei cinque anni passati”.

🗳️ La prima prova pratica: La Commissione Elettorale

Terminati i giuramenti, la burocrazia chiama subito l'aula al dovere con l'elezione della Commissione Elettorale (due membri per la maggioranza e uno per la minoranza). Viene spiegato che si tratta di un organo fondamentale per aggiornare le liste dei cittadini in base a nascite, decessi e trasferimenti. I consiglieri ricevono foglietto e penna: il voto è segreto.

Si spengono i microfoni dei discorsi e si sente il rumore delle penne che scrivono. Il viaggio della nuova amministrazione è ufficialmente iniziato. Tra il sapore antico di un consiglio anni Sessanta e le sfide di domani, la speranza è che a vincere sia davvero il bene di Tonara


giovedì 28 maggio 2026

Lewis Mumford. La città, o il paese, è lo specchio della civiltà che la abita.

Di Alusac Eleirbag


Il discorso di Daniela mi ha spinto, la sera stessa, a fare una ricerca in rete su questo personaggio che non conoscevo: Lewis Mumford. Del resto, non si può mica conoscere tutto nella vita. Eppure, leggendo la sua biografia tra lo schermo del telefono e gli appunti della presentazione, mi sono reso conto di quanto le sue idee calzassero a pennello sulla realtà di un paese come il nostro.

Mumford, scomparso nel 1990 ormai novantenne, non è stato un semplice urbanista, ma un filosofo e uno storico che ha passato la vita a studiare le città e le comunità umane. Nelle sue opere monumentali, come *“La cultura delle città”* (1938) e *“La città nella storia”* (1961), ha sempre sostenuto una tesi potentissima: lo spazio in cui viviamo non è solo un ammasso di cemento o ingegneria, ma un fatto spirituale e morale. La città, o il paese, è lo specchio della civiltà che la abita. Se curi il paese, curi l'anima della comunità.

Quello che mi ha colpito di più, e che mi ha fatto fare un salto sulla sedia pensando a Tonara, è la sua distinzione tra due tipi di tecnologia e di approccio al progresso. Da un lato c'è la "tecnica autoritaria" o *Megamacchina*, quella delle grandi metropoli, della standardizzazione e dell'omologazione che cancella le identità locali. Dall'altro, invece, c'è la **"tecnica democratica"**, che è a misura d'uomo, flessibile, integrata con la natura e radicata nelle comunità locali. È la dimensione dell'artigianato, della cura del territorio, delle relazioni umane autentiche.

L'attualità di Mumford, a più di trent'anni dalla sua morte, è quasi profetica. Oggi che parliamo di transizione ecologica, di ritorno ai borghi, di difesa delle aree interne contro lo spopolamento e di democrazia partecipativa, ci accorgiamo che lui aveva già previsto tutto. Aveva capito che una comunità si salva solo se preserva il suo equilibrio biologico e culturale con la propria regione rurale.

Mentre chiudevo le schede del browser, ho ripensato alle parole di Daniela e alla sua idea di Tonara come "opera d'arte collettiva". Mumford le avrebbe dato ragione. Ha senso, eccome se ha senso. Il decoro non è un vezzo per architetti, ma la precondizione per non rassegnarsi al degrado. Resta solo da capire se la freschezza di questa terza lista saprà tradurre questa immensa e attualissima lezione culturale nelle delibere quotidiane di cui un Comune ha bisogno per non morire.


Il paese è un’entità fisica, ma è soprattutto un’opera d’arte collettiva


​di Alusac Eleirbag.

 Mi reco alla presentazione della cosiddetta terza lista. Entro con quel solito retrogusto amaro in bocca per l'unità perduta, ma mi siedo e ascolto. Quando prende la parola Daniela per parlare di ambiente e decoro urbano, mi sintonizzo subito sulla sua lunghezza d'onda. Cita Lewis Mumford: *"Il paese è un’entità fisica, ma è soprattutto un’opera d’arte collettiva"*.

Lì per lì, confesso, una domanda cinica mi solletica la mente: *può un discorso così filosofico ed estetico essere davvero un programma amministrativo?* Può la bellezza tradursi in delibere di giunta, in capitoli di bilancio, in voti da prendere?

E invece sì, può esserlo. Anzi, deve esserlo.

Perché Daniela non ha parlato di semplice estetica da cartolina, ma di dignità civile. Ha ribaltato completamente il concetto: la cura di una piazza non è un lusso superficiale, è lo specchio di come una comunità rispetta se stessa. Se lasciamo che il paese appaia trascurato, stiamo implicitamente dicendo che ci trascuriamo a vicenda. È la famosa teoria sociologica delle "finestre rotte": il degrado chiama degrado, ma – ed è qui la scommessa – il bello chiama altro bello.

Il decoro urbano, allora, diventa un vero e proprio **progetto identitario**. Non si tratta solo di spazzare le strade, ma di ridare a Tonara la consapevolezza del suo valore. E questo concetto si sposa magnificamente con la nostra storia e con la nostra letteratura. Penso a Peppino Mereu, alla sua poesia che è carne e pietra di queste montagne. Mereu non cantava un'identità astratta; cantava i dettagli, la durezza e la meraviglia dei nostri luoghi. Un paese che si specchia nella poesia di Mereu non può permettersi di avere un cimitero monumentale vecchio degradato o barriere architettoniche che negano la dignità del ricordo ai cittadini più fragili.

Riconnettere la pianificazione urbana, l'uso dei materiali e dei colori storici alla nostra tradizione – come ha accennato anche Flavia nel suo intervento – significa fare politica con la "P" maiuscola. Significa curare le ferite dell'isolamento. Quando Daniela propone di ripulire stabilmente le fontane con i cantieri Forestas o di riaprire con pochi soldi il sentiero verso la cascata di Pitzirimasa, non sta solo facendo accoglienza turistica. Sta dicendo ai tonaresi: *"Questo patrimonio è vostro, riappropriatevene"*.

Certo, la mia anima pragmatica mi sussurra subito che la poesia da sola non basta: le fontane e le strade rurali si puliscono con gli accordi operativi e con i soldi, non con le citazioni colte. Ma l'intervento di Daniela dimostra che un programma amministrativo senza una visione culturale profonda è solo un elenco di toppe grigie sull'asfalto. Se la terza lista saprà tradurre questa bellissima "opera d'arte collettiva" in atti amministrativi solidi e quotidiani, allora questa visione smetterà di essere un'utopia e diventerà la pietra angolare della Tonara di domani.


​Francesco Guccini a Tonara: una fotografia riporta alla memoria una serata indimenticabile del concerto del 2 giugno 1982.

di Alusac Eleirbag Una fotografia inattesa, arrivata da un lettore, riporta alla memoria la presenza di Francesco Guccini a Tonara e quelle...