domenica 12 ottobre 2025

Sa Coccoi de Casu

alusac eleirbag

🧀🌿

"Il mio percorso tra i sapori di Tonara mi porta dritto a un dolce che è un vero simbolo locale: Sa Coccoi de Casu. È fondamentale non confonderlo con la seada, che, pur essendo diffusa in tutta la Sardegna, è quasi inesistente qui. La differenza non sta solo nel nome, ma nella sua essenza, in particolare nella qualità specifica del formaggio utilizzato e, naturalmente, negli altri ingredienti.

Questa è la ricetta tradizionale, un piacere semplice ma intenso.

Sa Coccoi de Casu

1. L'Impasto (La Pasta)

Ingredienti:

·       Farina

·       Acqua

·       Sale

·       Strutto o Olio

Preparazione: Si inizia lavorando la farina con acqua e sale fino a ottenere un impasto liscio, morbido e omogeneo. A questo si aggiungeva un po' di strutto o olio per la consistenza. Dopo un breve riposo, la pasta viene stesa con il mattarello, creando una sfoglia sottile, di appena 1-2 millimetri di spessore.

2. Il Ripieno (Il Cuore Tonarese)

Ingredienti:

·       Formaggio fresco e leggermente acido (questa è la chiave che lo distingue!)

·       Menta

·       Sale

Preparazione: Il ripieno è il segreto. Si prende il formaggio fresco, leggermente acido (diverso da quello della seada), lo si macina e lo si amalgama con abbondante menta tritata e un pizzico di sale.

3. Chiusura e Cottura

Una volta pronto l'impasto e il ripieno:

1.     Si stende la sfoglia.

2.     Si riempie metà della sfoglia con il ripieno di formaggio e menta.

3.     Si ricopre con l'altra metà.

4.     Si chiude bene e si ritaglia in rettangoli o semilune usando s'orrosonita (la rotella seghettata) per sigillare i bordi in modo decorativo.

5.     L'ultima fase, che ne esalta il sapore, è la frittura nell'olio bollente, che dona a sa coccoi de casu quella doratura e quella croccantezza esterna che contrastano perfettamente con la morbidezza sapida e mentolata del ripieno."

 


Il sole di metà ottobre filtra tra le nuvole, e l'aria è vibrante: è l'Autunno in Barbagia 2025.



di alusac eleirbag

Il sole di metà ottobre filtra tra le nuvole, e l'aria è vibrante: è l'autunno in Barbagia  2025, e io,  sto percorrendo Tonara.

La mia passeggiata inizia lungo il Viale della Regione, la strada lastricata in pietra che mi conduce verso il cuore del borgo

 In lontananza, le campane della chiesa di San Gabriele suonano, il loro rintocco solenne si spande sopra le case del paese.

Passo davanti al Comune, dove è eretto il Busto Bronzeo di Peppino Mereu

. Mi fermo a leggere la targa di fianco

. Il busto, un'opera celebrativa, fu realizzato tra il 1900 e il 1920, ed è opera di Franco D'Aspro. L'iscrizione sul basamento proclama con semplicità: "A Peppino Mereu Il Popolo di Tonara".

A ogni passo, il paese si svela in un tripudio di colori. In lontananza, vedo l'abitato ramificato: mi dirigo verso il rione di Arasulè in alto, con le sue case che si inerpicano sulla roccia, e più in là  il Muggianeddu, la montagna che domina Tonara.

.

La mia passeggiata mi porta in Piazzaq Peppino Mereu, dove l'occhio è catturato da un'opera d'arte maestosa: il murales di Patta. Un omaggio potente al grande poeta tonarese, i cui versi accompagnano la figura intensa e profonda dipinta sul muro.

Proseguo verso Funtana Idda, da dove posso ammirare la panoramica vallata che si estende a perdita d'occhio, un tappeto verde che nasconde i paesi di Aritzo e Belvì

Poi, eccola, la pietra plurifotografata dai turisti

. Mi avvicino e rileggo, sentendolo mio, il celebre verso scolpito, un inno all'uguaglianza e alla libertà:
"Senza distinziones curiales devimus essere fizos de un'insigna liberos rispettados e uguales.  

Infine, arrivo in Piazza del Centenario. Qui, si staglia netta sul cielo la casa del centenario, imponente e antica

. E per concludere la giornata, c'è il Punto Ristoro Is Truncos
. Non posso resistere ai sapori autentici: i dolci e i pasti di Paola e Carla, un'altra tradizione di Tonara che celebra la poesia della buona tavola.

