Il componimento Minca maccaca di Peppino Mereu presenta profonde ed evidenti affinità con la poetica e l'immaginario della Scapigliatura, il movimento letterario e artistico sviluppatosi nell'Italia settentrionale (in particolare a Milano) a partire dagli anni Sessanta dell'Ottocento.
Sebbene Mereu operasse in un contesto geografico e culturale isolato come quello della Barbagia di fine Ottocento, la sua sensibilità "maledetta", esasperata dalle sofferenze fisiche e dalle ingiustizie sociali, lo porta a condividere i medesimi canoni estetici degli scapigliati (quali Arrigo Boito, Emilio Praga o Igino Ugo Tarchetti).
Le principali similitudini strutturali, tematiche e concettuali si articolano sui seguenti punti:
1. Il binomio "Ideale e Vero" (Il dualismo boitiano)
La caratteristica fondante della Scapigliatura è il dualismo lacerante tra l'aspirazione verso l'alto (la bellezza, la purezza, la politica ideale) e la caduta verso il basso (il fango, il vizio, la carne lacerata).
Nel testo: Troviamo questa esatta dicotomia nella nona strofa: "Si non fist'istada macca e vana, nalzende in cortesia e in politica, ancora fisti istada frisca e sana". Mereu evoca la dimensione "alta" dell'impegno civile e della "politica" (per cui è celebre in altre opere), contrapponendola brutalmente alla miseria della carne malata e degradata dal vizio.
2. Il gusto per l'orrido, il macabro e l'anti-lirismo
Gli scapigliati rifiutavano categoricamente la tradizione poetica classica e romantica, che idealizzava la donna e l'amore. Al contrario, introducevano nei versi la malattia, i corpi in decomposizione, il sangue e l'anatomia clinica (si pensi alla poesia Lezioni d'anatomia di Bernardino Zendrini o a A una mummia di Emilio Praga).
Nel testo: Mereu adotta un linguaggio crudo ed esplicito, del tutto privo di eufemismi moralistici. Descrive realisticamente i sintomi della patologia venerea con espressioni cliniche e disturbanti: "sa funtana 'e su muccu" (la fontana del muco), il dovere "iscolare e isporcare cotone", e la definizione di un "buccu puzzolente e feu". Questo realismo medico ed escrementizio è un pilastro della poetica ribelle scapigliata, volto a scioccare il lettore borghese e puritano.
3. La dissacrazione del corpo e l'ironia macabra
Sia Mereu sia gli autori scapigliati utilizzano l'ironia cupa e il grottesco come scudo per esorcizzare il terrore della morte e della decadenza fisica. La risata non è serena, ma è un riso amaro e cinico (lo humour nero).
Nel testo: La personificazione dello stesso organo sessuale (trattato come un'entità autonoma dotata di una propria "testa" stolta) trasforma una tragedia biologica incurabile in una farsa teatrale e dissacrante. L'invito finale a "pianghe e prega e faghe votu a sa chirurgia" (piangi, prega e fai voto alla chirurgia) unisce la sfera sacra a quella della mutilazione medica con un cinismo tipicamente scapigliato.
4. La figura del poeta "maledetto" e ribelle
Gli scapigliati vivevano ai margini, incarnando il mito del bohémien tormentato dal destino, dalle privazioni economiche e dalle malattie fisiche o psichiche.
Nel testo: Anche se l'opera si inserisce formalmente nella tradizione sarda d'occasione (la poesia de s'orina), l'attitudine che emerge è quella dell'artista d'avanguardia che non ha paura di esibire la propria vulnerabilità e degradazione. Esprimendo il rimpianto per una giovinezza compromessa ("m'has giuttu a sos istremos de sa vida"), Mereu si allinea perfettamente all'atteggiamento esistenziale dei poeti milanesi, accomunati da una vita breve, intensa e tragicamente segnata dalla malattia (il diabete e la tisi per Mereu, l'alcolismo e la tisi per molti scapigliati).
In conclusione, Minca maccaca dimostra una straordinaria contemporaneità spirituale con la Scapigliatura: entrambe le poetiche strappano il velo dell'ipocrisia formale per sbattere in faccia al lettore la carne dell'uomo per quello che è, nuda, malata e sofferente, ma ancora straordinariamente capace di produrre arte attraverso il filtro dell'ironia e della provocazione.
