Di Alusac Eleirbag
La figura di Peppino Mereu (Tonara, 1872 – 1901) è una delle più amate e complesse della letteratura sarda. Noto al grande pubblico soprattutto per i suoi profondi canti di protesta sociale e politica – uno su tutti, Nanneddu meu –, il poeta barbaricino possedeva anche una vena artistica radicalmente diversa, legata alla tradizione goliardica, bernesca e clandestina. Il componimento noto come "Minca maccaca" (letteralmente
"Membro sciocco/pazzo") è il perfetto emblema di questa produzione sotterranea: un'invettiva cruda, umoristica e disperata in cui l'autore dialoga e si scontra con il proprio organo sessuale, personificato e ritenuto colpevole dei suoi mali fisici.Il Contesto Storico e il Mistero della Datazione
Trattandosi di un componimento erotico e d'occasione (ascrivibile alla tradizione popolare sarda della poesia de s'orina o dell'invettiva scatologica), il testo non è mai confluito nelle pubblicazioni ufficiali dell'epoca. Ha viaggiato per decenni quasi esclusivamente per via orale o attraverso manoscritti privati tra amici, privandoci di un documento d'archivio che ne attesti l'anno esatto di composizione.
Tuttavia, incrociando i riferimenti testuali con i dati biografici dell'autore, la critica colloca l'opera tra il 1895 e il 1899. Si tratta del periodo successivo al rientro di Mereu a Tonara dopo aver prestato servizio nell'Arma dei Carabinieri, da cui si era congedato proprio per motivi di salute. Furono anni difficili, segnati da peregrinazioni, ristrettezze economiche e da un progressivo e inesorabile declino fisico.
Analisi del Testo: Tra Dolore e Ironia Bernesca
Scritta in lingua sarda (nella varietà logudorese/barbaricina), la poesia si sviluppa attraverso una sequenza di terzine chiuse da un distico o da una quartina finale. Lo stile è volutamente antilirico: la lingua è esplicita, priva di eufemismi moralistici e infarcita del lessico anatomico popolare (minca, cunnu) accostato a precise terminologie mediche del tempo (sifilitica, iscolazione, chirurgia).
Il componimento si snoda lungo quattro nuclei tematici principali:
La personificazione del fallo: Il poeta sposta la colpa delle sue sventure fuori da sé, trattando l'organo come un'entità autonoma e stolta ("de testa ses istada pagu azzetta") che lo ha trascinato al bordello e all'ospedale ("tue est chi m'has giuttu a su casinu, / tue est chi m'has trazzadu a s'ispidale").
Il realismo della malattia: Sotto la superficie comica emerge il dramma delle infezioni veneree nell'era pre-antibiotica. Espressioni come "oe ses sa funtana 'e su muccu" (oggi sei la fontana del muco) o il riferimento al dover "iscolare e isporcare cotone" descrivono senza filtri i sintomi dolorosi e debilitanti della blenorragia (la gonorrea, definita nel testo "iscolazione").
Il pentimento economico e fisico: Viene lamentato il paradosso di aver rovinato il proprio corpo e speso persino del denaro ("m'has fattu ispender unu francu") per un rapporto fugace ("pro ti leare mes'ora 'e gustu") e tutt'altro che memorabile ("gustosu fessed'istau assumancu!").
La condanna all'astinenza: Come misura punitiva, il poeta impone al proprio corpo un'astinenza totale, vietando persino l'autoerotismo ("pro finas de ti fagher sa pugnetta") e minacciando metaforicamente di legare l'organo con una corda di canapa ("una trobea", la pastoia per il bestiame).
Il Contrasto Biografico: La Sifilide Letteraria e il Vero Certificato di Morte
Per molto tempo, la presenza esplicita nel testo di parole come "sifilitica" (strofa 10) ha alimentato la leggenda storiografica secondo cui Mereu fosse morto proprio a causa del "mal francese", unito alla tisi. In realtà, i documenti d'archivio smentiscono parzialmente questa ricostruzione romantico-maledetta.
