venerdì 8 giugno 2012
mercoledì 6 giugno 2012
Dae Liborio Vacca: pro andare a sa 'idda de Mereu.
Antonietta at traighiu a Montanaru
pro andare a sa idda de Mereu
tando inie, paris cun s'impreu
at agatau unu bonu imbaru.
Mastra menzus non c'ada a parrer meu
ca totu ti lu mustrat craru craru.
e cun issa es fatzile s'imparu
ca faghet bellu s'argumentu feu.
E cando de Argentina est torrada
s'at agatau pobiddu iscritore
e sogru iscritore e poeta.
Ma si carchi persone bo si nada
chi s'iscola non tenet prus valore
est ca mastra no at tentu a Antonietta.
Chi si goset su tempus benidore!!
Liborio Vacca
domenica 3 giugno 2012
S'ANTIGU CUILE DE COSTANTINO CASULA
S'antigu cuileRomanzo
Pag. 165 - Formato 14,8 x 21 - € 20,00
La non comune sensibilità e il grande amore per la sua terra natale, la Sardegna, con tutte le componenti che caratterizzano la popolazione, la vita sociale, la cultura, il folclore e l’economia, nonché quelle legate fortemente all’ambiente, hanno portato Costantino Casula a scrivere questo particolare e interessante romanzo. Il libro, dal titolo “S’antigu cuile”, l'antico ovile in lingua sarda dell’entroterra, ci proietta dentro il cuore dell’antica isola e nell’articolato mondo del pastore e del suo ovile. Un mondo per la sopravvivenza, non facile, rimasto quasi immutato per millenni, ed ha la sue origini ancor prima dei nuraghi e delle tombe dei giganti. Costantino ci evidenzia, che il mondo agropastorale penetra fortemente nello spirito dei sardi, e che infine diventa, graniticamente, parte integrante dell’anima.
SA PROMITENTZIA DE COSTANTINO CASULA - ORTUERI - MUTOS
Casula Costantino è nato a Ortueri, dipendente dell’ A.S.L n.3 di Nuoro, lavora all’ospedale di Sorgono. Fin da ragazzo ha avuto una forte passione per la poesia sarda in generale, ma, preferendo con la maturazione soprattutto i mutos. Ottenendo considerevoli consensi in numerose piazze del centro Sardegna (Barbagia, Mandrolisai, Barigadu, ecc.) utilizzando la forma poetica estemporanea più arcaica e in passato più diffusa: su mutu frorìu. Ha partecipato come relatore a diversi convegni di poesia sarda. Ha scritto diversi articoli per il giornale L’Unione Sarda.
Di che cosa si parla quando si parla di mutos e mutettusA. M. CIRESE 1964a Struttura e origine mofologica dei mutos e dei mutettus sardi Sassari, Gallizzi, 1964?
Di che cosa si parla quando si parla di mutos e mutettus?
Quando, dove e da che ebbero origine le forme metriche sarde più tipiche ed enigmatiche, e cioè il mutu e il mutettu? Si tratta di metri esclusivamente isolani? Quale è in ogni caso il loro rapporto con la metrica non sarda in genere e con il canto lirico-monostrofico in particolare? Il mutu deriva dal mutettu, o il mutettu dal mutu? Debbono invece ricondursi ambedue alla battorina? O sono sviluppo di una qualche forma solo congetturalmente identificabile, distico o tetrastico che essa sia?
Come è ormai noto, queste o analoghe domande cominciarono a proporsi all’attenzione degli studiosi fin dal momento in cui Vittorio Cian e Egidio Bellorini riscoprirono il mutu nuorese e ne divulgarono la conoscenza.1 Ma ancora oggi [1964], a tanti anni di distanza, non possiamo disporre di risposte pienamente organiche ed esaurienti.
