Di Alusac Eleirbag
Ho appena chiuso l’ultima pagina di "Il nido del corvo", l'ultimo lavoro di Piergiorgio Pulixi, e sento il bisogno di mettere nero su bianco le mie impressioni. Pulixi è un autore prolifico nel panorama della crime fiction italiana, ma personalmente ho scelto di soffermarmi su due tappe precise: "La donna nel pozzo" e, appunto, questo suo ultimo romanzo. Entrambi hanno avuto lo stesso, identico potere su di me: mi hanno catturato dalle prime battute, tenendomi in una tensione costante e sospesa fino all'ultima riga.
L'ombra di Simenon e i chiaroscuri dell'anima
Mentre leggevo, non ho potuto fare a meno di tracciare un parallelo spontaneo. Credo fermamente che chi ama la penna di Pulixi non possa non amare Georges Simenon. Il legame profondo che unisce il maestro belga all'autore cagliaritano risiede nella loro comune predilezione per il romanzo psicologico e d’indagine.
Pulixi firma qui una storia ipnotica e avvolgente, capace di scandire una vera e propria deriva nei chiaroscuri dell'anima umana. Al centro di tutto c'è una coppia di indagatori indimenticabili: Daniel Corvo e Viola Zardi. Partner nel lavoro ma opposti per indole e visione del mondo, i due si muovono come il giorno e la notte:
Lui, una mentalità da monaco guerriero, ancorato alla famiglia e alla fede per tenere a bada antichi traumi.
Lei, uno spirito in tempesta con il fascino dell'azzardo nel gioco.
La loro caccia allucinata comincia con il ritrovamento di un macabro reperto che vale come una firma: una mano femminile, troncata e in stato di perfetta conservazione. L'assassino agisce come un vero "artista della morte" che non sta semplicemente sfidando gli investigatori, ma li ha scelti, attirandoli tra le paludi e gli stagni di sale. Più Corvo e Zardi si avvicinano alla verità, più diventa chiaro che le prime vittime erano solo un drammatico prologo.
La Sardegna dell'Oristanese: tra West selvaggio e lande crepuscolari
Da lettore — ma soprattutto da Avvocato del Foro di Oristano — uno degli aspetti che più ho amato di questo libro è lo sfondo. Pulixi dipinge una Sardegna sospesa tra un West selvaggio e lande crepuscolari, sapendo valorizzare magistralmente un territorio a me così familiare e caro: la splendida Penisola del Sinis, la stessa città di Oristano, Cabras e Arborea.
Muoversi tra le pagine e ritrovare non solo i paesaggi, ma anche i luoghi della giustizia quotidiana — come la Questura di Oristano, il Tribunale e la Procura della Repubblica — ha dato alla lettura un sapore del tutto particolare. È vero, si tratta di fiction e i personaggi sono nati dalla pura inventiva dell'autore; eppure, per chi respira quell'aria e calpesta quei corridoi per professione, vi assicuro che queste figure lasciano senza dubbio il segno. Sono credibili, dense, vive.
Uno sguardo al futuro: dal Sinis al Gennargentu?
Chiuso il libro, resta la suggestione e, perché no, un piccolo auspicio. Chissà che Pulixi, cagliaritano di nascita ma ormai cittadino del mondo letterario, un giorno non decida di unire i puntini della Sardegna più profonda. Sarebbe affascinante leggere una sua crime fiction tesa sull'asse Milano - Centro Sardegna, capace di muoversi tra i grattacieli milanesi e l'aspra bellezza dei paesi del Gennargentu come Tonara, Desulo e Fonni.
Nel frattempo, “Il nido del corvo” si conferma un noir psicologico di altissimo livello che vi terrà incollati alle pagine. Consigliatissimo