Il telaio storico di Tonara


di alusac eleirbag

Camminavo nella via Peppino Mereu, l'aria frizzante dell'autunno in barbagia di quest'anno che mi pizzicava il viso. Ero in cerca di angoli meno battuti, quando, quasi per sbaglio, mi sono imbattuto in questa loggia, una piccola corte che si apriva inaspettatamente dal fianco della strada. L’occhio mi è caduto subito in profondità:
 ho visto improvvisamente un telaio storico. Era lì, imponente e silenzioso, nell'ombra, e più in là, ho notato l'antico funnagu, dove anticamente alloggiavano i buoi del padrone di casa negli anni '40 e '50.

Vicino al telaio c’era Pinuccio. Ci unisce un’amicizia antica, una conoscenza che si allarga anche a una lontana parentela per via di sua nonna, tia Maria Orru, che era prima cugina di mio nonno Pietro. L’ho salutato e, senza perdere tempo, i miei occhi sono tornati a quell'oggetto meraviglioso.

“Gabriele, finalmente ti vedo da queste parti!” mi ha

detto con un sorriso accogliente, vedendomi attratto dal legno antico. “Stai ammirando il nostro pezzo di storia.”

“È incredibile, Pinuccio. Un telaio così antico, e ancora in uso? Mi sembra di tornare indietro di un secolo,” ho risposto io, avvicinandomi.

Pinuccio ha cominciato a raccontare, i suoi occhi che brillavano di un orgoglio contagioso. Mi ha parlato subito del loro interesse per mantenere viva non solo la storia del telaio stesso, ma l’intera tradizione della tessitura in un paese come Tonara. Mi ha ricordato che negli anni '30 e '40, Tonara vantava da due a trecento iscrizioni di tessitrici e tessitori alla Camera di Commercio, soprattutto di tessitrici con telai a muro che occupavano poco spazio.

“Ma questo è diverso,” mi ha spiegato Pinuccio, posando una mano sul legno. “Questo è un telaio orizzontale, uno dei più antichi. Oggi, ci permettiamo ancora di tessere Sa fanuga con esso.”

Abbiamo discusso a lungo dello studio e della conservazione di questo telaio, che un tempo era appartenuto a Tia Maria, sua madre, e a Tia 

Maria Orru. Pinuccio era convinto, come me, che queste tradizioni non potessero essere dimenticate. Proprio questa donna, Tia Maria, me la ricordo, e le fotografie esposte nell’ingresso della casa-museo la ritraggono mentre gramenava la lana per le vie di funtana idda e su fossu, sulla strada che porta alla chiesa di San Gabriele.

Pinuccio poi, quasi come se volesse svelare un segreto prezioso, mi ha indicato la targa che riassumeva l'epopea di quell’attrezzo. Questa è la storia del telaio:

ANTICO TELAIO ("TELARGIU A SEZZERE") PER LA TESSITURA DI LANA, COTONE, LINO, CANAPA TELAIO OPERANTE DAI PRIMI ANNI 800 E DONATO DAL CANONICO "PIETRO TODDE" (TONARA 1825-ORISTANO 1908) ALLA NIPOTE "MARIA TODDE", (CONIUGATA CON "GIOVANNI DEARCA" NOTO Tiu NANNEL), LASCIATO IN EREDITA' ALLA FIGLIA "BONARIA DEARCA" (CONIUGATA CON GUISEPPE PISTIS), DONATO COME REGALO DI CRESIMA NEL 1932 ALLA FIGLIOCCIA "PEPPINA CARBONI", TESSITRICE ULTRACENTENARIA (1915-2018) TELAIO IN PERO SELVATICO COSTRUITO AD INCASTRI, CON PARTI IN CASTAGNO, NOCCIOLO, ERICA, CANNE. RIPULITO E RESTAURATO NEL 2003 - 2005 CON LEGNI ORIGINALI ANTICHI MARIA ORRU, PEPPINA E GINA CARBONI" PREPARANO L'ORDITO ("S'ISTROBU") NEGLI ANNÌ 35/40 IN VIA "COAIGNA". TELAIO FILMATO A TONARA DALL'ISTITUTO LUCE NEL 1940/1945, TESSITRICE "GINA CARBONI" LE IMMAGINI SONO STATE UTILZZATE PER IL FILM "SONOS E MEMORIA"

Ma la cosa interessante che ho notato è che Pinuccio si è concentrato sui particolari, sugli strumenti e gli accessori che fanno il telaio, che mi ha descritto con passione.