Il fatto è che negli studi sulla poesia sarda l’interesse per i contenuti è sempre prevalso sull’attenzione alle forme. Si è tentato, ad esempio, di determinare l’origine o l’antichità dei mutos sulla base – notoriamente incerta – delle reminiscenze storiche o degli arcaismi linguistici presenti nei testi; e lo stesso Raffa Garzia , che pure aveva inizialmente criticato questi tentativi e aveva sottolineato l’importanza essenziale dello studio delle forme, si mise poi ad inseguire nei contenuti i «nuclei primi» della ispirazione. Così non si sono avuti quegli approfondimenti della documentazione e delle analisi morfologiche che costituiscono invece il presupposto indispensabile per ogni serio tentativo di comparazione o di ricostruzione storica: recensione di tutte le forme metriche effettive, loro analisi sistematica, e conseguente classificazione razionale.
Non che siano mancati tentativi e risultati importanti in questa direzione: quello di Bellorini , innanzi tutto, il quale dette un’ottima descrizione delle tre principali forme nuoresi; quello di Domenico Valla che, pur guardando ai contenuti, intravide il legame che c’è tra l’aspetto metrico e quello contenutistico dello iato tra istérria e torrada; quelli di Raffa Garzia che constatò l’esistenza di due forme notevolmente diverse al di sotto della denominazione comune di mutettu, e che ben descrisse il metro campidanese più noto. E vi furono anche segnalazioni interessanti di talunirapporti tra mutos e mutettus e altre forme metriche: Cian avvertì subito la corrispondenza di funzioni e la diversità di forme con il canto lirico-monostrofico italiano; Francesco Novati segnalò la possibilità di confronti con i componimenti «a ripetizione» (e cioè parallelistici) della lirica galego-portoghese, con la «sestina» provenzale, con i romances glosados spagnoli; Max Leopold Wagner, Raffa Garzia e altri studiosi prima e dopo di loro, hanno indicato l’analogia che esiste tra la divisione contenutistica dei mutos e mutettus in due parti fra loro incongruenti e il salto logico presente in vari componimenti non sardi (stornelli e alcuni strambotti italiani, quartine bavaresi, quartine cinesi, talune coplas spagnole, mani turco, pantun indonesiano, canzonette russe, canti dei Galla dell’Africa orientale), e via dicendo.
Ma gli accertamenti di partenza erano insufficienti a sorreggere comparazioni o ricerche genetiche veramente proficue. Quando non si è neppure chiarito il rapporto tra le denominazioni correnti e le forme metriche effettive; quando non si sono ancora individuate tutte le forme metriche presenti nella documentazione disponibile;3 quando insomma si opera sui nomi e non sulle cose e si utilizza materiale incompleto ed incerto, allora ogni sforzo interpretativo è quasi inutile: l’inclusione dei mutos e dei mutettus nel gruppo dei canti lirico-monostrofici resta generica e improduttiva; la segnalazione delle analogie con le forme incongruenti o con quelle parallelistiche di altre aree storiche rimane puramente episodica; i tentativi di riduzione del mutu al mutettu (o di ambedue alla battorina, e simili) non danno frutto; l’ipotesi della derivazione da un distico o da un tetrastico è puramente arbitraria e spesso mal formulata.
Ora è evidente che i problemi di fondo proposti dai mutos e dai mutettus meritano uno sforzo per renderne meno improbabile la soluzione: accertare se mutos e mutettus costituiscano un unicum sardo significa far luce su un dato di primaria importanza per la collocazione della vicenda culturale della Sardegna nel quadro mediterraneo; identificare le forme specifiche del «parallelismo» isolano non illumina soltanto i fatti sardi ma reca anche un contributo alla storia generale delle tecniche parallelistiche; isolare, se c’è, il nucleo che riconduce a unità le differenti forme di mutos e mutettus, o escludere che questo nucleo unitario vi sia, integra di nuovi dati il problema generale del canto lirico-monostrofico, e così via. Siamo insomma di fronte a un nodo di problemi di interesse assai rilevante e non circoscritto: vale la pena di contribuire a scioglierlo cercando di sapere con esattezza di che cosa realmente parliamo quando parliamo di mutos e di mutettus.
venerdì 1 giugno 2012
MARIA SU MEU VIVU CUMPLIMENTU
A Maria Peddio
Maria su meu vivu cumplimentu.
Cun su modu chi tenes de cantare
tratas de su libru s'argumentu,
cun bonu tràgiu potzo notare.
Mi naras de sos mios annos chentu
e un àteru libru a preparare.
