domenica 26 luglio 2026

Un Cammino di Santiago sardo: da Santu Giaccu di Tonara a Spasulè




​di Alusac Eleirbag

Mi avvicino puntuale alle 7 del mattino come da programma in Via Sant’Antonio, davanti alla sede della Pro Loco di Tonara. L’aria è fresca e c’è già un bel fermento: trovo Ignazio, Checco, Luca, Mauro... ed ancora Karim, Piera, Sonia, Giulia l’avvocato, Tina e tanti altri compagni di avventura. L’entusiasmo è alto per questa seconda edizione dell’escursione “Da Santu Giaccu a Ispasulè”, una camminata di circa 23 km tra andata e ritorno che unisce Tonara a Sorgono.

Mentre ci prepariamo a partire, ci confrontiamo su come affrontare il tragitto e gestire le energie. C’è chi discute su quale sia la miglior strategia alimentare: io preferisco restare leggero con frutta secca, acqua, qualche biscotto, oltre a tre pesche e qualche dolcetto secco nello zaino; altri sostengono invece che con tutta quella strada da fare sia decisamente meglio partire a pancia piena.

Ci mettiamo in marcia lungo un percorso affascinante ma in alcuni tratti non proprio agevole. A guidare i nostri passi lungo tutto l'itinerario ci sono le inconfondibili frecce gialle del Cammino di Santiago di Compostela, sistemate meticolosamente dalla Pro Loco di Tonara nel proprio territorio. Una segnaletica preziosa che consente anche ai camminatori occasionali di non perdersi mai e di proseguire in totale sicurezza fino alla meta.

Mentre cammino intensamente per qualche chilometro senza fermarmi, mi ritrovo in testa al gruppo insieme a Giuseppe e Gianfranco. Si vede subito che sono allenati e che camminano tutti i giorni: con il loro passo sostenuto parliamo della storia di Spasulè e della famosa leggenda di Murtinu Mannu, il quale avrebbe avvelenato le acque del rio per far sloggiare i pastori e gli agricoltori della zona, spingendoli poi a rifugiarsi a Tonara, Meana, Sorgono e Atzara. Una storia affascinante, anche se in realtà non è mai stata dimostrata; è ben più probabile, infatti, che siano state le storiche epidemie di pestilenza tra il '600 e il '700 a costringere gli abitanti ad abbandonare definitivamente quei luoghi.

Tra un passo e l’altro rievochiamo anche la storia recente di queste terre: fino al 1927 questo era il cammino tradizionale che si percorreva tutti gli anni in processione da Tonara verso la chiesa di San Giacomo di Spasulè. Va sottolineato, a livello storico, che la chiesa di San Giacomo di Spasulè faceva formalmente parte del territorio e del patrimonio delle case del Comune di Tonara, ancorché fosse situata così distante dal paese e geograficamente molto più vicina ai territori di Sorgono e Atzara. Ricordiamo con un pizzico di amarezza come proprio nel 1927 la tradizione originale iniziò a perdersi, quando un abitante del rione di Arasule volle costruire una chiesetta più vicina per evitare il lungo tragitto, interrompendo di fatto una delle processioni più belle del territorio.

Lungo la strada affianco la presidente dell'associazione, Marina Scibilia — ottica di professione, arrivata da Sant'Antioco per condividere la giornata con noi — e raccolgo le sue riflessioni su cosa significhi camminare oggi:

 L’esperienza dei pellegrini: Si nota come le esigenze stiano cambiando. Se una nicchia cerca ancora la scarnificazione e la semplicità assoluta, la maggior parte dei camminatori moderni preferisce la comodità di una camera singola a fine giornata per riposare meglio. Ci scappano anche degli aneddoti su cammini passati, come quello Portoghese percorso insieme a dei sacerdoti e a un arcivescovo canadese.

