martedì 7 luglio 2026

​Capitolo 28. Le fascine (Is faschinas)


Vi racconto come si raccoglievano le fascine per fare la calce.

Le fascine si facevano con i rami frondosi di leccio (s'ìlige) e con la ripulitura delle foreste dalla legna fine. Coloro che le preparavano si accordavano con il proprietario del forno della calce e pattuivano il prezzo.

Il nome esatto delle fascine è "la fascinetta" (sa faschinedda), del peso di tre o quattro chili; venivano legate [affastellate] una alla volta alla base, dalla parte più grossa. Venivano prima ammassate in un punto di deposito (s'impostu) dove potesse arrivare il carro.

Per raccoglierle andavano le donne, soprattutto le ragazze, in gruppi; a volte fino a sette donne, guidate da una di loro che faceva da capo. Le fascinette venivano legate insieme in una fascina più grande in modo che il loro peso, modesto, consentisse loro di caricarle in testa per andarle a sistemare nel punto di deposito.

Il lavoro era pesante per le donne, che venivano pagate a giornata (a gerronada). La maggior parte delle volte mangiavano a mezzogiorno sul luogo di lavoro, con il cibo portato da casa.

Le fascine, una volta preparate, si caricavano sul carro a buoi e venivano trasportate al forno della calce.

Note di contesto storico e linguistico

1. Il lavoro femminile e la raccolta domestica: Questo capitolo mette in luce un aspetto sociologico fondamentale della Sardegna interna del dopoguerra: il ruolo attivo e faticoso delle donne (is fèminas) e delle giovani ragazze (is pitzocas) nell'economia del paese. La raccolta della frasca e il trasporto dei pesi sulla testa (a conca) erano compiti durissimi, svolti in squadre coordinate da una figura di riferimento ("chi faiat su capu").

2. La gestione forestale ed ecologica: La produzione delle fascinette era legata alla ripulitura del sottobosco e alla potatura dei lecci (ìlige). Questo permetteva sia di mantenere pulite le foreste di Tonara (prevenendo gli incendi), sia di sfruttare ogni minimo scarto legnoso per le attività industriali del paese, come la cottura della calce che richiedeva un fuoco costante per giorni.

3. Terminologia specifica:

 S'impostu: Il punto di raccolta o piazzale di sosta, strategicamente scelto lungo i sentieri forestali per permettere l'accesso e la manovra dei carri a buoi, che altrimenti non avrebbero potuto addentrarsi nel fitto del bosco.

 A gerronada: Il lavoro salariato giornaliero (la "giornata").

 Faschinedda: La singola piccola fascina, dimensionata appositamente per essere maneggiata e trasportata agevolmente a spalla o sulla testa dalle lavoratrici


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