Su cantu po te pur'est'un'istentu
pro un'ora allegr'a nne passare
Talia estid'e poeticos pannos
s'accostiat e ti narat a sorriere,
assora a tie bundat su sorrisu
Maria t'auguro a medas annos
a formulare sonettos de iscriere
ca sa Musa ti faghet bonu visu
dae Benigno Casula
mercoledì 30 maggio 2012
UCCAEDRO' di Giovanni Mura
fonte: PRATZA MANNA
Uccaedrò
Per poter raggiungere Uccaedrò, il sito cavernoso incassato sulla parete sud del tacco calcareo di Su Toni, é sufficiente percorrere gli ultimi cento metri che dividono Tugurui, un minuscolo campo base posto sulla base della grotta, dal punto di confluenza dei tracciati viari che si dipartono da Cortzò, Cartutzé e Murù, estreme periferie del rione di Toneri.
I residenti sull’altopiano di Su Pranu e quelli che stanno più a monte nel vicinato di Arasulétrovano maggiore convenienza e comodità nel portarsi ai limiti della vasta terrazza sul precipizio, per poi procedere sino a destinazione attraverso un sentiero molto ripido ed impegnativo denominato Titoni.
Un’altra via, molto più lunga, anche se più agibile, consente di raggiungere la spelonca passando per Su Nuratziu, area archeologica, Pischinartui, sito dai contrafforti brulli e rocciosi,S’Argiola de Sa Serra, zona contraddistinta da arenarie e terre argillose, e finalmente Tugurui.
Fungono da comune denominatore di questo vasto circondario la terra rossa e il calcare, materie prime impiegate, fino alla metà del secolo scorso, nella lavorazione di tegole, mattoni e calce. Fino a poco tempo addietro erano attive le cave per la lavorazione del pietrisco.
A mezzogiorno e ad oriente una fitta vegetazione di lecci e di querce esprime una certa fatica ad indirizzare da forre ed anfratti inaccessibili le proprie fronde verso l’alto e la luce.
Al disotto del nostro campo base, una specie di piano di riposo posto al termine di una parete a strapiombo, i declivi diventano più accettabili ed i terreni, non più calcarei ma scistosi, cedono il passo alle coltivazioni orticole ed arboree. Interessati alle prime i numerosi ed ubertosi orti di Toneri che si spingono sino a Nugepasca, nei pressi di Santa Nostasia, ed alle seconde i noccioleti di Utzasé, Itzì ed Erisia ed i castagneti del comprensorio boschivo di Su Pardu. In lontananza il fondovalle.
A guardia della grotta, in posizione più elevata rispetto al suo limite superiore, diverse famiglie stanziali di corvi e cornacchie nidificano nelle numerose fessure rocciose. Negli anni quaranta, secondo la testimonianza di Giovanni Succu, era presente anche qualche esemplare di avvoltoio, il rapace dal caratteristico collare dalle penne brune.
Questi neri pennuti descrivono in continuazione, negli spazi antistanti la nostra cavità, ampi archi di circonferenza che vanno a ripetere all’infinito inseguendo sempre le stesse traiettorie geometriche. Le acrobazie valgono solo ed unicamente ai fini perlustrativi delle pertinenze aeree della parete rocciosa di Su Toni: né tanto in alto, né tanto in basso, ma sempre sulle stesse quote. I volteggi non mutano più di tanto quando vengono eseguiti sugli spazi sovrastanti la vallata antistante: più al di qua che al di là. Sembra che regole precise impediscano di uscire fuori presidio.
Penso che ai loro piccoli rilascino un patentino di volo con tutte le istruzioni del caso e con l’obbligo del rispetto del principio della continuità e della uniformità delle esibizioni. E’ permesso solo gracchiare!
Per quanto riguarda i camminamenti all’interno del nostro anfratto, non posso essere di grande aiuto in quanto la mia curiosità infantile si appagava ogniqualvolta superavo il blocco calcareo situato sull’imboccatura.
Per fare qualche passo in avanti bisogna procedere carponi e stare bene aggrappati alle pareti. Bisogna avere molto coraggio e calcolare in ogni momento il rischio che si corre.