Il registro ufficiale degli atti di morte del Comune di Tonara attesta che Peppino Mereu si spense l'11 marzo 1901 e indica come causa clinica del decesso il diabete. All'epoca, in assenza di una terapia insulinica (scoperta solo negli anni '20 del Novecento), il diabete era una patologia letale che portava a un rapido e fatale deperimento organico.
Come si spiega, allora, il contenuto di Minca maccaca? La discrepanza si risolve muovendosi su due binari:
1. La coesistenza delle patologie: È storicamente probabile che il poeta, durante gli anni nel corpo dei Carabinieri, avesse effettivamente contratto un'infezione venerea (come la gonorrea o una forma non letale di sifilide), ricavandone i tormenti descritti. L'infezione avrebbe minato la sua salute, ma a stroncarlo definitivamente a soli 29 anni fu la crisi diabetica.
2. L'iperbole del topos letterario: Nella tradizione sarda de s'orina, l'esagerazione cinica era una regola stilistica. Maledire il proprio sesso accusandolo delle peggiori piaghe e malattie dell'epoca serviva a calcare la mano sul pentimento, trasformando il dolore privato in una farsa grottesca e catartica.
Conclusione
Minca maccaca non è solo un tassello goliardico e bizzarro, ma un documento umano di straordinaria forza. Dimostra come Peppino Mereu fosse capace di guardare in faccia la miseria, la malattia e la sventura materiale e, anziché cedere al pietismo, abbia scelto di esorcizzarle con un'ironia dissacrante e liberatoria, consegnandoci il ritratto di un uomo che, anche di fronte al declino del proprio corpo, non ha mai perso la sua tagliente lucidità poetica.
MINCA MACCACA
1.
Minca maccaca, funesta e fatale,
tue est chi m'has giuttu a su casinu,
tue est chi m'has trazzadu a s'ispidale
2.
solu pro m'iscazzare unu pappinu.
Pro cantu t'happ'a giughere appiccada
non piùs has'a andare a s'affainu.
3.
Una olta 1'has fatta s'acconcada
intrada ti nde sese in d'unu buccu
e bessida nde sese allusinzada.
4.
Oe ses sa funtana 'e su muccu,
de testa ses istada pagu azzetta,
creias chi su cunnu fiat succu.
5.
No bi penses piùs in sa faldetta,
de corno in pois benis proibida
pro finas de ti fagher sa pugnetta.
6.
Pro t'esser un'istante divertida
già mi 1'has arrangiadu su fiancu:
m'has giuttu a sos istremos de sa vida,
7.
in prùs m'has fattu ispender unu francu
pro unu buccu puzzolente e feu:
gustosu fessed'istau assumancu!
8.
Da chi non connoschias cussu impreu,
proite ses intrada in tale tana
a ruinare su fisicu meu?
9.
Si non fist'istada macca e vana,
nalzende in cortesia e in politica,
ancora fisti istada frisca e sana.
10.
Oe ses ispilida e sifilitica
finas sos cazzos de sette unu soddu
ti narant male e ti faghent sa critica.
11.
De canto fisti cun su cunnu a coddu,
minca, pro non dare attenzione
su latte cunveltidu s'est in gioddu.
12.
T'hasa abbrazzadu s'iscolazione
e atteru non faghes, minca fea,
che iscolare e isporcare cotone.
13.
Si a coberrer ti torrat s'idea
pro comente m'has como iscramentadu,
ti ponzo de cannau una trobea.
14.
Medas boltas t'haia prezettadu,
minca, de non ferrere a s'intaccu
tue a s'intaccu has tiradu e 1'has ciappadu.
15.
De ti giugher gasie so istraccu
chi m'has privadu de buffare mustu,
non cheres mancu chi fume tabaccu.
16.
Pro ti leare mes'ora 'e gustu
ti ses bettada che musc'a sa zega,
sa testa in d'una balza t'has'infustu.
17.
Ses a tempus ancora, pianghe e prega
e faghe votu a sa chirurgia
si no nde perdes tottu sa buttega.
18.
Eo ti cherzo senza maladia
a su nessi pro podere esclamare
a sas bajanas bellas «minca mia».
19.
E tue si cheres cun megus restare,
pro finas chi ti passet cuss'isfogu,
cun su cunnu non torres a brigare
chi sa pest'est timida in ogni logu.
