Fonte: 'ARBORENSE 12 | Numero: 34 | Domenica, 11 Ottobre 2026
Di Michela Zucca
Barbagia. In tutto il territorio, dopo la serie di accorpamenti di Istituti, si aggiunge anche l'esperienza delle pluriclassi, con molti disagi
ATonara, quest'anno, la scuola primaria conta in tutto trentasei bambini. Nella classe prima ne sono arrivati solo tre. Per questo si è dovuto accorpare alcune classi: la prima con la seconda, la terza con la quinta, e la quarta, da sola, con dodici bambini come classe unica. La conseguenza immediata è che una collega ha perso il posto a Tonara ed è stata trasferita a Desulo.
È la fotografia di quello che succede in tutta la Barbagia. Per evitare proprio questa situazione, infatti, nel 2016 i piccoli Comuni avevano scelto la strada dell'unione. Così è successo per Atzara e Ortueri: dopo l'unione, ad Atzara è rimasta la Scuola primaria, a Ortueri la Scuola secondaria di primo grado. Stessa logica per Teti e Tiana: a Tiana è rimasta la Primaria, a Teti la Secondaria. Poi ci sono i casi dove nemmeno l'unione è bastata. Ad Austis la scuola è stata chiusa e i bambini sono confluiti a Sorgono. Lo stesso è successo a Belvì. Nonostante le proteste degli abitanti portate anche in Regione, la scuola è stata soppressa e accorpata ad Aritzo. Eppure era una scuola che funzionava molto bene. Essendo piccola, si riusciva ad organizzarla al meglio: si lavorava insieme tra docenti, si lavorava a classi aperte, era una scuola a tempo pieno. Si faceva tanta continuità orizzontale, tanto collegamento con il territorio, visite didattiche, recite di Natale molto partecipate. E parliamo di una struttura molto bella e moderna, con banchi enormi, finestre grandi e luminose. Nonostante questo è stata chiusa e unita alla scuola di Aritzo che, come struttura, era molto più obsoleta rispetto alla scuola di Belvì. Quando non ci sono più nemmeno i numeri per una pluriclasse, o quando i genitori non credono in questo modo di fare scuola, l'unica strada è il pulmino, la mattina presto, per andare in un altro paese. A questa situazione si aggiunge la chiusura delle segreterie: è stata chiusa la segreteria didattica di Tonara, accorpata con altri paesi, che è andata con l'Istituto Comprensivo di Desulo. Così accade che un Dirigente scolastico si ritrova ad avere sempre più plessi e un territorio sempre più vasto: oggi è sempre più burocratizzato e non riesce a essere presente come vorrebbe nell'incontro coi docenti e con gli alunni. All'accorpamento degli Istituti, però, si sta affiancando, ora, anche la costituzione delle pluriclassi che, secondo la Riforma Gelmini, sono classi dove bambini di età diverse fanno lezione insieme, con un unico insegnante. Fino agli anni 60-70 le pluriclassi erano diffuse soprattutto nelle frazioni: tra gli esempi del territorio, le frazioni di Monte 'e Corte o Santa Sofia di Laconi. A Monte 'e Corte, gli alunni erano i figli dei cantonieri delle ferrovie, che abitavano nei casotti lungo la rete stradale che collegava Cagliari-Sorgono. Lì nascevano tanti bambini e l'unico modo di gestire la scuola era fare la pluriclasse. A Santa Sofia le scuole sembravano un casolare domestico: c'era addirittura il caminetto in aula. Realtà lontane nel tempo ma che sono tornate d'attualità. E il corpo docenti deve in qualche modo ingegnarsi perché tutto sia organizzato senza snaturare il percorso formativo dei bambini. Ma non mancano le difficoltà. Chi insegna lo sa: a Tonara, che è a tempo pieno, quando l'organico è completo si usano le compresenze e si riescono a separare, per esempio, italiano e matematica per livello. Altre attività si fanno insieme di pomeriggio: educazione motoria, arte e immagine, e anche la lingua sarda. Il problema resta per l'inglese, con terza e quinta insieme e due programmi diversi. Ma la realtà è questa, difficile fare altrimenti. Il crollo delle nascite, la mancanza di lavoro stabile, la chiusura di uffici postali e negozi, le strade difficili. Eppure dopo il Covid c'è stata una ripresa: a Tonara in un anno sono nati diciotto bambini. Con il caro-vita in città, qualche famiglia vorrebbe tornare. Il paradosso è che proprio quando tornare converrebbe, mancano i servizi. Chiudono le attività, alcune si riducono, anche se di vitale importanza, come per esempio l'ospedale di Sorgono. Vent'anni fa era un presidio che funzionava: si operavano l'appendicite o le fratture al femore, si partoriva con un ottimo reparto di ostetricia e ginecologia. Oggi è ridotto a pochi specialisti e pediatri. Senza Scuola e senza Sanità, però, tenere una famiglia in paese diventa una scelta coraggiosa, quasi eroica.
Michela Zucca