“Vedi, Gabriele,” mi disse Pinuccio, accarezzando la superficie ruvida e calda del telaio, “la vera bellezza sta nei dettagli, in come tutto si incastra. Non è solo il telargiu a sezzere, che è un capolavoro di ingegneria in pero selvatico, ma ogni singolo strumento che gli sta attorno, che lo rende vivo.”

Mentre mi spiegava, i miei occhi seguivano la direzione della sua mano, posandosi su quegli accessori antichi, ognuno con un nome sardo che evocava gesti secolari. I "PETTENES", quei pettini in canna per i fili dell'ordito realizzati a mano prima del 1950, mi colpirono particolarmente.

Poi c’era la BOBINATRICE "FAECANNEDDOS", facente parte delle dotazioni originali. E l’ARCOLAIO "TROBETRAMA", costruito dal celebre Tiu Nannei ai primi del ‘900 e in uso presso il quartiere di Funtanaidda, spesso prestato in un sistema di mutuo aiuto chiamato manu torradas. Mi ha fatto toccare i "CANNEDDOS" in legno di sambuco, indispensabili per l'avvolgimento del filo destinato alla navicella, l'"ISPOLA".

Ma la commozione più grande arrivò quando mi mostrò i "FUSU", i fusi per la filatura della lana, gli stessi utilizzati da Tia MARIA ORRU fino al 1970. Toccando quei fusi, sentii quasi il peso della storia familiare che ci univa, il legame non solo tra me e Pinuccio, ma tra le nostre rispettive famiglie e l'antica arte di Tonara. L’immagine di quella donna che camminava per le vie del paese divenne improvvisamente vivida.

“Sa fanuga, Gabriele,” riprese Pinuccio con un tono di orgoglio, “è il nostro pane. E con questo telaio orizzontale, noi continuiamo a tesserla. Non è solo un prodotto, è il filo ininterrotto della nostra identità.”

Proprio mentre stavo per congedarmi, il fratello di Pinuccio, che era lì con noi, si è offerto di accompagnarmi in una visita più approfondita.

“Gabriele, prima di andare, devi vedere la casa. Il telaio è solo una parte,” mi ha detto.

Così, prima di uscire dalla loggia, ho potuto visitare quella casa completamente restaurata. Non parlo di un rifacimento moderno, ma di un recupero filologico eccezionale: i legni, gli infissi, i tavolati... tutto era stato recuperato e consolidato esattamente com'era stato costruito più di centocinquanta anni fa. Entrare era come fare un salto indietro nel tempo.

Giorgio, il fratello di Pinuccio mi ha guidato attraverso le stanze. Mi ha spiegato la fatica e la cura con cui avevano trattato e riportato a nuova vita i materiali originali. Era chiaro che questa non era solo una dimora, ma una vera e propria casa-museo, un pezzo importante della storia locale.

La visita ha raggiunto il culmine nella parte più alta della struttura. Affacciandomi da una delle finestre, ho potuto ammirare una veduta incredibilmente suggestiva sulla vallata di Tonara. Lì, in quel punto panoramico, ho capito appieno l'importanza di questo luogo.

Ho subito pensato, e l'ho detto a Giorgio, che si dovrebbe recuperare e riscrivere la storia di questa casa, questo museo importante di Tonara. Non si trattava solo di conservare oggetti, ma di tramandare il contesto in cui l'arte della tessitura, e la vita stessa, si erano svolte.

Uscii dalla loggia, dalla piccola corte dove si nascondeva quel funnagu che un tempo ospitava i buoi, con un senso di profonda gratitudine e la certezza che avrei dovuto fare la mia parte, anche solo raccontando. La via Peppino Mereu non era più una semplice strada; era diventata il confine tra il presente e un passato incredibilmente vivo. Non avevo solo visto un telaio e una casa antica, ma avevo toccato la storia di un paese, Tonara, e il cuore battente di una tradizione che, grazie a persone come Pinuccio e suo fratello, si rifiutava di morire. E in quel rifiuto, c'era la promessa che l’autunno in Barbagia,  di quest'anno avrebbecontinuato a tessere storie per le generazioni a venire.

 


Is eladizzos de Tonara

alusac eleirbag

Dal Toro Argentino al Maiale Sardo, la Geografia del Sanguinaccio

"Il fumo qui a Tonara è dolce, quasi di torrone tostato, e mi riporta subito al confronto tra s'Eladizzos e la mia esperienza in Sud America.