 Promozione e rete: Emerge la necessità di far conoscere questi percorsi. Il Cammino di San Giacomo in Sardegna è accreditato in Spagna insieme a quelli di Toscana e Sicilia, ma partecipare alle fiere promozionali richiede risorse che l'associazione da sola fa fatica a sostenere, a meno di non fare rete.

 Istituzioni e volontari: Marina sottolinea il paradosso burocratico sardo: il cammino è stato registrato formalmente da oltre 50 Comuni, molti dei quali però non si muovono e non hanno referenti locali attivi. Tutto il lavoro sul campo — dal sito web al tracciamento, fino ai dialoghi con la Regione e l'agenzia Forestas — si regge sulla passione dei volontari. L’eccezione virtuosa è proprio Tonara, dove la Pro Loco e persone come Ignazio e Checco dimostrano come la collaborazione locale possa fare la differenza.

Continuando la marcia, attraversiamo la foresta di Marrautzos. Davanti a questo luogo di sosta, la mente corre spontaneamente alle pagine del libro di Renato Poddie, a quelle descrizioni vive dell'anima di queste montagne, che raccontano la storia e la profondità dei luoghi che stiamo attraversando.

Proseguiamo quindi verso la nostra meta, con il pensiero rivolto anche al legame indissolubile con il territorio del Mandrolisai, rappresentato dalle vigne di Sorgono e dalla Cantina di Su Binariu, fino ad arrivare finalmente alla chiesa di San Giacomo di Spasulè a Sorgono.

Oggi a Spasulè ci troviamo di fronte a una chiesetta ricostruita di recente, appena 10-20 anni fa. Di veramente storico rimane un antico pozzo d’acqua che ancora oggi disseta e nutre gli orti dei tanti proprietari che si sono insediati in questa zona. Ma a colpirmi davvero è una scoperta fatta grazie alle preziose guide locali, Luigi Marras e Roberto: mi mostrano con orgoglio il ceppo di una vite secolare che vanta ben 130 anni, e poco più avanti numerosi altri ceppi centenari che resistono al tempo, custodi silenziosi della memoria viticola di questa terra. Ed è proprio qui, davanti alla chiesa di San Giacomo a Spasulè, che scattiamo la prima bellissima foto di gruppo a memoria dell'arrivo.

Per il rientro riprendiamo la via delle nostre terre passando per località evocative: attraversiamo Sa Itria, poi la dorsale di Costa Ghenulu, scendiamo verso Latzarasa e risaliamo per Mattale, fino a fare il nostro stanco ma felicissimo rientro a Santu Giaccu di Tonara. Durante le ultime salite si continua a scherzare tra compagni, dibattendo sulla necessità di valorizzare il nostro territorio e ricordando a chi non c'era che la sua assenza si è sentita parecchio lungo il cammino!

Giunti a Santu Giaccu ripetiamo lo scatto di gruppo, ma soprattutto dedichiamo un caloroso e affettuoso saluto ai camminatori venuti da lontano, giunti fino a qui da Uta e dal Campidano per condividere con noi questo cammino.

Prima di lasciarci, Marina Scibilia ci consegna le bellissime magliette ufficiali messe a disposizione dagli amici del Cammino di Santu Jacu e dai Comuni aderenti alla rete dei Cammini di Santiago in Sardegna. Con grande passione ci illustra anche il funzionamento della Credenziale del Pellegrino — il documento ufficiale rilasciato dall'AdCSJ che raccoglie i timbri del percorso e che risulta valido a tutti gli effetti per ottenere la celebre Compostela una volta giunti all'Oficina del Peregrino a Santiago di Compostela.

Ad attenderci a Tonara c'è un strameritato pranzo conviviale per ricaricare le pile. In serata, ci ritroviamo infine in Piazza Berlinguer per la presentazione della tesi di laurea di Cristina Garau, concludendo nel modo migliore una splendida giornata all'insegna della memoria, della comunità e del turismo 


​Spasulino: Il Pellegrino a Quattro Zampe

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