Si presume che il sottosuolo, sia abbondantemente rappresentato da numerosi percorsi sotterranei. Niente di improbabile che i continui stillicidi operanti dalle umide pareti non producano da qualche parte i fantastici paesaggi da fiaba a base di stalattiti e stalagmiti.
Mi riferisce Giovanni Succu che, dei trecento metri di stretti cunicoli, da lui superati in età giovanile, ne siano percorribili oggi molti di meno, specie da quando il cedimento di un grosso masso ne ha ostruito i passaggi più interessanti. Mi conferma inoltre che la presenza dell’acqua é notevole un po’ dappertutto avendone verificato più volte la consistenza con il solito getto del sasso in profondità.
Come di consueto, esternamente, corvi e cornacchie, nel rispetto delle consegne ricevute, continuano le loro perlustrazioni.
A vederli volare sembra che perforino la volta celeste, tanto sono in alto, ma quando li osservi dalla sommità del caratteristico dirupo, che altro non é che l’estrema propaggine del pianoro di Su Pranu, ti accorgi che operano un po’ più in basso dalla tua postazione.
Se ti capita di fare una breve visita agli esterni della singolare grotta tonarese, ubicata a mezzogiorno sulla grande vallata, sappi che questi particolari predatori non sono altro che i lari domestici di Uccaedrò.
ARREGODOS DE SA GHERRA DE RUSSIA E DE SA VIDA: PRESENTATO A TONARA IL VOLUME DI BENIGNO CASULA - di Tonino Bussu nella rivista telematica Tottus in pari.
l'articolo di Tonino Bussu è stato pubblicato in TOTTUS IN PARI: arregodos-de-sa-gherra-de-russia-e-de-sa-vida-presentato-a-tonara-il-volume-di-benigno-casula/
Sabato 19 maggio, nell’ampio e accogliente teatro comunale di Tonara è stato presentato il libro « ARREGODOS DE SA GHERRA DE RUSSIA E DE SA VIDA » dove Benigno Casula, di 91 anni, racconta, in lingua sarda tonarese, la sua partecipazione alla terribile e tragica campagna di Russia dell’armata italiana durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ stata una presentazione coinvolgente, ricca di testimonianze su quel periodo storico in Sardegna e in Russia, con la rievocazione di eventi e situazioni che relatori e protagonisti hanno potuto rappresentare con l’abile e attenta regia del giornalista Giovanni Melis che ha condotto la serata rendendola viva e partecipata con grande interesse del numeroso pubblico presente. E così, dopo il saluto del sindaco Pier Paolo Sau e i relatori Gabriele Casula, Ewnzo Liori, Francesco Cheratzu,Pier Luigi La Croce, Salvatore Locci, Tonino Bussu e Bore Muravera che hanno trattato dell’importanza della memorialistica per capire meglio la grande storia e del contributo che i barbriacini hanno dato durante l’ultimo conflitto mondiale, del ruolo della lingua sarda nella rievocazione di questi tristi e drammatici eventi, si sono alternati al microfono Lucia Sau, che ha trattato della situazione di Tonara durante l’ultima guerra e delle condizioni di vita degli sfollati cagliaritani ospiti di famiglie tonaresi, ha parlato poi Antonio Loche, ultracentenario tonarese residente a Ittiri, che con grande lucidità ha rievocato episodi delle sue esperienze in guerra, ha concluso infine l’autore stesso Benigno Casula che, con grande naturalezza, come se stesse parlando di fatti recenti, ha raccontato altri episodi della sua esperienza durante la tragica campagna di Russia. E dalle rievocazioni è come se si fossero materializzati, in quella lontana terra in guerra, gli scontri, le stragi, i morti, le crudeltà, la fame, la sete, il freddo rigidissimo, l’umanità ferita nei suoi valori più profondi, le sofferenze dei feriti, dei congelati, dei moribondi abbandonati, la vita grama e di stenti delle famiglie russe, lo smarrimento logistico e morale degli eserciti in ritirata. La sera