Quando penso alla morcilla argentina, mi viene in mente l'odore acre e robusto della brace, il crepitio delle fette che si abbrustoliscono sulla griglia. E ricordo perfettamente il sapore intenso, quasi selvatico, di quella che ho mangiato io: non era sangue di maiale, come nella maggior parte delle ricette spagnole, ma mi era stata presentata come una variante fatta con il sangue di toro o di manzo, in linea con l'ossessione argentina per la carne vacuna. Un sapore forte, criollo, con tanto pepe, cipolla e aromi che ne esaltavano la ricchezza terrosa. Pura intensità salata.

Ma qui in Sardegna, a Tonara, la scena cambia completamente con s'Eladizzos.

Assaggiando questa meraviglia insaccata, mi rendo conto che la differenza non è solo di materia prima, ma di filosofia.

1. Materia Prima e Base di Gusto: La mia morcilla argentina era legata alla potenza del manzo/toro, un sapore salato, quasi virile, che gridava 'Pampa!'. S'Eladizzos, invece, pur provenendo dal mondo robusto della salumeria sarda, è a base di sangue di maiale, un animale che storicamente si presta di più a questa fusione di sapori.

2. L'Alchimia Finale: La morcilla è orgogliosamente salata 🧂, un contorno carnivoro puro per l'asado. L'eladizzos è un ponte: il sangue di maiale viene impreziosito da noci tritate, uva passa e zucchero. La noce moscata e il pepe ci sono, sì, ma sono lì per dare struttura, non per dominare. Il risultato è un insaccato dolce-salato, una specialità che non ha paura di sfidare le categorie.

Mentre la mia morcilla argentina era un assalto di sapore che apriva lo stomaco e la bocca per il bife, s'Eladizzos è una meditazione. Ti chiede di soffermarti, di riconoscere la dolcezza tra il ferroso e il salato.

È affascinante. Dall'Argentina alla Sardegna, il rito di non sprecare nulla ha dato vita a due pietanze che condividono la stessa base (il sangue insaccato e arrostito), ma che incarnano spiriti culinari opposti: la morcilla, schietta e rustica; l'eladizzos, sofisticata e sorprendente. È questo che amo del viaggio: scoprire che il cibo è la vera, deliziosa, lingua universale."

 


Patata Minestra e Casu ’e Murgia

alusac eleirbag

Patata Minestra e Casu ’e Murgia

Il mio viaggio tra i sapori di Tonara non può dirsi completo senza menzionare un piatto che incarna la semplicità e la genuinità della nostra tradizione: la Patata Minestra e Casu ’e Murgia. È un piatto povero, ma ricco di gusto, che ha nutrito generazioni.

Ricordo bene gli ingredienti umili ma essenziali e il procedimento che lo trasforma in una minestra cremosa e confortante.

Patata Minestra e Casu ’e Murgia (Minestra con Merca) 🥔🧀

Ingredienti Chiave:

·       Minestra (pasta minuta)

·       Patate

·       Cipolle

·       Pomodori maturi

·       Casu ’e murgia (merca): l'ingrediente che dà il carattere unico, spesso una cagliata fresca o ricotta inacidita, salata e molto saporita.

Preparazione (Come la facevano):

1.     Il Soffritto: Si iniziava con un buon soffritto: si faceva imbiondire la cipolla nell'olio e si aggiungevano subito le patate tagliate a dadini.

2.     La Base: Dopo aver rosolato, si versava l'acqua e si portava tutto ad ebollizione.

3.     Il Segreto: Il momento cruciale era l'aggiunta dei pomodori maturi e, soprattutto, del casu ’e murgia (merca). Questo formaggio forte veniva unito alla minestra e si continuava a mescolare pazientemente finché non si era sciolto completamente, amalgamandosi e rendendo il brodo denso e sapido.

4.     La Conclusione: Solo a quel punto si univa la minestra (la pasta) e si ultimava la cottura.

Il risultato era un piatto caldo, avvolgente, dove il sapore rustico della patata e della cipolla si fondeva con l'acidità salina e intensa del casu ’e murgia. È il vero sapore di Tonara, schietto e indimenticabile."

 


Is Coccois de Erda

alusac eleirbag


"È incredibile come alcuni sapori ti riportino indietro nel tempo, quasi a sentire le voci e i profumi di una volta. Qui a Tonara, uno dei ricordi più vividi che mi lega al passato è quello de is coccois de erda. Non era raro che questi squisiti pani venissero cucinati nel forno di Benigno, o perché preparati direttamente da lui o da sua moglie Peppina, oppure perché vicini e amici portavano il loro impasto per sfruttare il calore di quel forno così ben curato.

Ricordo bene gli ingredienti e il processo, perché faceva parte della vita quotidiana, un rito che si ripeteva.

