Mi trovo qui a Narcao, appena arrivato dopo un lungo e suggestivo viaggio che mi ha portato fino al cuore del Sulcis direttamente da Tonara.
Per questo soggiorno abbiamo prenotato presso la Casa di nonna Pina, dove ad attenderci c'era la gentilezza e l'accoglienza di Monica.
Erano davvero tanti anni che desideravo vivere in prima persona questo festival eccezionale. Il Narcao Blues è una realtà straordinaria con ben quarant'anni di storia alle spalle. Non posso fare a meno di pensare, con un pizzico di nostalgia e tanto orgoglio, alla nostra Rockarea a Tonara: avevamo iniziato solo un anno prima, nel 1985. Lo ricordo come fosse ieri, dato che ero uno degli organizzatori di quella prima storica edizione. La nostra avventura purtroppo non è durata così a lungo, ed è proprio per questo che provo una grande ammirazione per chi è riuscito a portare avanti questo sogno per decenni.
Prima di immergerci nella musica della serata, ci siamo sistemati con calma in camera. Poi, imboccando una piccola e comoda scorciatoia, abbiamo raggiunto il Blues Bar in via delle Aie 13.
Il locale si presenta moderno e curato nei dettagli, capace di coniugare il calore del legno rustico a un tocco industriale, con un’insegna al neon azzurro che spicca sopra il bancone. Tra la musica blues in sottofondo e le decorazioni a tema rock, il locale offre un menu completo che va dalla pizzeria alla bisteccheria, fino ai cocktail. Non potevo non provare una delle loro specialità artigianali: lo Stevie Ray Burger, preparato con pane fatto in casa, guanciale e cipolla caramellata, accompagnato da un'ottima birra.
Attorno a noi si respira un’atmosfera unica, quella frizzante tipica dell'attesa: chiacchiere tra appassionati e nell'aria quell'energia speciale che precede i grandi eventi. Un perfetto preludio prima di avviarci verso Piazza Europa, dove ci aspetta una grande serata di musica: alle 21:30 il concerto di Nikki Hill e alle 23:00 quello dei Desoto Tiger's Testimony.
Finito di cenare, lasciamo il tavolino del Blues Bar e ci incamminiamo a piedi verso il cuore del paese. La distanza è breve, ma ogni passo ci avvicina a quell'energia che si fa via via più intensa. Man mano che ci lasciamo alle spalle via delle Aie, Narcao sembra trasformarsi: le strade si riempiono di persone che camminano nella nostra stessa direzione, tra risate, chiacchiere entusiaste e magliette di storici concerti blues. Nell'aria, il profumo della sera d'estate si fonde con l'aspettativa per la musica dal vivo.
In lontananza si inizia già a sentire il brusio della folla che si raduna e i primi suoni del soundcheck che rimbombano tra le case. Poi, all'improvviso, svoltiamo l'ultimo angolo e ci ritroviamo di fronte a Piazza Europa. La piazza si apre davanti a noi luminosa e vibrante, con il grande palco che domina la scena, le luci che tagliano la notte e lo sfondo iconico della locandina del Narcao Blues che campeggia in alto. La gente ha già occupato gran parte dello spazio: c'è chi prende posto per non perdersi neanche una nota, chi saluta vecchi amici ritrovati di anno in anno e chi fa la fila agli stand. Sentire quel primo stridore di chitarra dall'impianto audio mi fa salire un brivido lungo la schiena. È quella sensazione inconfondibile che conosco fin dal 1985: la magia di un festival che sta per accendersi.
Le luci della piazza improvvisamente si abbassano, il brusio della folla si acquieta per un istante e poi parte il boato: sale sul palco Nikki Hill. Mentre i primi accordi graffianti spaccano l'aria, non posso fare a meno di ripensare a come l'organizzazione del festival l'ha descritta nel programma: "Se Tina Turner avesse guidato gli AC/DC, avreste solo metà del quadro". Leggendolo prima sorridevo, ma ora che la vedo e la sento dal vivo, approvo parola per parola la scelta dell'organizzazione! Nata a Durham, in North Carolina, e cresciuta tra gospel, soul, R&B e garage rock lungo il corso del Mississippi, Nikki ha distillato tutto questo in un'identità artistica travolgente. La sua voce è potente e tagliente, unisce il fervore pentecostale del rock delle origini all'eleganza delle grandi soul singer, il tutto avvolto in un'attitudine sfrontata, punk e DIY. Con tre album all'attivo — tra cui il recente Feline Roots — e palchi conquistati in tutto il mondo (dal Montreux Jazz Festival al Byron Bay Blues Festival), dimostra di essere una vera forza della natura che non lascia nessuno indifferente. Guardandola scatenarsi, sento quell'adrenalina pura che solo il grande rock'n'roll sa regalare.
Dopo un set infuocato che lascia la piazza in visibilio, il ritmo cambia ma il livello resta altissimo: è il turno dei Desoto Tiger's Testimony. Qui ci troviamo di fronte a un autentico supergruppo roots-blues americano composto da tre giganti:
Damon Fowler, guru della chitarra con un sound che spazia da Johnny Winter a Duane Allman, già primo nella Billboard Blues Chart con il suo Alafia Moon;
Jason Ricci, quattro volte vincitore del Blues Music Award e tra i più influenti ed eclettici armonicisti blues al mondo;
Bruce Katz, leggendario pianista e tastierista con sei anni alle spalle nella band di Gregg Allman, già Piano Player of the Year ai BMA e spalla di miti come Delbert McClinton e Ronnie Earl.
La loro intesa sul palco è pura dinamite: un'esplosione di virtuosismo, groove e feeling che regala a tutti noi una lezione magistrale di puro blues americano. Una qualità artistica pazzesca che conferma, ancora una volta, la grandezza delle scelte direttive di questo festival.
A fine concerto, con le orecchie che ancora fischiano di note meravigliose e il cuore pieno di quell'energia speciale che solo la grande musica dal vivo sa regalare, decido che è arrivato il momento. Mi faccio largo verso la zona laterale del palco e l'infopoint, dove vedo muoversi ragazzi con le magliette dello staff e persone che chiaramente stanno lavorando dietro le quinte.
Mi avvicino con un grande sorriso e mi presento: «Ciao, sono Gabriele, vengo da Tonara...». Bastano pochissime parole, la menzione del nostro viaggio e il ricordo della prima Rockarea del 1985 per far scattare un'intesa immediata. Tra gli organizzatori si accende subito un barlume di profondo rispetto e fratellanza; chi ha organizzato concerti e festival negli anni '80 sa esattamente cosa significa costruire da zero un sogno fatto di amplificatori, sacrifici e tanta passione.
Ci scambiamo strette di mano calorose, aneddoti sugli esordi dei nostri rispettivi festival, battute sulla fatica e sulla gioia immensa di vedere una piazza piena. Li ringrazio di cuore e faccio loro i miei più sinceri complimenti per essere riusciti a proteggere e far crescere questa perla per quarant'anni.
Mentre con calma riprendiamo la via del ritorno verso la Casa di nonna Pina, camminando sotto il cielo stellato del Sulcis, sento un'incredibile sensazione di appagamento. È stata una giornata perfetta: il viaggio, l'accoglienza calorosa di Monica, l'ottima cena al Blues Bar, una serata di musica travolgente e, infine, l'incontro con chi questo miracolo chiamato Narcao Blues lo rende possibile ogni anno. Un pezzo di questo festival e di questa comunità stasera torna a Tonara insieme a me.