è stata allietata prima dai mutos dei cantadores tonaresi Giuanni Sulis, Nino Sau, Franco Floris e Costantino Peddes( che aveva scritto anche un sonetto in merito) che con i loro canti hanno esaltato la figura dell’autore rimarcandone l’impegno civile della sua opera e augurandogli ancora numerosi anni per onorare la sua Tonara con altre opere simili. Infine vi è stata una vera propria gara poetica tra i cantadores Costantino Casula di Ortueri, Giovanni Mura di Tonara e Davide Peddio di Desulo che hanno trattato dei temi principali del libro, della guerra e della vita quotidiana nei paesi dell’interno dimostrando che gli episodi raccontati nel libro era ormai diventati patrimonio popolare da diffondere attraverso la voce modulata e armoniosa di questi cantadores che ricordano gli antichi aedi che reinterpretavano le grandi produzioni poetiche e letterarie. I cantadores nei paesi dell’interno hanno un’antica tradizione e con i loro mutos non solo rallegravano le comunità, ma avevano anche un ruolo di formazione e di informazione, trattando argomenti di grande attualità, volgarizzandoli e rendendoli sempre comprensibili dagli ascoltatori. E così anche quella sera i cantadores hanno reso ancor più vive e attuali le vicende raccontate da Benigno Casula che con la sua opera ha arricchito e onorato il suo paese, la Barbagia e la Sardegna intera. I canti erano accompagnati dalle note armoniose dell’organettista Salvatore Littarru che ha diffuso allegria e buonumore tra gli spettatori.
martedì 29 maggio 2012
UN AUGURIU A S'EROE TONARESU dae Costante Peddes de Tonara
Trinta tremilla binnnighie dughentos
dies n'as tentu, sigas a contare
n'atzunnas nessi àteros otoghentos
a tiu Todde potzas superare
Tott'in favore ti begnant is bentos
ses un eroe as meritu 'e gosare
po cumpensar' 'e Russia is turmentos
non ddu at summa 'e ddos pode pagare
e de su fronte russu a sa disfata
de su vile tedescu fusti suta
chentz'abba nudda tzucuru nen sale
totu ringratziaus a Petruta
ca t'at prenu su zainu 'e patata
po bona sorte tua mancu male.
po rispetu cun afetu
Costante Peddes
dies n'as tentu, sigas a contare
n'atzunnas nessi àteros otoghentos
a tiu Todde potzas superare
Tott'in favore ti begnant is bentos
ses un eroe as meritu 'e gosare
po cumpensar' 'e Russia is turmentos
non ddu at summa 'e ddos pode pagare
e de su fronte russu a sa disfata
de su vile tedescu fusti suta
chentz'abba nudda tzucuru nen sale
totu ringratziaus a Petruta
ca t'at prenu su zainu 'e patata
po bona sorte tua mancu male.
po rispetu cun afetu
Costante Peddes
A TZIU BENIGNO dae ELio Mura de Ovodda
A ziu Benignu
In Casteddu a merie soe solu
lezende su libru e' ziu Benignu
torrau soe a cando istea^vamos su basolu
sa conca m'ada apertu che un'iscrignu
Cando babbu pur'issu 'e su bintunu
raccontavada sos suos amentos
in particulare d'arregord'unu
de rappresaglias e bombardamentos
Una die in sa nave biazande
Londra ha decidiu de attacare
in Grecia po sa gherra fiaus andande
jncuminzana sas bombas a falare
Un'amigu timende a non torrare
mi narat: -Mura ,iscapaus a cuchina-
teniat galu gana de brullare
-non lassamus mancu una fri^ina
Narada ancora sighinde sa brulla:
-oramai semus belle che fattos
badiamus si bes puru carch'ampulla
assumancu morimos tatatos-
Ziu Benignu, de ringraziare seis ebbia
po m'ae torrrau a sa memoria
bellos contos de sa pizzinnia
e un'interesse mannu po s'istoria
Su modu vostru de la raccontare
ma furriau su coro fund'a sussu
sos cumprimentos bos bozo mandare
bos tenia meda affettu, oe es prusu
Po su momentu de grandu valore
bos depio relatare in poesia
perdonademi si bes carchi errore
ma est sa prima borta in bida mia.
Cagliari 24 maggio 2012
Elio s'ovoddesu
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