Is Coccois de Erda

Ingredienti:

·       Farina

·       Acqua

·       Sale

·       Strutto

·       Lievito

·       Erda (i ciccioli di maiale)

Preparazione:

Si iniziava impastando la farina con acqua, strutto e sale. Poi, il passaggio fondamentale, quello che dava il nome e il sapore unico a questo pane: la preparazione de s'erda. Dal grasso di maiale, attraverso un'apposita cottura, si ricavavano i ciccioli. Questi venivano poi macinati e aggiunti all'impasto base, lavorando il tutto fino a renderlo perfettamente omogeneo.

A quel punto, si aggiungeva il lievito e si lasciava che la pasta lievitasse, prendendo corpo e volume. Infine, una volta raggiunta la giusta consistenza, si tagliava l'impasto nella forma desiderata e lo si portava a cuocere nel forno. E in quei giorni, il forno di Benigno era spesso il luogo prescelto, emanando un profumo inconfondibile che si spandeva per tutto il vicinato, un profumo di tradizione e di casa


sabato 11 ottobre 2025

SENZA DISTINZIONES CURIALES, DEVIMUS ESSERE FIZOS DE UN'INSIGNA: LIBEROS, RISPETTADOS, UGUALES. di Peppino Mereu

Di alusac eleirbag


 

Sono tornato  a  Funtana Idda La  chiamo ancora così, anche se il tempo ha provato a sbiadire tutto, a riempire di silenzi e crepe i vicoli. Ma per me, questo odore di pietra antica, di terra bruciata dal sole, è l'unico vero profumo di casa.

Salivo per la stradina   che porta su, in alto, dove la casa diroccata, appoggiata a quello di mio padre,  si staglia contro un cielo che non è mai cambiato. Non era solo una passeggiata, era un pellegrinaggio, un riavvolgere il nastro di una vita lasciata in sospeso.

Poi l'ho vista. Incisa nella roccia, quasi come una ferita guarita che ha lasciato una cicatrice d'oro. Una lapide, semplice, sotto i ruderi che sembrano reggere il peso di secoli di storia. L'ho riconosciuta subito. Quella grafia un po' ruvida, le lettere dipinte di un giallo intenso, non sbiadite dal sole, ma al contrario, rese più vive.

Mi sono avvicinato, il cuore che batteva forte come un tamburo di festa e malinconia insieme. Il verso di Peppino Mereu, scolpito lì dal 1978

"Senza distinziones curiales devimus esser, fizzos de un'insigna liberos, rispettados, uguales"

Ho letto ad alta voce, quasi per risvegliare le parole dalla pietra, per sentirle vibrare di nuovo nell'aria di questo paese. "Senza distinzioni di casta/classe sociale..." Ecco la chiave. Un'accusa, un grido di battaglia di fine Ottocento che è ancora oggi un monito, una speranza. Il poeta di Tonara lo sapeva bene cosa significava lottare contro le ingiustizie, i soprusi.

E poi le tre parole, come pilastri di un sogno non ancora compiuto: Liberos, Rispettados, Uguales.

Mi sono fermato. Ho posato la mano sulla pietra ruvida. Ho pensato a te, a tutti quelli che sono passati di qui e hanno letto questo verso, a quelli che l'hanno voluto incidere, lasciando un pezzo della loro anima. "Figli di un simbolo", di un popolo che vuole dignità e unità.

Non è solo una poesia; è un'eredità. È il sangue che scorre nelle vene di questa terra, la voce di chi non vuole e non deve chinare la testa. Ho sorriso. Forse è per questo che torno sempre, perché qui, tra le rovine e i sassi, trovo sempre la mia identità, il mio posto sotto "un'insigna" che non è bandiera né stemma, ma l'ideale di una libertà autentica.

La strada continuava a salire. Mi sono incamminato, ma ora non ero più solo. Sentivo il passo di Peppino Mereu al mio fianco, e il mio era più leggero. Liberos, rispettados, uguale S.

La mano mi scivolò sulla pietra fredda, mentre le parole del poeta vibravano ancora nella mia mente: "Senza distinziones curiales devimus esser, fizzos de un'insigna, liberos, rispettados, uguales". Non era solo un verso sardo, non era solo la protesta di un'isola. Era un'eco, un sussurro potente che attraversava i secoli e i mari.

Mi ritrovai a pensare ai grandi ideali che hanno plasmato il mondo, e il richiamo mi colpì con la forza di una rivelazione: Peppino Mereu, poeta di queste montagne, non faceva che urlare in sardo i principi immortali della Rivoluzione Francese.

