Di Alusac Eleirbag
Durante la mia permanenza a Berchidda per seguire il festival Time in Jazz di Paolo Fresu, la casa che ho affittato mi ha regalato una sorpresa inaspettata: un piccolo libretto dell’Associazione "Pietro Casu", intitolato «S’Ischiglia» sonat ancora.
Sfogliandolo, la prima scoperta è stata un sonetto scritto dal celebre poeta tonarese Pera Sulis dedicato proprio a Pietro Casu: un omaggio sincero tra grandi figure della nostra cultura. Ma il vero cuore del volumetto è un prezioso scritto di Angelo Dettori, che traccia un ritratto intenso ed esaustivo di questo gigante della letteratura e teologia sarda.
La figura di Don Pietro Casu
Angelo Dettori non offre una fredda critica letteraria, ma un tributo affettuoso a un uomo che è stato al contempo poeta, prosatore, studioso, sacerdote e fervente apostolo di sardità.
Nato a Berchidda nel 1878 e scomparso nel gennaio del 1954, Don Pietro Casu ha dedicato l'intera esistenza al servizio del bene, della verità e della valorizzazione della lingua e della cultura sarda.
Le tappe del suo percorso umano e intellettuale
L'oratore eccezionale: Parroco di Oschiri prima e della sua Berchidda poi, fu un oratore di rara potenza. Famosa fu la sua orazione in sardo al Congresso Mariano di Cagliari del 1926, che incantò l'intero uditorio davanti alle altissime cariche ecclesiastiche.
Il pioniere del romanzo sardo: Esordì nella narrativa con Notte Sarda (1910), primo capitolo di una trilogia pensata per raccontare il passato, il presente e il futuro dell'Isola (Aurora Sarda e Meriggio Sardo). I suoi romanzi, tra cui Malgerme e Ghermita al cuore, riscossero uno straordinario successo di critica e pubblico.
Lo studioso della lingua: Per oltre cinquant'anni esplorò l'isola interrogando anziani, consultando testi e analizzando termini per redigere un monumentale Vocabolario Sardo (rimasto manoscritto e poi destinato alla pubblicazione regionale). La sua fama lo portò a collaborare con illustri glottologi internazionali come Max Leopold Wagner.
Il traduttore dei classici: Nel 1930 diede alle stampe la sua titanica traduzione della Divina Commedia in sardo-logudorese, dimostrando la straordinaria flessibilità e dignità letteraria della lingua madre, affiancandola alle traduzioni di brani biblici, Leopardi, Foscolo e Victor Hugo.
Il poeta del cuore e della natura
Nonostante la vasta produzione in prosa e la missione sacerdotale, Dettori individua nella poesia l'aspetto più puro e autentico dell'anima di Casu. Famoso per la sua versificazione impeccabile, vinse nel 1950 il primo premio per la poesia sarda al "Premio Grazia Deledda".
Le sue liriche migliori sono quelle prive di oratoria o intenti catechistici: canti trascinanti dedicati alla bellezza della natura, alle fatiche quotidiane (Su massaju, Sa filadora) e ai sentimenti umani più profondi.
Un amore infinito per la Sardegna
Pietro Casu fu un lettore attento e un caloroso sostenitore della rivista S'Ischiglia, da cui pretendeva sempre il massimo rigore letterario. Dettori lo ricorda infine come un uomo modesto, dalla coscienza limpida e guidato da un amore sconfinato per la sua terra. Un amore riassunto in modo emblematico in uno dei suoi versi più celebri: «Casi gloriosa in terra e mare e chelu, / eo ti sonnio, o Sardigna: / cherio milli coros pro t'amare!»
(Così gloriosa in terra, mare e cielo, io ti sogno, o Sardegna: vorrei mille cuori per poterti amare!)
Pedru sa die sua hat terminadu
serenamente comente hat vividu
Pustis de haer tant'ierros bidu,
su chercu maestosu s'est siccadu
A ue non si torrat est andadu,
ma cando s'est in vida dispedidu
unu tesoro d'affettos bestidu
nos hat, dignu, in regalu lassadu.
Rejone est si Berchidda est in lamentu,
ca de sa cara lira armoniosa
no intendet pius su dulche accentu.
Ed eo, cun cust'anima affannosa,
depongo lizos de su pensamentu,
lagrimas da-e coro in cussa losa.