L'Eco della Libertà

La richiesta "liberos" non era una semplice aspirazione; era la traduzione pura di Liberté. Stavo leggendo, scolpito nella roccia di Funtana Idda, l'appello universale a scrollarsi di dosso il giogo, a vivere senza l'arbitrio di un potere imposto. Quella libertà che, nel 1789, aveva abbattuto le mura della Bastiglia, qui prendeva la forma della dignità contadina contro il sopruso del latifondo e delle caste.

Uguaglianza Senza Distinzioni

Ma fu soprattutto l'Uguaglianza a illuminare la frase. Il cuore del verso era tutto lì: "Senza distinziones curiales... uguales". Senza distinzioni di casta, uguali. Era il ripudio totale e assoluto dell'Ancien Régime, la stessa furia contro i privilegi che aveva guidato i rivoluzionari francesi ad abolire i diritti di nobiltà e clero



. La pietra mi parlava di una giustizia in cui ogni uomo e donna nasce e resta uguale nei diritti, un ideale talmente radicale, eppure così fondamentale, da non poter invecchiare mai.

La Fratellanza dell'Insigna

Infine, la Fratellanza. Mereu non usava il termine, ma lo invocava con "devimus esser, fizzos de un'insigna" e "rispettados". Non si può essere davvero liberi e uguali senza riconoscersi come fratelli, figli dello stesso destino e di un unico simbolo ideale. Essere "rispettati" significa non solo ricevere onore, ma essere visti con la dignità dovuta a un pari, in una solidarietà che è la vera essenza della Fraternité.

Quel mattone di pietra, sotto il sole della Sardegna, non era un monumento locale. Era un manifesto universale, un filo diretto teso tra la passione di un poeta sardo e gli ideali che hanno ridisegnato la mappa politica del mondo.

Ho respirato a fondo. Non stavo solo visitando un paese; stavo toccando con mano la storia delle idee. E in quel momento, mi sono sentito parte di qualcosa di immenso, un figlio anch'io di quell'insigna, come tutti quelli che hanno sognato e sognano un mondo più libero, rispettato e uguale.

Ho lasciato la lapide e ho proseguito la mia salita. La casa diroccata, lassù, non sembrava più solo un rudere, ma una sentinella che vegliava su quegli ideali.

 

 


mercoledì 8 ottobre 2025

Casa Sulis Mascia: Un Tuffo nel Passato di Tonara


di Alusac Eleirbag

Qualche tempo fa, ho avuto il piacere di visitare un luogo speciale nel cuore della Barbagia, a Tonara, nel suggestivo rione di Arasulè: la Casa Sulis Mascia. Non è un museo come tutti gli altri, ma un vero e proprio 

"tuffo nel passato", come recita il loro motto.

Sono rimasto profondamente colpito dall'attenzione e dalla cura con cui è stato allestito questo piccolo gioiello espositivo. In uno spazio raccolto, due sole stanze, hanno saputo condensare un intero mondo, una storia che rischiava di svanire, quella della comunità Tonarese.

La Memoria degli Oggetti: Ricordare per Vedere Meglio il Presente

La Casa Sulis Mascia si presenta come una preziosa raccolta di oggetti e documenti della vita quotidiana e lavorativa di genitori, nonni e zii, che raccontano e documentano la loro storia e quella della comunità Tonarese e non solo.

L'obiettivo, come ci spiegano, è chiaro: "RICORDARE IL PASSATO PER VEDERE MEGLIO IL PRESENTE".

È un'esperienza che va oltre la semplice esposizione di reperti. Mentre mi aggiravo tra i ricordi, ho pensato: è un posto in cui chiunque può trovare una risposta a domande che spesso ci facciamo sui "tempi andati".

·      Vuoi vedere come si vestivano le donne negli anni '50? Ci sono i vestiti eleganti e i cappelli che Giovannina e Orsola vendevano nel loro negozio di merceria in via Sant'Antonio.

·      O magari come lavorava il falegname di una volta? Ci sono gli strumenti e i documenti che ne testimoniano l'abilità artigianale.

·      O ancora, sapere come gli americani hanno aiutato la Sardegna nel dopoguerra? Troverai documenti storici che aprono uno squarcio inaspettato sui legami internazionali di questo piccolo paese.

È un viaggio affascinante, dove le vecchie cartoline inviate da Tonara in tutto il mondo, le penne e i quaderni diventano piccole capsule del tempo. Un vero e proprio tuffo nel passato di una Tonara che non c'è più, ma che continua a battere forte nel cuore dei suoi abitanti.

Un Cuore che Batte nel Centro Storico

Visitare questo luogo è un'esperienza intensa. Ogni oggetto è una piccola capsula del tempo che risveglia la curiosità e l'emozione. Non si tratta solo della storia di una famiglia, ma della storia di un intero paese. Pescare tra questi ricordi, come suggeriscono gli stessi curatori, è un modo sicuro per emozionarsi.

La Casa Sulis Mascia non è solo un museo da vedere, è un racconto da ascoltare e un'emozione da vivere. Un esempio splendido di come la memoria privata possa diventare un patrimonio prezioso per tutta la comunità e per i visitatori che cercano l'anima più autentica della Sardegna.

Info Utili per la tua Visita

La Casa Sulis Mascia si trova a Tonara (NU) in via Eleonora 8, nel rione Arasulè.

Importante: Ricorda che le VISITE SONO SU PRENOTAZIONE. Se sei interessato, ti basta contattarli per sapere quanto prima quando puoi fare il tuo personale "tuffo nel passato".

Se siete in Barbagia, non perdete l'occasione di visitare questo luogo che, in un piccolo spazio, custodisce un mondo di grande significato.

E tu, quale storia o oggetto del passato vorresti riscoprire? Fammelo sapere nei commenti!

 

 

lunedì 6 ottobre 2025

Tonara Blog: vent’anni di racconti dal cuore della Barbagia e del Mandrolisai


di alusac eleirbag

 Ci sono luoghi che non si limitano a essere “un punto sulla mappa”, ma che raccontano storie, custodiscono tradizioni e profumano di identità. Tonara è uno di questi luoghi.

Ed è proprio da qui, vent’anni fa, che nacque Tonara Blog: uno spazio digitale creato per dare voce al paese e alle sue radici, per raccontare le persone, le stagioni e le trasformazioni di un borgo che non ha mai smesso di vivere, lavorare e reinventarsi.

Un blog che racconta la Barbagia di Belvì e il Mandrolisai

Nel tempo, Tonara Blog ha ampliato il suo sguardo, aprendosi all’intero territorio della Barbagia di Belvì e del Mandrolisai, un’area ricca di storia, cultura e tradizioni condivise.
Non a caso, il suo sottotitolo recita:

“Barbagia di Belvì e del Mandrolisai: Carrafàulas, istòrias, usàntzias.”

Un motto che è già un progetto culturale: quello di raccontare la vita, le parole, gli usi e i costumi di un’area che comprende alcune tra le comunità più autentiche e vitali della Sardegna — Tonara, Aritzo, Sorgono, Desulo e Belvì.
Nel corso degli anni, il blog ha ospitato i contributi di studiosi, ricercatori e appassionati, tra cui il professor Nino Mura, il dottor Bruno Casula e numerosi altri autori che hanno contribuito a costruire un archivio di memoria e cultura viva.

Tonara, paese del torrone e dei campanacci

Tonara è conosciuta in tutta la Sardegna come il paese del torrone, un dolce simbolo di artigianalità e identità, che unisce miele, mandorle e nocciole in una tradizione che si tramanda da generazioni.
Oggi i torronai tonaresi portano la loro arte oltre i confini dell’isola, diffondendo un prodotto che è insieme cultura, storia e sapore.

Ma Tonara non è solo torrone.
È anche il paese dei campanacci — is sonaggios.
Unica in Sardegna, la comunità tonarese vanta una secolare tradizione nella fabbricazione artigianale delle campane per le greggi di pecore e capre e per le mandrie di mucche che pascolano in tutta l’isola.
Questi strumenti, nati per accompagnare la vita pastorale, hanno assunto nel tempo un valore culturale e simbolico, diventando protagonisti dei carnevali sardi e delle maschere tradizionali come i Mamutones di Mamoiada e i Merdules di Ottana, che da Tonara acquistano le loro campane.
Un suono che è insieme richiamo, ritmo e identità collettiva.

Un territorio antico e verde

Situata tra boschi di castagni, lecci e sorgenti perenni, Tonara si adagia tra i rioni storici di Arasulé, Toneri e Teliseri, a cui negli anni Sessanta si è aggiunto Su Pranu, sorto sul territorio dell’antico borgo di Ilalà.
La sua storia affonda le radici nella preistoria: le domus de janas di Is Forreddos, i resti nuragici di Su Nuratze e le citazioni nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado testimoniano una presenza umana continua e ricca di tracce culturali.

Economia, turismo e futuro

Il tessuto economico tonarese ha saputo adattarsi nel tempo.
Accanto alla produzione artigianale del torrone e alla fabbricazione dei campanacci, continua lo sfruttamento sostenibile del patrimonio forestale, incentrato sul castagno e sulla produzione di legna da ardere.
Negli ultimi anni, cresce anche l’interesse per il turismo montano, che trova a Tonara e nei paesi del Mandrolisai un volto autentico, lontano dai circuiti più battuti, ma ricco di esperienze, silenzi e natura.

Un clima e una natura che parlano di autenticità

Con i suoi inverni innevati e le estati fresche, Tonara offre un paesaggio che muta con le stagioni: un ambiente dove il castagno domina, i funghi pregiati come l’ovolo buono e il porcino nero abbondano, e tra i rami volano l’astore e la poiana di Sardegna.
È un piccolo mondo montano, dove la natura non è sfondo ma protagonista.

Tonara Blog oggi: la memoria che continua

Dal suo primo post del 2005 a oggi, Tonara Blog ha rappresentato una finestra aperta sulla vita del paese e della sua gente.
Oggi, con il rilancio del progetto, il blog si rinnova per continuare a essere uno spazio di memoria, cultura e partecipazione, dedicato non solo a Tonara ma a tutta la Barbagia e al Mandrolisai.

Un luogo digitale dove le carrafàulas (i racconti), le istòrias (le storie) e le usàntzias (le tradizioni) trovano voce e si tramandano, nel segno di una Sardegna viva, che non dimentica le proprie radici ma le trasforma in futuro.

Perché Tonara e la sua Barbagia non sono solo luoghi:
sono suoni, sapori e memorie che continuano a raccontarsi, passo dopo passo, voce dopo voce.


domenica 21 settembre 2025

La vendemmia con Giorgio nelle vigne del MANDROLISAI


.

 di Alusac Eleirbag

Siamo arrivati presto io e Antonietta. Giorgio era già sveglio, il mio nipotino, figlio di Sara e Yuri. Ci aspettava nel giardino di casa, e aveva in braccio l'ukulele che gli ho regalato, come se fosse un adulto, anche se non ha ancora compiuto due anni.

Nel giardino, Tonino era già all'opera con suo figlio per preparare "su porceddu", il tipico arrosto sardo. Aveva già acceso il fuoco, una lunga trincea piena di braci e legna di leccio, e stava posizionando i primi pezzi di carne, preparandoli per la cottura.

Accompagnato da Luigi, mi sono incamminato verso il vigneto. I ragazzi stavano già riempiendo le cassette di uva, tagliando i grappoli in modo perfetto e regolare. Le cassette verdi erano sparse tra i filari, alcune già piene di uva nera matura, pronta per essere raccolta. A darci una mano c'erano anche Ester, la mamma di Yuri, le sue sorelle Zelda e Veronica, e poi Alessandro, Pietro e Franco, che si uniscono a noi ogni anno. In lontananza, il sole creava un suggestivo bagliore che sottolineava la splendida giornata. Il vigneto si estendeva su un fianco di una collina, con filari di viti che seguivano il pendio. Il terreno era arido e un po' roccioso, e in lontananza si vedevano colline e montagne, con alberi sparsi, un paesaggio tipico dell'entroterra sardo.

Come ogni anno, discutevamo dei problemi legati alla siccità e alle difficoltà delle aziende agricole. Arrivati a mezzogiorno, con Antonio, il nonno di Yuri, ci siamo fermati per un piccolo spuntino. Poi, finalmente, siamo tornati in paese per gustare le carni cucinate da Tonino e da suo figlio.

È stato allora che ho visto il grande fuoco, con i pezzi di carne montati su spiedi e aste di metallo. Il porceddu, con la cotenna già dorata e croccante in alcuni punti, stava cuocendo a puntino. Non solo abbiamo mangiato il delizioso porceddu, ma abbiamo anche assaggiato un ottimo cinghiale in umido. Il tutto è stato accompagnato da un'abbondanza dei nostri vini caratteristici: il Krabone, Ventuno e Centro. Questi tre vini sono i fiori all'occhiello della cantina "Vigne Centro", il cui nome, appunto, sta a indicare le vigne del centro Sardegna.

La vendemmia del 2025 si è dimostrata meno significativa per la nostra azienda "Vigne Centro" rispetto a quella del 2022, ma promette di dare vita a un vino che rimarrà negli annali di questo rito autunnale nel MANDROLISAI, la regione del centro Sardegna che si estende da Tonara, Sorgono, Meana

​Il confine invisibile della longevità: cos’è davvero la Blue Zone sarda. Il caso Tonara e le terre di mezzo

Quando si parla di centenari e di elisir di lunga vita, l’immaginario collettivo corre subito alla Sardegna. Si pensa a una terra quasi mag...